Isola Rock 2018: foto e report della seconda giornata!

Vi raccontiamo l’Isola Rock 2018 al Palariso di Isola della Scala (VR). La seconda serata (12 maggio 2018) con Labyrinth, TeodasiA, Deathless Legacy, Shadygrove, Venus Mountains, Orphan Skin Diseases, Moonolith e New Way Out!

Acquazzoni e bombe d’acqua sembravano aver finalmente ceduto il passo a condizioni metereologiche più favorevoli e meno avverse: in questa seconda e ultima giornata di Isola Rock il sole, infatti, è il vero padrone assoluto e Isola Della Scala si risveglia circondata da un clima più temperato e meno ostile. Date le ottime premesse, quest’ultima giornata di festival sembra già ricaricare positivamente le batterie in procinto di regalare un bill molto più nutrito e variegato: otto sono, infatti, le band che vanno a comporre la seconda giornata di quest’edizione corrente, una giornata che appagherà, come vedremo a fine serata, quel target ‘metallaro’ sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove band da scoprire.

(qui foto e report della prima serata)

New Way Out
Con un ritardo di appena mezzora sulla tabella di marcia, i New Way Out fanno il proprio ingresso sul palcoscenico del Palariso pronti a rilasciare quella grinta e quell’euforia pronte ad esplodere e a “investire” tutto il pubblico, da sempre molto esigente ma altresì curioso quando si tratta di entrare in contatto con le nuove leve. Autore di un modern metal che perlopiù basa la propria proposta musicale su riff granitici e aperture melodiche molto interessanti, il quintetto veronese si presenta bello fiero e determinato a catturare l’attenzione dei pochi astanti già disposti lungo la transenna, i cui visi appaiono incuriositi dal genere proposto in questa sede live. Purtroppo, forse complice l’apertura anticipata dell’ingresso che non ha agevolato facilmente la presenza di molte più persone, sono pochi effettivamente gli spettatori presenti all’interno della sala, ma si sa, durante il weekend difficilmente si riescono ad ottenere i permessi lavorativi o comunque è arduo raggiungere località non propriamente accessibili a tutti.

Questo, però, non ha demoralizzato la giovane band che, nel corso di appena 30 minuti, è stata in grado di offrire una scaletta energica e molto interessante e ha saputo sfoderare un entusiasmo e una padronanza tecnica lodevole: in particolar modo il cantante Michele Cestari si è reso protagonista di una performance molto avvincente e ha saputo dimostrare che anche una band che sta muovendo i suoi primi passi all’interno del panorama musicale può tenere testa anche ai grandi della scena e che non necessariamente bisogna avere un curriculum d’eccellenza per sapere regalare uno show di tutto rispetto!

Setlist: Oblivion / Runaway / Change The Future / The Gamer / Angel Of Disgrace / Lost In My Dark Dream

Moonolith
Diciamocelo: spesso e volentieri i metalheads sentono questa “impellente” esigenza di dover criticare qualsiasi band che popola la scena per i motivi più assurdi e totalmente fuori luogo o, addirittura, privi di qualsiasi fondamenta. È bello, però, poter confermare che anche l’Italia ha ancora qualcosa da dire, ma soprattutto da dimostrare: gli “space metallers” Moonolith, infatti, ne sono la prova vivente! Lo space metal, forse, potrebbe sembrare nuovo a molti individui, ma ricordiamo che questa corrente, se proprio vogliamo essere sinceri, era già stata associata ai grandi Pink Floyd o eventualmente agli Hawkwind, proprio perché furono le prime band ad esplorare quel tipo di sonorità “cosmiche”. Oggi giorno questo filone “nuovo” tende a sconfinare maggiormente verso lidi più psichedelici e soluzioni generalmente adottate dai gruppi shoegaze e post rock. I Moonolith, però, non attingono da questi mostri sacri, piuttosto la loro soluzione musicale sembra essere fortemente ispirata da giganti quali Periphery o The Dillinger Escape Plan.

