Intervista con i Fall Has Come

Abbiamo avuto modo di parlare con i Fall Has Come, band che dopo due album ben accolti è tornata a farsi sentire siglando un contratto con la Volcano Records. Ai nostri “microfoni” la band campana si è raccontata con simpatia e passione, durante qualche pausa tra i lavori ai nuovi brani e varie date live. Di seguito potete leggere quanto si son detti con il nostro Francesco “Chiodometallico” Russo.

Ciao ragazzi, benvenuti su SDM, è un piacere potervi ospitare. Chi sono i Fall Has Come?

Ciao a te! In primis grazie mille per questo spazio. L’autunno è arrivato. Già dal nome si può capire che quello dei Fall Has Come è un concetto che va oltre la musica. Si è scelto l’autunno e la foglia d’acero come logo, proprio perché l’autunno (a parer nostro) simboleggia una sorta di rinascita, la “foglia d’autunno” come più volte rappresentata nella letteratura greca e italiana simboleggia la debolezza dell’essere umano. Paradossale proprio perché più comunemente all’autunno si è sempre associato il concetto di fragilità, ma scindendo e oltrepassando il confine dell’ovvietà si può immaginare la caduta delle foglie proprio come una sorta di rinascita: il cedere per ricrearsi.

I Fall Has Come sono il risultato di anni di sacrifici, anni di rinunce, di delusioni e vittorie, di 5 ragazzi che, ben 4 anni fa, hanno deciso di mettere in musica tutto quello che faceva parte della loro vita. Definire i Fall Has Come come una band potrebbe essere davvero riduttivo. Piace immaginare I Fall Has Come come uno specchio dove l’ascoltatore può rifuggiarsi e rispecchiarsi.

Siete attivi dal 2014 ed avete pubblicato ad oggi solo due album, eppure sembra siano bastati per farvi vivere alcune esperienze importanti anche oltre confine in sede live: come il tour con i Tigertailz in Italia e Austria, con i Kongos in Ucraina, con i Yellowcard in Russia e con gli Evanescence in Romania. Direi che siete partiti abbastanza bene. Cosa vi è rimasto impresso dentro da tutto ciò e cosa avete imparato?

Si, anche se tendenzialmente “giovani” abbiamo avuto modo di dividere il palco con band davvero assurde. La prima cosa che abbiamo imparato durante questi live, è stato il livello di umiltà dei Tigertailz e soprattutto di Amy Lee. Aver un confronto con artisti che vantano decenni di esperienza mondiale, ci ha davvero donato occhi nuovi, soprattutto perché quest’esperienze sono avvenute a cavallo tra un disco e l’altro. Altro aspetto che ci ha colpito è stato l’affetto del pubblico estero. Suonare davanti 10000 persone e vedere un’entusiasmo cosi “Vivo” davvero ha spronato tutti noi, sia artisticamente che non.

Citavo poc’anzi i vostri due album, di cui l’ultimo, ‘Nowhere’, risale allo scorso anno. Cosa contiene e cosa rappresenta questo disco?

Nowhere’ è esattamente il passaggio, umano e artistico della band, avvenuto dopo le varie esperienze live. Già l’artwork è concepito come se fosse una sorta di “diario di bordo “ dove sono inserite alcune foto proprio dei live fatti durante questi anni. Quest album per noi rappresenta una presa di coscienza di ciò che la band è. Dipinge esattamente una maturità raggiunta nel corso degli anni.

Ho ascoltato con piacere il disco in questione e riconosco le vostre qualità, con cui vi siete mossi su un rock dal gusto internazionale condito da rifiniture tellurgiche. Cosa vi ispira in particolar modo, portandovi a realizzare brani come i vostri? Ho notato anche una certa vena emozionale…

Quest’album segue un episodio non proprio felice: la perdita di un caro amico, fan, fratello. Evento che ha toccato la band, che ha orientato l’intera stesura dell’album proprio su questo episodio. Il titolo evidenzia il doppio significato, ovvero: “Nowhere”, in nessun posto, il ricollegarsi a un senso di abbandono e perdita di qualsiasi tipo di riferimento, un punto lontano dalla partenza con un orizzonte offuscato e nebbia alle spalle, un limbo insomma.

