Isola Rock 2018: report e foto della prima giornata!

Vi raccontiamo la prima serata dell’Isola Rock 2018, svoltasi lo scorso 11 Maggio al Palariso di Isola della Scala (VR). Una nuova edizione con Strana Officina, J.C. Cinel, Crimson Dawn, Kalidia e MonnaLisa

Puntuale come un orologio svizzero, torna l’appuntamento annuale con Isola Rock. Con l’arrivo di questa nuova edizione, la primavera porta con sé anche aria di novità: in primo luogo, dalla prestigiosa Villa Boschi che per anni ha ospitato l’evento veneto ci si sposta di pochissimi chilometri e si passa direttamente al Palariso, struttura che quest’anno si è fatta carico di ospitare la manifestazione per permettere una maggior sicurezza agli spettatori che, in questo modo, potranno godere di un concerto live evitando le inusuali temperature infernali del mese di agosto ed inaspettati acquazzoni dell’ultimo minuto! Proprio gli acquazzoni sembrano voler inaugurare questa nuova edizione: sebbene il meteo avesse preannunciato condizioni metereologiche favorevoli, alle porte di Verona ci attendono vere e proprie bombe d’acqua accompagnate da una serie di grandinate cospicue che, fortunatamente, andranno a rallentare sempre di più nel corso della serata… ma si sa, i veri metalhead non si fanno fermare da niente e nessuno, tanto meno da disastri naturali!

Monnalisa
Sono circa le 18:35 quando al mio arrivo all’interno del Palariso si stanno ultimando gli ultimi soundcheck prima della grande partenza. Da lì a breve saranno i veronesi Monnalisa ad aprire le danze di questa prima giornata. Il quartetto capitanato dal tastierista/vocalist Gio’ Olivieri presenta nel corso di appena mezzora una manciata di brani tratti dal primo lavoro discografico della band, “In Principio”, uscito lo scorso anno e in procinto di festeggiare il suo primo anniversario. Suoni puliti e padronanza tecnica veramente degni di tenere testa anche ai grandi della scena sono le carte vincenti di questa giovanissima band fautrice di un progressive/rock che molto sembra richiamare quelle sonorità tanto care agli anni ’70. I brani, presentati interamente in lingua italiana, rendono la proposta del quartetto veronese ancora più intrigante. Poco, effettivamente, è il tempo messo a disposizione della band che ha saputo comunque presentare uno show di grande impatto, nonostante la grande responsabilità di vestire i panni dell’opening act di una serata che, nel complesso, presenterà un bill piuttosto omogeneo e adatto anche a coloro che non sono poi così tanto avvezzi a questo tipo di sonorità.

Setlist: Specchio / Segreto Di Un’Alchimista / Catene / Infinite Possibilità / Oltre / Viaggio Di Un Sognatore

Kalidia
Un rapido cambio palco ci preannuncia l’arrivo dei Kalidia, pronti ad infondere quel pizzico di carica in più agli astanti già disposti lungo la transenna in attesa di vedere i toscani accendere i motori. La band, capitanata dall’energica Nicoletta Rossellini, parte in quinta sulle note di “Frozen Throne”, per poi passare alla celebre “Reign Of Kalidia”, presentata con grande vitalità prima del fatale disastro: in corso d’opera, infatti, la band deve affrontare un piccolo problemino tecnico che, purtroppo, mette momentaneamente in panchina il chitarrista Federico, costretto, quindi, a risolvere l’inghippo in tempi abbastanza modesti, ma si sa! Il bello di uno show è anche questo: aspettare l’inaspettabile! La stessa Nicoletta, seppur inizialmente seccata, non si lascia scoraggiare dal brutto inconveniente e cerca di mantenere viva l’interazione con gli astanti, cercando di colmare il vuoto con qualche battutina e dolce sorriso. Ripristinato il collegamento e le spie dello strumento, il chitarrista torna a calcare il palcoscenico e, tra un sorriso e l’altro, lo show riprende vita esattamente da dove lo avevamo lasciato. Trenta sono i minuti concessi al combo toscano per presentare alcuni brani tratti dall’ultimo lavoro in studio, “Lies’ Device”, di cui menzioniamo le canzoni più coinvolgenti, come l’omonima titletrack e “The Lost Mariner”. Chiusura affidata a “Black Magic” che conclude un buonissimo set, parzialmente penalizzato da alcuni piccolissimi inconvenienti ma che, nel complesso ha presentato una band che, personalmente, inviterei a seguire.

