Intervista a Drakhen (Bloodshed Walhalla)

Da Sinistra verso Destra Drakhen e Jezolk con Matera sullo sfondo
Da Sinistra verso Destra Drakhen e Jezolk con Matera sullo sfondo

Dalla Svezia alla Basilicata, da Stoccolma a Matera. L’eco di uno dei gruppi che ha maggiormente influenzato il metal estremo degli ultimi trent’anni è arrivata fino all’ombra dei Sassi e ha contagiato Drakhen, al secolo Mario Di Pede, che dal 2006 con la sua one man band Bloodshed Walhalla porta avanti il proprio viking metal fortemente ispirato a sonorità bathoriane in cui ha anche realizzato alcune cover che sono finite in importanti ed internazionali compilation dedicate a Quorthon. Non mi lascio sfuggire l’occasione di essere a pochi chilometri da questa vera e propria chicca lucana e in una fredda giornata di Ottobre, proprio all’ombra dei sassi, incontro Drakhen.

Innanzitutto grazie per averci concesso quest’intervista. Su Facebook ho letto che la tua band è nata esattamente il 1° Novembre 2006 e quindi fra pochissimi giorni festeggerai il suo ottavo anno di vita. Domanda che quasi sempre pongo come prima: sei soddisfatto di come sta proseguendo la tua esperienza musicale, di quello che hai fatto finora?

Sono stupito di quello che sono riuscito a fare in questi anni. Non mi sarei mai aspettato un’accoglienza di questo livello dal pubblico del viking metal europeo ed internazionale. Cioè, io semplicemente mi diverto a suonare la mia musica, non ho una nessun grillo per la testa, mi diverto a suonare una determinata cosa e questo faccio. Però vedo che qualcuno mi ascolta e sono sinceramente contento di come sta proseguendo il progetto.

Tra l’altro io ti ho conosciuto da alcuni commenti trovati nei forum. Quando si parla di Bathory esce1 sempre fuori il tuo nome…

Tu non immagini come ci possa sentire, è spettacolare. I Bathory sono una band che ho sempre ammirato e sempre sognato. Ammiro moltissimo Quorthon, avrei voluto tantissimo poterlo conoscere personalmente ma purtroppo ci ha lasciato anzitempo. Vedermi accostato a questo nome mi riempie di onore e mi fa veramente felice.

Partiamo dall’inizio. Nel 2004 ci lasciava Quorthon entrando nella leggenda come capita a tutti i musicisti che purtroppo vengono a mancare nel pieno della loro carriera. Nel 2006 nascevano i Bloodsheed Walhalla. E’ stata questa tragica notizia a farti iniziare a pensare a questo progetto o già precedentemente volevi fondare una band viking metal?

Innanzitutto devo dire che quando è morto Quorthon sono rimasto molto deluso dalla risonanza che ha avuto quest’avvenimento, molto scarsa. All’epoca cercai ovunque notizie e dettagli e trovai solo pochi trafiletti su giornali specializzati e niente di più. Poi poco dopo, come sempre quando muore un musicista, si era creata una leggenda e tutti erano diventati fan dei Bathory.
Detto ciò, la mia band è nata proprio in seguito a questo tragico avvenimento. Io ho saputo dopo che l’ultimo lavoro di Quorthon [Nordland, ndr] doveva essere diviso in quattro parti e mi sono detto “Ma ora Nordland III lo faccio io” [Ride, ndr]. Avevo un sacco di idee in testa, tutte le cose che suonavo con la chitarra andavano inevitabilmente verso certe sonorità. Poi sono venute fuori alcune note che ho inciso e da lì ho iniziato.

“The Legends of a Viking”, primo full-length dei Bloodshed Walhalla

Come detto nell’introduzione hai prodotto anche alcune cover dei Bathory ed è chiaro come la tua band sia nata nell’intento di celebrare il genere musicale nato dalla mente di Quorthon…

TI dirò di più, ho cercato musicisti per suonare i Bathory. Ho trovato qualcuno ma mai intenzionato seriamente, soprattutto dalle nostre parti [la Basilicata, ndr.] questa musica è poco seguita.

Noto però che pezzo dopo pezzo stai cercando ‘la tua via’ di fare viking metal, senza mai allontanarti dall’intento iniziale che abbiamo descritto. E’ una mia impressione o più avanti andremo più i Bloodshed Walhalla diventeranno qualcosa di indipendente, di personale, magari anche nelle liriche oltre che musicalmente?

Io ho questa idea: per suonare i Bathory dovresti avere anche la strumentazione dei Bathory. Loro suonavano nelle cantine, nei garage, non avevano apparati di registrazione all’avanguardia (almeno leggendo quello che diceva Quorthon nelle interviste). Riprodurre il loro sound è anche per questo impossibile. Quindi io personalmente, anche per non rendermi ridicolo, sto cercando una mia identità. Sinceramente andando avanti col tempo il sound effettivamente sta cambiando, secondo me anche in meglio. Ti do ragione, mi sento di star prendendo una mia via.

Anticipo una domanda dato che stiamo parlando di identità. Hai annunciato a fine Aprile un lavoro folk/viking in dialetto materano. Ce ne puoi parlare più approfonditamente? Sarà un lavoro dei Bloodshed Walhalla o un progetto parallelo?