L’occasione, quindi, si presenta ghiotta per poter gustare dal vivo questa nuova testimonianza live, dove i nostri presentano al pubblico un assaggio del loro primo lavoro, “Adrift”. Il feedback del pubblico da subito appare molto buono, tant’è che sui volti degli spettatori si legge un evidente interesse e una grande voglia di approfondire una materia che, attualmente, è decisamente sconosciuta ai più. Ottima è la prestazione offerta dal quartetto veneto, dove a spiccare per bravura e un incredibile carisma è il frontman Manuel Sicchirollo, autore di un’esibizione contenuta ma essenziale: infatti, il vocalist non conferisce troppi intermezzi o dialoghi al pubblico, forse perché l’emozione a volte è birichina e porta a concedersi distrazioni non necessarie.

Assistere a questa parentesi galattica si è rivelata molto stimolante, in quanto i nostri hanno dato prova che non bisogna necessariamente essere emulatori della band più famosa di turno per potersi ritagliare uno spazio in una scena che, quotidianamente, diventa sempre più esigente e competitiva.

Setlist: non pervenuta

Orphan Skin Diseases
Dopo la parentesi cosmica fornitaci dai Moonolith, si passa ad un genere più alla portata di tutti grazie all’intervento degli Orphan Skin Diseases. Pochissime sono le informazioni utili a presentare la band al pubblico, così come pochi sono i personaggi che, invece, hanno dato dimostrazione di essere ottimamente a conoscenza di questo quintetto, pronti a dare il proprio supporto a questa band. Determinazione è la parola chiave attribuibile alla band che, per l’occasione, si presenta con sguardo fiero e risoluto. Nel corso del tempo messo a propria disposizione, la band snocciola alcuni brani tratti dal loro primo album, “Dreamy Reflections”, in uscita a breve e da subito si denotano alcuni particolari che colpiscono positivamente l’ascoltatore, come ad esempio la lucidità e la concentrazione che contraddistinguono i due cantanti, completamente assorbiti dalla musica, le cui voci in questa prova dal vivo ben si contrastano l’una all’altra e regalano un’esibizione esemplare.

Setlist: non pervenuta

Venus Mountains
C’è chi, invece, il famoso detto “fuoco alle polveri” sembra quasi prenderlo in maniera letterale. Con un ingresso trionfale che vede, appunto, l’utilizzo di una specie di lanciafiamme molto scenico posto sugli strumenti, i Venus Mountains portano sul palcoscenico del Palariso una ventata di freschezza e del sano entusiasmo che, da subito, accendono maggiormente gli animi degli spettatori, alcuni accorsi appositamente per dare il proprio supporto a questi ragazzi bresciani, tanto che molti sono i ragazzi e le ragazze che sfoggiano fieramente le magliette dei venusiani. L’hard rock dei nostri, che ad alcuni tratti sembra omaggiare chi ha contribuito a rendere sacro questo genere musicale, colpisce positivamente gli astanti, carichi ed entusiasti di poter godere di una performance molto concitata.

Stefano “Frax” Pezzotti, leader e cantante del combo bresciano, è il vero mattatore della serata e offre un set bello pieno, energico, che scatena letteralmente ovazioni ed entusiasmi irrefrenabili, tanto che in mezzo al pubblico si intravedono personaggi intenti a cantare ogni singolo brano di questo live show. Nei soli 45 minuti messi a disposizione, la band ripercorre la propria discografia presentando una scaletta variegata che, ovviamente, dà spazio anche all’ultima release della band, “Black Snake”, uscita a febbraio di quest’anno. Attitudine rock e grinta sono le caratteristiche principali dei venusiani, resisi autori di una performance trascinante all’insegna del divertimento più sfrenato. Poche sono oggigiorno le band ancora in grado di coinvolgere un pubblico sempre più affamato di innovazione, di conoscenza e di condivisione. Una vera scoperta per chi, come la sottoscritta, si attiene proprio a questa continua ricerca. Una band che, nel suo piccolo, in appena tre quarti d’ora è stata in grado di appagare i palati più esigenti e coinvolgere anche i fan più scettici.

Obiettivo centrato, quindi, per i Venus Mountains che, in un colpo solo, hanno guadagnato nuovi seguaci e hanno confermato come anche il rock non è morto, ma anzi, è più vivo che mai e loro ne sono la piena dimostrazione!