Setlist: Frozen Throne / Reign of Kalidia / Circe’s Spell / The Lost Mariner / Lies’ Device / Midnight’s chant / Black Magic

Crimson Dawn
Dalle melodie symphonic power metal dei Kalidia si cambia registro grazie all’entrata sul palco dei milanesi Crimson Dawn e si passa ad un doom metal più cupo e malinconico. Sei figure incappucciate sono in attesa di rilasciare le loro sonorità più tenebrose dal sapore vagamente esoterico e solo con l’ingresso di Antonio Pecere, avvolto da un lungo mantello di velluto viola, lo show dei Crimson Dawn prende finalmente forma. “Tower Of Sin” da vita ad un oscuro rituale dal forte impatto scenografico, che da subito ammalia ogni singolo astante. Sono passati circa due anni da quando la sottoscritta vide per la prima volta il sestetto lombardo in occasione dell’Acciaio Festival e, proprio in quella sede, fui positivamente colpita dalla prestazione della band, tanto che ai tempi suggerii ai lettori una maggiore attenzione volta a questi musicisti. Due anni dopo, ancora fiduciosa dei miei suggerimenti, mi ritrovo a constatare nuovamente ciò che avevo precedentemente consigliato: sebbene il live offerto in questa nuova sede si sia rivelato ancora una volta davvero intrigante, sarebbe stato più opportuno da parte del pubblico fornire una partecipazione più rilevante. Tuttavia, lo scarso coinvolgimento non ha scalfito la band, la quale, nel corso dei trenta minuti messi a propria disposizione, è stata capace di offrire uno show coinvolgente che, purtroppo, avrebbe potuto meritare molto più interesse.

Setlist: Tower Of Sin / The Skeleton Key / Black Waters / Agarthi / Crimson Dawn

J.C. Cinel
Il vero punto di forza di questa prima giornata del festival è l’omogeneità: come citato pocanzi, il bill quest’anno offre una varietà musicale molto interessante, volta, appunto, ad appagare le esigenze di un pubblico sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Terminata la parentesi doom dei metallers lombardi, è il turno di J.C. Cinel. Questo nome potrebbe effettivamente suonare nuovo per la maggior parte degli astanti presenti al Palariso, ma in realtà l’artista emiliano è musicalmente attivo da oltre 20 anni ed è noto ai più per le sue partecipazioni in band del calibro di Wicked Minds e Jimi Barbiani Band. Una sciarpa legata all’asta del microfono e un’attitudine molto glam sono gli elementi essenziali di questo nuovo live show: accompagnato da musicisti di tutto rispetto, tra i quali si riconosce lo storico batterista dei Secret Sphere nella figura di Marco Lazzarini, JC Cinel fa il proprio ingresso sul palco portando con un sé un’aria di freschezza e presenta alcuni estratti della propria discografia con un’energia e una carica davvero invidiabile. La proposta musicale del compositore piacentino, ribattezzato amichevolmente “il Coverdale italiano” da alcuni personaggi disposti lungo la transenna, sembra strizzare l’occhiolino al blues di matrice statunitense, nonostante le radici dell’artista italiano affondino perlopiù nel southern rock: prestando attenzione alla proposta del musicista, il richiamo più immediato è legato ai carissimi Black Crowes, sebbene il biondo vocalist offra un’interpretazione molto più personale che, in un’ora appena, è stata in grado di sorprendere anche gli spettatori più scettici. J.C. Cinel, quindi, si è rivelato una vera scoperta che merita di essere gustata e approfondita di giorno in giorno e che, di conseguenza, sento di consigliare in particolar modo a chi è avvezzo a questo genere musicale.

