Intervista con i Game Over

Siamo qui con i cazzutissimi ed italianissimi Game Over, band thrash metal di Ferrara di giovane formazione che non ha perso tempo per render orgoglioso il nostro paese all’estero. Scopriamo insieme la loro storia, il loro stile ma soprattutto i loro progetti futuri.

Ciao ragazzi! come state?
Purtroppo ammetto che non ho potuto vedervi allo scorso “Rock the Castle” (qui il report e qui le photogallery) ma la regia mi suggerisce che avete infuocato lo stage. Che sensazione vi dà condividere il palco con band del calibro di Testament, Megadeth, Exodus e Destruction soprattutto in Italia?

Ciao, qua tutto alla grande. Essere riusciti a condividere il palco con band del genere è un buon traguardo e ne siamo estremamente contenti. Sono i nostri punti di riferimento da quando abbiamo iniziato a suonare ancora 15-16enni nel 2008 e credo siano, soprattutto i Testament e gli Exodus, in forma smagliante nonostante l’età ormai non più giovanile. Dobbiamo senz’altro ringraziare Vertigo che ci ha contattati tramite la nostra etichetta Scarlet Records e il nostro manager Max Iantorno, permettendoci così di suonare con questi mostri sacri del genere. Chiaramente questo non lo consideriamo un punto di arrivo, anzi, da qui cercheremo di andare oltre.

Siete davvero giovanissimi ed avete conquistato dei traguardi che molte band dopo decenni d’esperienza sognano ancora. Cosa vi rende così particolari e diversi nel vostro genere thrash?

Questa è una domanda che dovrebbe essere posta più che altro a chi ci ascolta. Io ti posso parlare magari di qualche anno fa, quando il Thrash in Italia andava forte, prima che molti bandierini di turno abbandonassero. 6-7 anni fa era pieno di band molto valide e c’era una ampia proposta di band. Il numero maggiore di queste mi è sempre parso ispirarsi maggiormente al Thrash tedesco. Noi invece, e veramente pochi altri, non perché lo avessimo progettato anticipatamente, anzi, ci siamo sempre rifatti maggiormente a un Thrash di stampo americano. Specialmente quello della Bay Area che tutti e quattro amiamo per la sua maggior robustezza in materia di riff (almeno a parer nostro).

E a questo abbiamo sempre aggiunto una buona dose di Hardcore Punk e qualche spruzzata di Heavy Metal. Questo però è un processo abbastanza naturale, non è che ci sediamo e diciamo “ok, in questa canzone ci mettiamo più Heavy Metal, in questa più Hardcore, in questa più Thrash”. No, lo scrivere canzoni risente molto anche degli ascolti musicali che ognuno di noi sta facendo in un certo periodo.

Certo è che cerchiamo sempre di rimanere fedeli a quello che siamo. Non ci sentirete mai inserire cose ultra sperimentali come alcuni recensori spesso si aspettano dalle band, etichettando queste sperimentazioni come “maturità musicale”. Noi facciamo Thrash Metal diretto in faccia, non musica metal sperimentale.

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Vi ispirate a qualche band in particolare? Come è nato il vostro progetto??

La band è nata nel 2008, eravamo tutti giovanissimi, l’età media era di 16 anni e solo Reno aveva da poco preso la patente, per darti un’idea. Poi nel 2012 abbiamo avuto l’unico cambio di formazione fino ad ora, dove il batterista precedente venne sostituito da Vender, l’attuale. Di band a cui ci ispiriamo ce ne sono a decine e decine e se te le elencassi tutte non finiremmo più. Ti posso dire che ci influenzano soprattutto le band americane della Bay Area e dell’area di New York per quanto riguarda il Thrash, ma anche per quanto riguarda altre nostre influenze come l’Hardcore o l’Heavy Metal, e forse anche un po’ di Death Metal, siamo molto filo-americani. Poi noi le elaboriamo a modo nostro e credo che sia uno stampo abbastanza personale, così come lo è quello di tutte le band che scrivono musica propria alla fine.

Personalmente ho iniziato a seguirvi dopo avervi visto nel 2011 ad un concerto locale.
Siete pazzeschi, mi siete piaciuti subito per quel mix fra speed ed old school che non tutte le band sanno gestire bene. Dove avete riscosso più successo nel vostro tour? E che tappe ha toccato?

La Germania, l’Austria e la Svizzera sono terre che ci regalano sempre grandi soddisfazioni con locali pieni nonostante le band a suonare siano tutte underground della nostra taglia. Cosa che se si facesse in Italia, con band locali o estere della nostra stessa dimensione, non dico non verrebbe nessuno ma i numeri sarebbero fortemente ridotti.

Ad ogni modo abbiamo avuto un periodo di stop dall’attività live legato a problemi personali, ma ora ci rifaremo. Siccome abbiamo ancora un ricordo indelebile del Giappone per l’accoglienza che ci ha riservato e per la situazione in generale, stiamo lavorando per poterci tornare al più presto, sta volta per più di due date.

Parliamo degli album. Avete qualcosa in cantiere?
(ragazzi qui ho trovato mille info su internet riguardo gli album.. quindi gestite voi la domanda e parlate di quello che volete: cosa rappresentano per voi, in che momento li avete composti ecc.)

Attualmente non abbiamo nulla in cantiere a livello di album, anche perché è appena uscito il nuovo disco “Claiming Supremacy” (ordinalo adesso, nda) e finchè non sarà stato promosso a dovere dentro i confini nazionali e, soprattutto, fuori, non credo ci metteremo a scrivere nuovo materiale.

