Intervista con The Burning Dogma (la parola a Maurizio Cremonini e Jade Neri)

Rinascere dalle ceneri per poter creare una nuova vita. Conclusasi l’esperienza con i Never Before Midnight, Maurizio Cremonini ha voluto dare vita alla sua nuova visione musicale, concretizzatasi materialmente con la formazione dei The Burning Dogma, ensemble death metal bolognese noto ai più nel panorama underground. In seguito ad alcuni cambi di formazione e alla pubblicazione del full length, No Shores Of Hope’, il quintetto, fresco di nuova linfa vitale che scorre nelle proprie vene, ritorna alla carica e più forte di prima proprio per presentare al pubblico bolognese questa nuova formazione che, come avremo modo di raccontarvi nel nostro live report, riserverà belle sorprese. In occasione del live tenutosi lo scorso 10 marzo all’Alchemica Music Club, Suoni Distorti ha incontrato per voi il founder e chitarrista Maurizio Cremonini e la nuova cantante della band, Jade Neri, che così si raccontano ai nostri microfoni.

Ciao ragazzi e benvenuti su SDM. È un grosso piacere ospitarvi. Come state?

MAURIZIO: Bene, bene. Belli carichi!

JADE: Bene!

Allora, rompiamo subito il ghiaccio parlando dei Burning Dogma. Vi andrebbe di presentarvi a coloro che, purtroppo, non hanno ancora avuto modo di conoscervi?

MAURIZIO: Siamo nati come Burning Dogma nel 2008 dalle ceneri dei Never Before Midnight, un gruppo che si era formato nel 2006 facendo solo delle cover, dopodiché siamo passati a fare qualcosa di più nostro, personale, introspettivo, con la creazione dei Burning Dogma. Nel 2012 vi è stato il release del primo EP con quattro pezzi belli, ma secondo me ma ancora immaturi e nel 2016 c’è stato il release, tramite Sliptrick Records, dell’album completo, il nostro primo LP, “No Shores of Hope”. Questo è quanto c’è stato fino adesso. La formazione è cambiata parecchio nel corso di questi anni, diciamo che attualmente è composta dal sottoscritto, Maurizio Cremonini, Jade Neri alla voce, Paolo Nocchi all’altra chitarra, al basso abbiamo Spitz, Simone Sperti, alla tastiere abbiamo Giovanni Esposito e alla batteria Rolando Ferro.

L’ultimo vostro album, ‘No Shores of Hope’, risale ormai a più di due anni fa. Che tipo di riscontro ha avuto? Deduco sia stato ben accolto!

MAURIZIO: Sì, dalla stampa è stato accolto molto bene, ma non sempre sono riusciti a capire fino in fondo la commistione dei vari generi che cerchiamo di intersecare in sinergie musicali, però, effettivamente, le recensioni sono state tutte molto positive. Mi sono anche stupito! Dal punto di vista dei fan, direi che è andata abbastanza bene. L’album ha comunque ‘vendicchiato’ abbastanza bene e non mi posso lamentare per essere un gruppo underground. Lo abbiamo spedito in America, piuttosto che in Finlandia, piuttosto che in Giappone, anche in Ucraina, in Germania… Insomma, abbiamo fatto tante cose, direi che siamo stati abbastanza soddisfatti!

Le influenze della band, facilmente riscontrabili anche nei vostri lavori, vanno dal death metal al dark rock e via discorrendo. Quali sono gli artisti o le band che vi hanno portati a creare questo sound “violento” e altresì teatrale, se così possiamo dire?

MAURIZIO: Fondamentalmente, i pezzi li scrivo quasi in massima parte io, per quanto poi vengano rivisitati insieme alla band, quindi di volta in volta anche gli altri componenti hanno modo di inserire le loro influenze personali, ma il ‘core’ (il punto centrale, ndr) rimane comunque quelle che sono le mie basi, ergo per cui stiamo parlando del substrato su cui ergere il resto della struttura; il substrato è composto dal death metal classico degli anni ’90, quindi stiamo parlando di Entombed piuttosto che Carcass, piuttosto che Obituary, i Death stessi!

L’altra parte che io reputo fondamentale, per quanto magari non sempre riconoscibilissima, perché comunque amalgamata all’interno, è la parte dark rock, come dicevi giustamente tu e quindi Christian Death, Fields Of Nephilim, Sister Of Mercy, i Cure stessi, quindi tutto quel lato un pochettino più “nichilista” ed introspettivo. Da una parte hai una forte esplosione di “violenza”, data dal death metal, però sinergicamente è intrinsecata con qualcosa di più “intimista”, piuttosto che una vera esplosione di brutalità e basta. È un qualcosa di più intimista, più nichilista, più doloroso come il death rock, appunto.