Setlist: non pervenuta

Strana Officina
Il nome Strana Officina non ha certamente bisogno di presentazioni. La storica band italiana, prossima ormai a festeggiare il suo 40esimo anniversario, torna dopo una serie di live show tenuti nel nostro paese ed è pronta a rilasciare tutta la sua potenza sul palco del Palariso. Molte, infatti, sono le persone accorse ad Isola Della Scala unicamente per prendere parte all’incendiario live show che i nostri avranno modo di presentare questa sera, così come tanti sono i ragazzini e gli adolescenti che, con fierezza, sfoggiano le magliette della band per garantire a Bud Ancillotti e ai suoi compari una dedizione e un supporto che raramente si vede ancora oggigiorno. Sulle note di “Profumo di Puttana” e “Vai, vai”, la band dà fuoco alle polveri e presenta un set infuocato che farà la felicità di grandi e piccini. Dario “Kappa” Cappanera, vero entertainer della serata, si rivela una vera molla umana: con la sua chitarra, infatti, regala assoli di fuoco e saltella da una parte all’altra del palco, sfogando il proprio entusiasmo e concedendosi persino qualche smorfia e posa “studiata” per i fotografi sottopalco; anche Bud Ancillotti non sembra essere da meno: il cantante toscano sfoggia una presenza scenica notevole, incitando a più riprese un pubblico che sembra essere letteralmente rapito dai suoi gesti, dalle sue movenze e dal suo innato carisma, tanto che la maggior parte dei presenti intona ogni singola nota di ciascun brano che compone questa nuova scaletta.

Degno di menzione il ringraziamento che lo stesso Bud rivolge ad uno dei suoi figli, ricordando la nascita del brano che sarebbe stato presentato da lì a breve, dedicandolo proprio ad una delle sue due creature: ecco, quindi, arrivare “Bimbo” che scatena ancora di più gli animi già caldi degli spettatori che, nel corso di un’ora e venti circa, ripercorrono insieme ai nostri quasi 40 anni di carriera bella consolidata e si abbandonano alle emozioni più travolgenti: dalla commozione di “Autostrada Dei Sogni” alla grinta di “Difendi La Fede” e ancora al frenetico entusiasmo di “Sole, Mare, Cuore”. Un set perlopiù basato sui grandi classici della band che, a distanza di 40 anni, riescono ancora a far breccia nel cuore della solida fanbase del combo toscano: impossibile, infatti, non intravedere quanta esaltazione trasudasse da tutti i fan presenti, tanto che l’atmosfera si è letteralmente surriscaldata in tempi celerissimi. La band italiana è amata e questo i nostri lo sanno molto bene! Tra ringraziamenti e standing ovation, gli Strana Officina si apprestano a salutare il proprio pubblico con un epilogo di tutto rispetto, “Officina”, e si congedano elegantemente per poi concedersi nella zona riservata al merch per scattare le classiche foto di rito e firmare qualche autografo.

Si conclude così la prima giornata di Isola Rock che, come si diceva, ha riservato un bill molto più che nutrito e interessante che, nel corso di sette ore, è riuscito a portare su un unico palco tanti svariati generi musicali, dal prog all’epic metal, per poi passare dal doom al heavy, che hanno reso la prima parte di questo evento ancora più caratteristico ed intrigante. Sebbene la prima giornata fosse caduta di venerdì, quindi giorno lavorativo, è curioso vedere come alcune persone, incuranti delle condizioni metereologiche e della stanchezza probabilmente dovuta al lavoro, si siano comunque presentate con il solo ed unico scopo di divertirsi, godere di un momento di condivisione e, ovviamente, dare il proprio supporto ad un evento benefico che, dopo 13 anni, è ancora in grado di presentare alcune delle migliori realtà nostrane e, allo stesso tempo, fare una buona azione per rendere felici chi ne ha veramente bisogno. Segno, questo, che il metal e la buona volontà portano sempre a qualcosa di buono, ma d’altronde, si sa, la musica è in grado di fare anche questo!

Setlist: Profumo di puttana / Vai, vai / Sole, mare, cuore / Non finirà mai / Bimbo / Ricordo di lei / Vittima / Non sei normale / Luna Nera / Piccolo uccello bianco / Difendi la fede / Autostrada dei sogni / Viaggio in Inghilterra / Officina

Di seguito è possibile rivivere alcuni momenti della prima serata attraverso dei bellissimi scatti!

Report e foto di Arianna Govoni

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Strana Officina

J.C. Cinel

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Crimson Dawn

Kalidia

MonnaLisa

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Il popolo dell’Isola Rock 2018

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