Questo progetto cova da molto tempo. Già dopo il mio primo disco [Walhalla, 2008] durante le

“Walhalla”, 2008: prima demo edita sotto il monicker “Bloodshed”

interviste che ho ricevuto tutti mi chiedevano perché, in una nazione piena di cultura e storia, parlassi del nord e dei vichinghi. Io non sapevo cosa rispondere, suonavo semplicemente quello che mi piace. Poi per l’occasione della candidatura di Matera a capitale europea della cultura 2019 [che poi vincerà, ndr] mi sono deciso a farlo. I brani sono brani della cultura materana da me interpretati.
Sarà un lavoro dei Bloodshed Walhalla ma la possiamo ritenere una parentesi perché quello che ho in cassaforte per dopo è totalmente freddo, nordico, glaciale.

Lasciamo per un attimo il tuo progetto e veniamo a te. Vorrei farti due domande come esperto e appassionato di questo genere musicale. Il primo riguarda i Twilight of the Gods, band nata coverizzando i Bathory ma che ha addirittura tenuto alcuni concerti da headliner (anche l’Heidenfest tra le altre cose). Cosa pensi di loro?

Che sono fortunatissimi. Magari avessi avuto io questa fortuna di suonare con i veri componenti di una band. Li apprezzo e i concerti sono molto coinvolgenti. Ad esempio ho ascoltato e visto la loro versione di “A Fine Day to Die” [Blood Fire Death, 1988, ndr] ed è spettacolare, sembra ci sia Quorthon sul palco.

Un’altra domanda che ti volevo fare riguarda la definizione di viking metal. Alcuni definiscono questo genere da un punto di vista musicale, definendo viking ciò che è nato in qualche modo dall’evoluzione del black metal indotta da Quorthon e da alcuni suoi lavori. Altri definiscono il viking a partire dalle liriche, includendo nel viking anche ad esempio gli Amon Amarth (tanto per fare un esempio estremo). Altri si pongono a metà, ad esempio Thomas Väänänen, ex dei Thyrfing, diceva:

“Ascoltando la musica devi poter dir a te stesso: si questa band proviene dal nord Europa, è scandinava. Inoltre deve emanare un feeling speciale, dal sapore folk ed epico, e comunicare potenza ed eroismo” [Rock Hard, n.3, 2002, ndr].

Qual è il tuo parere? Approvi una di queste tre definizione o ne hai un’altra?

Il viking è sporco, ruvido, potente, non è tecnico, è “stonato”, non è come gli Amon Amarth o come altre band che potremmo portare ad esempio. Ce ne sono pochissime di band che possono essere definite viking in questo senso. Non sono d’accordo neanche sul definire il viking un’evoluzione del black metal, sia per motivi temporali sia perché lo stesso Quorthon ha affermato di non aver mai suonato black metal, che la definizione gli era stata data a posteriori. Secondo me il viking è nato da una sua idea, da un modo di incitare Odino, di mettere in risalto le figure degli dei nordici con canti epici, con canti che inneggiavano a quella cultura. Quindi secondo me la prima opzione che mi hai presentato è quella giusta. Io personalmente se mi potessi chiamare Bathory lo farei [ride, ndr]. Sono sfacciato lo so ma che ci posso fare, l’amore è quello, non me ne frega niente. Molte persone mi ascoltano anche per quello, per quella malinconia dovuta alla dipartita dei Bathory.

Continuando dall’ultima parte della tua risposta, secondo te il fatto che tu abbia avuto successo dal punto di vista della critica e, nei limiti del possibile dato il genere, di pubblico, è anche per la tua genuinità?

Si penso di si, io lo dico chiaramente e vado per la mia strada. Sono un fan di Quorthon è lui è la mia ispirazione, a volte qualcuno mi ha contattato definendomi addirittura “il nuovo Quorthon” e non hai idea di quanto questo mi riempia di gioia e di onore.

Torniamo al tuo progetto e parliamo di futuro. Hai pubblicato un pezzo pochi giorni fa, “The old tree”. Entrerà in un tuo lavoro futuro?

No, è una demo. Io ogni giorno sono nel mio piccolo studio a suonare e comporre e questo mi ha portato a produrre alcuni pezzi che purtroppo non sono pubblicati. Ho tantissimo materiale a disposizione che spero di pubblicare nei prossimi anni.

Vedremo mai dal vivo questi tuoi progetti? Non hai mai pensato di costruire attorno a te una band vera e propria per poter suonare dal vivo? Hai mai ricevuto proposte in questo senso?

Mai. Purtroppo ho una certa età e la musica è fatta dai giovani. I vecchietti che vedi sul palco come Iron Maiden o altri fanno anche un po’ ridere nonostante l’enorme qualità di queste band!

Ultime domanda su Mario Di Pede. Sono interessato a capire come hai scoperto questo genere, il metal in generale, insomma, come sei arrivato all’ascolto di queste sonorità.

E’ stato un puro caso. All’epoca negli anni ’80 c’era un bel movimento di ragazzi che ascoltava metal. All’epoca ascoltavo gli Iron Maiden, Helloween, ecc.. Poi i Candlemass mi hanno portato in quelle sonorità più fredde, più “maledette”. Ho suonato anche in band Death, Thrash, Black. I Bathory sono arrivati per puro caso. Questo mio caro amico dimenticò a casa mia due dischi dei Bathory, Twilight of the Gods e Hammerheart. Non passò a riprenderli per alcuni giorni e alla fine me li sono ascoltati. E’ stato un colpo di fulmine, li ho a casa incorniciati e non ne li ho più restituiti!

Bene, direi che l’intervista è finita. Ti ringraziamo nuovamente per il tuo tempo, concludi come vuoi l’intervista.

Grazie a voi, non mi sarei mai aspettato che qualcuno arrivasse fino a Matera per intervistarmi dal vivo, questa è la mia prima volta. Grazie veramente di cuore!

La Splendida Matera sullo sfondo di questa bellissima fotografia. (© Drakhen)

A cura di Federico “Jezolk” Lemma

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