Setlist: Rock City / Black Snake / We Are Coming From BS / In The Jail / JJ The Cowboy / RNR Burning / Hammer / Venus / Night Of Fire / Down To The Rainbow

Shadygrove
Si menzionava pocanzi la mancanza di band che vogliano veramente distinguersi dalla massa in un panorama diventato ormai sempre più congestionato e condizionato da quei gruppi che, privi di originalità, tendono a emulare act arcinoti con la speranza di risultare loro stessi originali. Fortunatamente, però, ci pensano gli Shadygrove a confermare che il metal non è tutto lustrini e merletti e, soprattutto, non è tutto uguale! Terminata la sua esperienza con gli Evenoire, Lisy Stefanoni si è lanciata in un nuovo progetto musicale di tutto rispetto fortemente voluto dalla cantante bresciana che, da sempre, sente un legame affettivo verso quelle sonorità folk irlandesi e celtiche che incuriosiscono e affascinano. Culture, tradizioni locali musicali e sonorità acustiche hanno permesso agli Shadygrove di caratterizzarsi per una proposta musicale fresca e soprattutto coinvolgente. Queste, quindi, le premesse che ci conducono all’interno dell’universo degli Shadygrove.

La proposta sonora dei nostri, effettivamente, potrebbe essere facilmente accostabile ai Blackmore’s Night o, volendo azzardare un paragone più efficace, a Loreena McKennit, con un songwriting prevalentemente ricercato e basato su leggende e tradizioni europee che portano l’ascoltatore a vivere una specie di viaggio, che va dal Nord all’est Europa, alla ricerca di tradizione e spiritualità. Un viaggio che viene ripercorso anche in questa serata grazie all’esecuzione quasi integrale del debut album, “In The Heart Of Scarlet Woods”, uscito recentemente sul grande mercato internazionale. Un disco magico, sognante che ti porta a viaggiare con la mente e a vivere sulla propria pelle storie e racconti che si credevano fossero andati perduti e che, invece, grazie alla musicalità degli Shadygrove vivono ancora di luce propria. Una proposta interessante che meriterebbe tutto il supporto possibile perché, si sa, la musica è bella perché varia e la bellezza, l’intensità di un progetto simile va sempre supportata!

Setlist: Intro / Scarlet Wood / My Silver Seal / The Port of Lisbon / Eve Of Love / Cydonia / Let The Candle Burn / Mummer’s Dance / This Is The Night

Deathless Legacy
Chi, come la sottoscritta, è affascinata da proposte musicali di un certo spessore avrà goduto a pieno del fatto di poter gustare nuovamente una performance d’eccellenza di una delle band di punta del panorama nostrano, i Deathless Legacy. Diventati ormai una certezza e una garanzia sia a livello italiano, che europeo (ricordiamoci che i nostri hanno preso parte anche al prestigiosissimo Wacken Open Air dove hanno portato l’orgoglio italiano), la band capitanata dalla bravissima Eleonora “Steva” Vaiana torna questa sera a deliziarci con il suo horror metal portando on stage performance e rituali oscuri proprio per presentare l’ultimo, acclamatissimo disco, “Rituals Of Black Magic”. Reduci da alcuni concerti tenutosi lungo il territorio, i Nostri intrigano la metal audience presentando un set praticamente basato su quest’ultima e fortunatissima release, arricchita dal prezioso talento della performer Valentina Baccelli, il cui contributo artistico rende ancora più speciale ed esoterica una performance ricca di spunti.

Assistere ad un live di questa portata comporta una certa curiosità, ma soprattutto un’elevata attenzione: questo non è un concerto come tanti altri. Si tratta di una vera e propria performance teatrale, dove ogni brano acquisisce la propria efficacia e narra, tramite alcune esibizioni studiate a tavolino, la storia che si cela dietro ad ogni singola traccia. La magia dell’horror metal sta anche in questo, saper raccontare anche a fatti, dando sì potere alla musica e alle parole, ma anche al forte impatto visivo e scenografico e i nostri, in questo, sono dei veri maestri. Sebbene il genere proposto non fosse propriamente alla portata di tutti, il pubblico, sempre curioso e alla ricerca di cose nuove da scoprire, è rimasto positivamente colpito, tant’è che a fine concerto molti erano i ragazzini e gli adulti accorsi al banchetto del merch per accaparrarsi una copia del disco, segno, questo, che la curiosità non è solo donna e che il genere può essere compreso e gustato anche dai più piccoli.