Nonostante voi proponiate una sorta di death metal, la vostra teatralità, tra cui costumi e trucco, è forse più avvicinabile a tutt’altro tipo di genere. Che cosa si nasconde dietro questa scelta?

MAURIZIO: Questa è più una reminiscenza death rock! Se tu vai a prendere Rozz Williams dei Christian Death, a metà degli anni ’80 lo vedi esattamente, a parte il vestiario alla David Bowie, ha il face-painting e la capigliatura, piuttosto che gli ammennicoli che portava, era di questa natura.

Fondamentalmente, non è tanto un riferimento diretto al black metal, che per altro ci piace, è un genere che assolutamente può essere considerato – per quanto non il nostro principale obiettivo ma sicuramente una buona forma di route-causes, cioè un ingrediente della torta, chiamiamolo così… però fondamentalmente il nostro discorso è quello, appunto, di approcciare, anche dal punto di vista visuale, un po’ più death rock, se fosse possibile! Con il face-painting, gli abiti di un certo tipo, diamo quella forma.

Quali sono stati i maggiori cambiamenti che ha affrontato la band in questi ultimi anni?

MAURIZIO: Negli anni abbiamo ricercato una maggiore maturità artistica, nel senso che siamo partiti con una direzione, senza precluderci nulla col primo EP, quindi un ventaglio di possibilità abbastanza vario da cui poter capire, cercare di capire quale potesse essere la nostra vera direzione. Il passo successivo è stato, appunto, spingersi nella parte artistica, spingersi verso più l’electro-rock. Non siamo ancora arrivati a raggiungere l’apice di questa evoluzione, quindi “No Shores Of Hope” è un passo, è uno step verso l’obiettivo, ma non è il vero raggiungimento dell’obiettivo, per cui l’evoluzione principale è questa: la ricerca di quella che è la nostra vera visione. Noi abbiamo una visione chiara, sappiamo dove vogliamo andare…

Diciamo che stiamo cercando di arrivarci, cercando di amalgamare il più possibile e non fare strappi brutali, passare da una band di un certo tipo ad una band di un altro. Con il primo album avevamo un ventaglio aperto, il ventaglio è stato richiuso verso le nostre scelte e adesso con “No Shores Of Hope” abbiamo fatto uno zoom di quelle che sono le nostre scelte e col prossimo disco ci sarà sicuramente un’evoluzione di “No Shore Of Hope” senza esserne una copia.

La band ha recentemente annunciato l’ingresso di due nuovi membri, il chitarrista Paolo Nocchi e la cantante Jade Neri. La domanda forse è un po’ scontata ma necessaria: cosa ha spinto la band a valutare una presenza femminile all’interno della formazione?

MAURIZIO: Sicuramente il fatto che Jade sia una donna, perdonami, ma è marginale, nel senso che noi ci siamo affidati alle sue capacità artistiche, non al fatto che sia un uomo o una donna, quindi non è scientemente determinato dalla presenza, ma bensì dalle caratteristiche vocali che ben si confanno con quello che è la nostra musica; in più c’è la possibilità di avere una scelta sul pulito quando e se nel futuro album riusciremo a trovare e a scrivere delle parti dove la voce pulita ci sta (cosa che c’è già, se vogliamo parlare di Debora Ceneri, in “No Shores of Hope”), quindi non è un esperimento completamente cieco, ma anzi potrebbe essere un’evoluzione e questa potrebbe essere portata a termine grazie alle capacità di Jade.

Questa sera ci sarà, quindi, questa sorta di “battesimo” dei nuovi arrivati. Cosa dovrà aspettarsi la gente che avrà modo di prendere parte a questa nuova prova dal vivo?

MAURIZIO: Beh, un live teatrale, un live di grande impatto, un live dove la melodia e le emozioni vanno di pari passo con l’energia, dove queste melodie e queste emozioni vengono espresse, per cui non parliamo del classico gruppo death che ti massacra dall’inizio alla fine… quindi un’evoluzione continua, un live di impatto, un live di melodie, un live di emozioni, un live di coinvolgimento, con la speranza che il pubblico venga coinvolto!

Solitamente questa è una domanda che pongo a tutte le band che intervisto, proprio per non risultare troppo seria. Secondo voi, perché la gente dovrebbe ascoltare i The Burning Dogma?