Viviamo in un paese come l’Italia dove non ci sono festival al pari di Francia o Germania.. difficile quindi parlare di “sfondare” o di “aver visibilità”: che caratteristiche deve avere un gruppo per riuscir a differenziarsi?

Come hai detto tu, in Italia “sfondare” con la musica metal declinata in qualsiasi suo sottogenere è impossibile, almeno per ora, soprattutto per chi suona il nostro genere. Non disponiamo di un sistema in grado di valorizzare, in Italia in primis, le realtà locali meritevoli. I motivi sono vari come: la mancanza di curiosità da parte di chi ascolta a causa di una fossilizzazione sui soliti gruppi di trent’anni fa, la superficialità di molti ascoltatori che giudicano negativamente e a priori le nuove leve dei generi “classici” del metal… quante volte ho letto di personaggi che la menano sul fatto che Tizio o Caio non facciano nulla di nuovo, che allora meglio ascoltare gli “originali”.

Non dico che a tutti debba piacere tutto. Però mi sembra strano leggere di gente che dice di “amare l’Heavy Metal, di amare il Thrash, il Death” e via di seguito… e poi l’unica cosa che sa fare è criticare le nuove band che suonano questi generi. Mi sembra quasi impossibile che non ci sia una band che sia una che non gli piaccia ahahah. Questa si chiama invidia.

A questi sono poi collegati altri motivi come la situazione economica di ognuno che costringe a fare scelte, la mancanza di voglia di spostarsi per andare a vedere un concerto underground, la sovrapposizione di più eventi di genere nella stessa serata per incapacità di comunicazione degli addetti ai lavori, la rivalità ed invidia endemiche che molti nutrono nei confronti di altri (soprattutto tra chi ha una band), il debolissimo ricambio generazionale che ci fa aver bisogno di molti più giovani. Tutti fattori che andrebbero approfonditi ma che non ho voglia di fare adesso perché altrimenti verrebbe un’intervista infinita. Tutti fattori che poi danno origine alla situazione pressoché critica di molte scene metal in varie città italiane, dove i concerti di band underground sono pressoché nulli.

I gruppi italiani per ottenere un minimo di visibilità devono puntare all’estero. In Germania e Nord Europa in genere, perché lì le band valide sono supportate a dovere, anche se sono nuove leve, anche se sono band locali e anche se suonano generi “già sentiti”.  Purtroppo il metallaro medio italiano si spara sei ore di macchina per andare vedere il suo bel concertino degli Iron Maiden (unico nell’arco di tutto un anno), visti per la millesima volta e pagando duemila euro per stare a un kilometro dal palco. Poi magari fa delle storie se c’è una serata underground a mezz’ora da casa sua, che costa 5-10 euro con band italiane ed estere e che magari potrebbero pure piacergli. Ok che gli Iron Maiden spaccano il culo, ok che ognuno i soldi li spende come gli pare, però poi non rompete i maroni se una volta che i nonni sono schiattati non c’è più nessuno che porta avanti questo genere. Bisogna pensare al dopo, altrimenti qua tra poco chiude la baracca. Bisogna valorizzare le nostre realtà e questo comporta dei sacrifici in termini economici da parte di tutti. E molti devono abbassare la cresta ed essere più umili, sia tra chi suona che tra chi ascolta.

Se ti piace un genere, ascolta anche i gruppi nuovi di quel genere; se una band è brava e ti piace supportala comprando merch, andando ai suoi concerti, falla conoscere ad amici. Chi merita deve essere valorizzato e io sono solo contento quando vedo dei gruppi italiani, del nostro genere o affini, che all’estero vanno alla grande e sono apprezzati. E mi dispiaccio di vederli suonare in Italia davanti quattro gatti. Qualcosa che non va ci sarà pure, o no?
Poi oh, se a tutti va bene così, pace. Teniamoci la nostra situazione e quando le band in tour schiveranno l’Italia (cosa che già fanno) perché sanno come si ragiona da noi (e lo sanno), ce lo faremo andare bene. I concerti metal ce li andiamo a vedere su YouTube.

Progetti futuri?
(Altri tour per esempio…)

Per adesso gli unici progetti che abbiamo sono quelli di suonare il più possibile per promuovere il disco nuovo. Ci siamo ripresi da una piccola parentesi di stop dai live per motivi personali e familiari, ma adesso ci rimettiamo sotto. Quindi, per l’Italia vi aspettiamo il 18 Agosto con gli Hirax a Parma, il 18,19,20 Settembre con i Voivod rispettivamente a Bologna, Roma e Milano, il 5 Ottobre a Torino, poi abbiamo qualche data all’estero a Ottobre e un festival bello figo (gu) a Milano il 29 Dicembre.

A voi le ultime parole! Fate un mega saluto a Suoni Distorti.

Grazie dello spazio che ci avete concesso voi di Suoni Distorti. Per restare aggiornati, contattarci ed altro potete tranquillamente consultare i nostri spazi social su internet: Facebook (questa qui), Instagram, Twitter e potete ascoltare i nostri album sull’account Bandcamp della nostra etichetta Scarlet Records. Se poi qualcuno vuole contribuire supportandoci direttamente ma non riesce a venire ai concerti, abbiamo anche lo store online su Big Cartel. Tutti i link del caso sono comunque presenti sulla nostra pagina facebook. Grazie mille ancora, ci vediamo a qualche live!

A cura di Margherita (Minerva ph)

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