Setlist: Rituals Of Black Magic / Vigor Mortis / Bloodbath / Ars Goetia / Haruspex / Litch / Dominus Inferi

Teodasia
Chi, come la sottoscritta, ha vissuto tutti i cambiamenti della scena italiana nel corso degli ultimi anni si ricorda molto bene l’esordio dei Teodasia. La band veneta, autrice di un symphonic metal, si è dovuta confrontare con molti cambi all’interno della formazione che ha visto ben due cantanti a voce femminile, Priscilla e Francesca, e uno dei vocalist maschili migliori che l’Italia potesse donarci, Giacomo Voli, affiancato recentemente dalla bella Chiara Tricarico, nota ex frontwoman dei Temperance. Un cambiamento che, nel corso del tempo, ha permesso alla band di interfacciarsi in una scena musicale molto affollata e sempre più competitiva. Il tempo, la dedizione e la costanza, seguiti da una forte determinazione nel voler far conoscere al mondo la propria musica, ha permesso ai nostri di rientrare nelle band più seguite e note del panorama nostrano e, con grossa sorpresa di chi scrive, devo ammettere che tutto questo lavoro ha dato grossi frutti. Curiosa di vedere per la prima volta questa rinnovata formazione, durante il corso della serata scopro ahimé di ipotetici rumours riguardanti un definitivo abbandono di Voli, probabilmente a causa degli impegni del vocalist mantovano con i “suoi” Rhapsody Of Fire e della volontà di quest’ultimo nel voler portare avanti anche la sua carriera solista. Un fulmine a ciel sereno, come si suol dire… pertanto, conscia delle scoperte involontarie fatte qualche ora prima, parto con una sola intenzione: godermi uno show portato avanti da sei professionisti senza dare troppo importanza a simili voci.

Ciò che conta, alla fine dei conti, è proprio la musica. Sulle note di “Stronger Than You”, tutta la band esplode in un boato ruggente con Giacomo Voli sempre al top delle sue prestazioni, Francesco Gozzo visibilmente entusiasta e il resto della band concentrata sì sul proprio strumento, ma ugualmente desiderosa di trasmettere emozioni ad un pubblico visibilmente eccitato. La presenza scenica e l’innato carisma della bella Chiara Tricarico dà quel tocco in più ad una performance magistrale che raggiunge il suo culmine durante l’esecuzione dei brani “Hollow Earth”, “Lost Words of Forgiveness”, dove Giacomo interpreta magnificamente le parti che su disco furono affidate all’amico e collega Fabio Lione e in chiusura “Temptress”. Uno show, questo, che nel giro di un’ora ha ripercorso le tappe fondamentali di una band partita da zero, conscia delle proprie possibilità e che è stata in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati in meno di pochi anni. Un obiettivo difficilmente raggiungibile da tante band odierne che, però, ha dato l’ennesima dimostrazione di come la dedizione spesso e volentieri porti ad affrontare degli ostacoli che si pensa essere insuperabili ma che, allo stesso tempo, conduca ad ottenere con costanza quei risultati sperati. I TeodasiA ne sono l’esempio lampante e, in attesa di rivederli a breve con la sola Chiara Tricarico alla voce (la conferma dell’abbandono di Giacomo verrà confermata solo il giorno successivo, ndr), auguriamo alla band di poter proseguire un percorso che avrà molto da regalare alla band.

Setlist: Intro / Stronger Than You / Ghosts / Temptress / #34 / Hollow Earth / Lost Words Of Forgiveness / Idols / Rise / Revelations

Labyrinth
A distanza di otto mesi dall’ultima volta in cui ho avuto il grande piacere di vederli sul palco del Live Club, i Labyrinth tornano più forti che mai pronti a regalare l’ennesimo show di qualità. Esattamente come accadeva in occasione del Metalitalia.com Festival, i Nostri anche in questa nuova prova live danno un’ulteriore conferma di quanto il metal in Italy sia ormai una garanzia. Roberto Tiranti, in una “nuova veste” che lo vede completamente rasato e privo della sua lunga, storica chioma, si presenta al massimo della sua forma fisica e vocale offre ai presenti uno show altissimo, magistrale, che, a più riprese, ha saputo addirittura regalare brividi lungo la schiena. La voce del cantante genovese, infatti, è nota per il suo registro vocale ampio e alto, tant’è che il falsetto di Tiranti è diventato leggenda e anche in questa occasione, gli astanti avranno modo di rimanerne incantanti e affascinati, soprattutto su alcuni dei brani che vanno a comporre la scaletta. Una setlist che, come avremo modo di attestare, non si distacca poi così tanto dall’ultima che i nostri hanno proposto proprio al Metalitalia.com Festival: infatti, nonostante la release di “Architects Of A God” sia uscita oltre un anno fa, la promozione del disco sta ancora andando avanti e per questo, la band presenterà si molti singoli estratti da questo album, ma avrà anche modo di offrire uno show più bilanciato che ripesca per l’occasione alcuni storici brani, quali l’immancabile “Moonlight”, uno dei brani preferiti della sottoscritta, e “Falling Rain”, per citarne alcuni.