MAURIZIO: Io credo che la caratteristica principale sia la sincerità, la sincerità di quello che suoniamo, la sincerità di come lo suoniamo, la sincerità di quello che proponiamo. Non è una formula magica, è semplicemente l’emozione fatta a musica parziale, l’emozione di una persona, di più persone nella composizione e di sei persone su un palco… quindi perché seguirci?

Perché noi cerchiamo di trasmettere questa emozione quanto maggiormente possiamo a chiunque provi ad ascoltarci. Questa è la nostra prima grande motivazione. La seconda: beh, sinceramente ci sono dei pezzi in cui ci si può divertire a scapocciare, belli, violenti…

JADE: Concordo!

MAURIZIO: Belli intensi, quindi ci si può divertire anche con un bel pogo, un bel moshing. La terza motivazione: perché facciamo le cose al massimo della nostra possibilità, quindi non stiamo qui certamente a guardare una scala generale, ma nel nostro piccolo – questo è ciò che si potrebbe aspettare, di cui il pubblico potrebbe rendersi conto ascoltandoci – è che stiamo dando, diamo sempre tutto quello che abbiamo. Non abbiamo riserve, non abbiamo ruffianerie, diamo tutto quello che abbiamo nella maniera più sincera possibile con tanto divertimento.

Proprio qualche tempo fa, avete fatto una collaborazione con la cantante dei Revenience, Debora Ceneri, per il singolo ‘Skies Of Grey’, a parer mio uno dei brani più rappresentativi dei Burning Dogma. Cosa mi puoi dire di quest’esperienza? Ci sarà modo di riaverla sul palco per un qualche featuring o Jade si farà carico anche delle clean vocals?

MAURIZIO: Magari, certamente. Jade non si farà carico delle clean in questo pezzo, non su ‘Skies Of Grey’.

JADE: Questa è la parte di Debby e rimane sua, però mi piacerebbe molto un duetto con lei, anche perché lei è una bravissima cantante, quindi assolutamente sì!

La prossima domanda è rivolta a Jade: essendo tu una cantante, quale è la tua opinione in merito al cosiddetto “female fronted metal”? Perché, secondo te, spesso si tende a colpevolizzare alcune cantanti solo per il fatto di rappresentare, in qualche modo, la band, di esserne l’immagine? Davvero esiste tanta competizione? Perché una donna non potrebbe essere alla pari dei cantanti maschili?

JADE: Secondo me sul palco, che tu sia uomo o donna, è uguale! Per me sei un essere umano, quindi se tu sei bravo o brava, beh, contano le capacità, non l’estetica, il sesso… non contano niente per me! Quando sono sul palco, io mi sento più mascolina, mi sento più uomo anziché donna, però… è così. Per me non ci sono distinzioni.

Tu vuoi aggiungere qualcosa, Maurizio?

MAURIZIO: Mah, diciamo che sulle cose di femminismo/maschilismo e cose varie, le trovo davvero puerili, davvero, sono da bambini dell’asilo! Le trovo veramente sciocche!

Esattamente. Chissenefrega del sesso. Se una persona è brava, è brava. Punto. Basta con le distinzioni!

MAURIZIO: Sì, esattamente! Non c’è nessuna distinzione. Io non vedo il perché uno debba fare distinzioni, poi è vero che c’è tanta gente che non ha, magari, un livello – perdonatemi, potrò sembrare arrogante – culturale tale da capire che la donna è donna e l’uomo è uomo… poi è vero che gli istinti sono radicati in ognuno di noi, perché la verità dei fatti è anche questa! Sei un bel ragazzo, quindi sei un bel ragazzo, sei una bella ragazza, quindi sei una bella ragazza! Il fatto, appunto, del genere, della distinzione la vedo veramente come una cavolata, personalmente la trovo molto immatura!

So che questa domanda potrebbe sembrare un po’ banale, ma quanto è difficile per una band italiana, o una band in generale, riuscire a spiccare in un panorama così complesso e molto competitivo? Quanto è difficile riuscire a farsi un nome, a farsi una reputazione, a farsi fondamentalmente conoscere dalla gente?