Commovente è stato vedere un’intensa partecipazione da parte del pubblico: la maggioranza degli astanti presenti al Palariso questa sera è accorsa principalmente per vedere Olaf Thorsen e soci all’opera, tant’è che molti sfoggiano le magliette della band e quasi tutti cantato tutti i brani che compongono quest’ultimo set, cantandone ogni nota a squarciagola. È sempre bello vedere come il metal in Italy, in fin dei conti, non abbia veramente nulla da togliere alla scena europea, perché tutto sommato anche il nostro paese ha alcuni dei cantanti più validi ed importanti del panorama, accompagnati dalle band che hanno contribuito a fortificare e a rendere importante la nostra storia musicale… e i Labyrinth fanno parte di queste storiche band! La tredicesima edizione di Isola Rock si conclude con un finale di tutto rispetto e sulle note di “We Belong To yesterday”, i Labyrinth si congedano dal pubblico, per poi rendersi disponibile al rispettivo banchetto merch per firmare autografi e regalare foto ricordi a chi, appunto, ha sostenuto dalla band sin dagli inizi. Un’edizione, questa, molto ricca e variegata che nel corso delle due giornate ha saputo valorizzare sia le piccole realtà fresche di debutto che le storiche formazioni tricolore, sempre al top delle loro performance. Due giornate ricche di musica, divertimento e tante emozioni. Un’edizione che, nel suo tredicesimo compleanno, ha dato prova di come la musica, una delle arti e discipline più amate di sempre, possa regalare momenti di condivisione, gioia ed entusiasmo.

La musica, soprattutto utilizzata a fin di bene per scopi benefici, come nel caso di Isola Rock, ha saputo dimostrare che un lavoro di squadra, che non si limita agli organizzatori e a tutto lo staff, a cui indirizziamo tutto il nostro supporto e la nostra gratitudine professionale, fa davvero la forza: un evento come questo, che da sempre sostiene sia cause nobili come la beneficienza, che la musica stessa proposta in tutte le sue sfaccettature, merita certamente tutto il supporto possibile, perché oggigiorno è veramente difficile vedere persone mosse dalla determinazione e dalla passione mettersi in gioco per poter offrire un festival del genere. Uno dei pochi festival underground che, nel suo piccolo, riesce sempre a regalare grandi soddisfazioni, venendo incontro a tutte le esigenze del pubblico, dagli stand gastronomici alle vere e proprie performance sul palco, riuscendo perfettamente a mettere in piedi un evento che davvero in Italia riesce a fare la differenza. In fin dei conti, non occorre necessariamente chiamare band ultra-famose per poter godere di un buon festival: tutto ciò che conta è già a portata di mano, bisogna solo saperne fare buon uso! In attesa di poter godere nuovamente di una quattordicesima edizione, che sicuramente regalerà ulteriori soddisfazioni, non possiamo far altro che tenerci strette le emozioni, i ricordi e i bei momenti di condivisione vissuti in questi due giorni, con la speranza che i prossimi 12 mesi possano veramente volare in fretta e permetterci di ritrovarci nuovamente tutti quanti insieme per vivere la musica a 360°.

Setlist: Bullets / Moonlight / New Horizons / The Night Of Dreams / Lady Lost In Time / Still Alive / Heaven Denied / Thunder / Freeman / Architecture Of A God / Falling Rain / A New Dream / Someone Says / Die For Freedom / We Belong To Yesterday

(qui foto e report della prima serata)

Di seguito la serata raccontata attraverso gli scatti di Arianna Govoni.

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Labyrinth

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TeodasiA

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Shadygrove

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New Way Out

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