MAURIZIO: Io sono nella scena dal 1992, quindi ho visto tante cose per tanto tempo. L’unica cosa che è rimasta invariata, nonostante le tante evoluzioni, con tante crescite esponenziali, situazioni interessanti e tanto lavoro, è l’atteggiamento dell’italiano medio, che è quello sempre di cercare non la competizione migliorativa, dove dici: “Guarda quel gruppo!”. Tu hai citato i Fleshgod, io ho passato tutto quanto il concerto dei Fleshgod a guardarli, cercando di carpire i segreti di qualcuno che, evidentemente, è più bravo perché ha più talento, perché ha investito di più sul proprio talento piuttosto che perdersi in chiacchiere e, appunto, farsi le scaramucce, le frecciatine…

I Fleshgod sono un gruppo che ha basato e ha creduto in sé stesso, sulle proprie capacità e l’innato talento e quello ce l’hai o non ce l’hai! Puoi coltivarlo per migliorarlo, ma se non ce l’hai, non ce l’hai e loro ne hanno in grande quantità… quindi ho passato un intero concerto a guardarmeli, per cercare di carpire qualche segreto, nel mio piccolo, con un limitato talento, molto inferiore al loro, per cercare di capire che cosa posso fare per migliorare.

Ecco, secondo me questa è la via giusta: cercare di guardare gli altri come stimolo di miglioramento, non come stimolo a trovare il difetto, il difettuccio per poi poter fare la scaramuccina, l’offesina… Ecco, l’italiano medio ha questa tendenza ad essere un po’ borghese, un po’ provincialotto. Questa, secondo me, è una cosa che è un po’ insita in quello che è l’Italia. Ecco perché a livello mondiale, forse, non siamo riusciti a dare un risalto, a dare quel risultato finale positivo e all’altezza delle aspettative, proprio perché quei talenti che c’erano, forse si sono sprecati. Hanno sprecato tempo, hanno sprecato forze nel “battagliare” internamente per emergere in una scena italiana che, comunque, a livello internazionale ha proposto delle cose fantastiche ma non in quantità così eccessiva!

Diciamo che l’hummus, l’amalgama sotto è rimasta uno strato abbastanza denso e consolidato, con pochi picchi, rispetto a quelli che hanno le potenzialità… magari prevedibilmente hanno previsioni, se capisci cosa intendo. Io credo che sia questo!

Attualmente che cosa bolle in pentola per i Burning Dogma?

MAURIZIO: Tante cose, tante, tante cose, perché in ogni caso l’ingresso dei nuovi componenti ha fatto sì che noi, in questo istante, trovassimo la giusta amalgama fra di noi e, quindi, trovassimo le giuste corde fra di noi, trovassimo anche la conoscenza delle persone, perché non ci conoscevamo fondamentalmente… quindi abbiamo dovuto capire. Il nostro primo incontro si è basato su questo: capire se c’era il feeling, perché senza quello non si va da nessuna parte! La prima cosa che ho chiesto ai ragazzi è stata di essere sinceri verso i restanti membri del gruppo di Paolo e di capire se, fondamentalmente, ci fosse il feeling. Se non c’è il feeling, è inutile che continuiamo.

Abbiamo provato, come dicevo prima, e fortunatamente il feeling è venuto fuori, quindi grazie anche alla disponibilità dei ragazzi e all’impegno dei nuovi entrati altresì parallelamente ci sono alcuni pezzi pronti a livello di pre-produzione che dobbiamo trasferire ai nuovi ragazzi e provarli tutti quanti insieme. Stiamo parlando già di quattro o cinque pezzi, consideriamo che i pezzi dei Burning Dogma non sono da tre minuti, sono molto articolati. Avere cinque pezzi, quindi, significa avere quasi 30-35 minuti di musica, tra una cosa e l’altra, per cui ci avviciniamo a quella che è la durata media di un LP completo. Una volta finito questo meraviglioso live, ci siederemo a tavolino per cercare di capire come andare avanti, settare l’obiettivo e settarne le tappe.

Io vi ringrazio per avermi concesso questo spazio e vi ringrazio per la vostra disponibilità. Sono molto felice di aver parlato con voi! Se volete, vi invito a concludere questa chiacchierata come volete!

MAURIZIO: Grazie a tutti voi per l’opportunità che ci avete dato. Grazie mille ad Arianna! Seguiteci! Andate sul sito, andate su Youtube e cercate The Burning Dogma. Troverete tutte le informazioni da Facebook fino a Spotify, Deezer, a tutte quelle che sono le maggiori piattaforme tecnologiche e digitali dove c’è la nostra musica. Se vi piace da ascoltare, comprate il disco e veniteci a vedere dal vivo!

JADE: Grazie a tutti, ringrazio anche Arianna, spero anche di vedervi sotto il palco e headbangare con noi!

Intervista a cura di Arianna Govoni