L’altro significato “Now-Here” ossià “Esistere qui ora”, prendere coscienza di quello che si è fatto continuare il cammino. Da quindi brani come ‘Believe’, ‘Awaken’, brani che invece tendono la mano verso quel senso di appartenza intimo e viscerale che ogni uomo ha. Tutto ciò che è reale è parte viva della nostra musica,e quindi tutti gli aspetti più intimi dell’uomo (morte, amore, desiderio, speranze, fede) assumono un tono reale e quasi epico.

Altro aspetto molto importante è stato il concepire il disco come se fosse una colonna sonora, dove l’ascoltatore, immergendosi nella musica, può ricreare un qualcosa di visivo. Le canzoni sono unite tra loro e raccontano lo sviluppo di una storia, quella delle emozioni. Un senso di teatralità già riprodotto in minima parte nel nostro primo disco.

Per quanto riguarda le lyrics, cosa cercate di esprimere con le vostre canzoni? C’è anche qualche valvola di sfogo in mezzo?

Si abbiamo cercarto di dare un’importanza quasi primaria ai testi. Avendo l’album questa duplice identità, l’attenzione si è focalizzata sull’uomo in quanto tale, da qui il suo rapporto con la fede, all’appartenere a se stesso e quindi essere parte di un qualcosa di infinito, e cosi via. Alcuni brani sono sfoghi, come ad esempio “One minute to be alive” o “Breathless”.

Quale brano rappresenta maggiormente la band e perché?

Scontato dire, tutte???? Ahahahahah. 😀 Ovviamente ogni brano rappresenta, in un certo senso la band, ma se dovessimo sceglierne una penso che ‘Believe’ sia quella che incarna meglio lo spirito Fall Has Come, infatti scelta come primo singolo. Già dalle prime stesure questo brano emanava un senso di libertà profondissimo. Si, decisamente Believe è il brano che maggiormente ci rappresenta.

Domanda molto marzulliana, ma di mia ormai usuale usanza… Se vi chiedessi a quale piatto culinario associare la vostra musica, quale mi direste, spiegando la scelta?

Oddio, difficile come domanda ahahaha. Beh forse un bel piatto di spaghetti col pomodoro fresco. Semplice, diretto, tradizionale, buono ma sempre attuale. Ps: Difficilissimo rispondere ahahahahah

Tornando a voi, ad oggi che riscontro avete avuto sia in sede live che in generale con la vostra ultima release? Qualche commento che in particolar modo vi ha colpito?

L’impatto di ‘Nowhere’ è stato sin da subito molto positivo e molto forte. Consensi e parole di stima arrivano costantemente dagli addetti ai lavori e quindi questa cosa non può che renderci orgoliosi e felici. In sede live sicuramente l’impatto è stato a tratti inaspettato. Per citar qualche episodio, ricordando il nostro ultimo tour di spalla ai Vanilla Sky in Russia lo scorso gennaio, il vedere persone sorridere, attraversare l’intero territorio russo per seguirci in più di una data, il vedersi tatuare il nostro logo sulla propria pelle… beh sicuramente tutto questo vale più di qualsiasi altro commento.

Bolle qualcosa in pentola circa i nuovi brani? Potete anticiparci qualcosa?

Attualmente siamo concentrati sull’attività live rivolta a promuovere il disco, ma qualche nuova release già è in fase di lavorazione ma per ora non sveliamo nulla 😉

E adesso, cosa vi riserverà il futuro? Ci sono anche altre date live programmate per venirvi ad ascoltare?

Si in programma una serie di live su territorio nazionale e festival estivi, aspettando il prossimo autunno per ritornare in terra Russa.

Bene ragazzi, giungendo in dirittura d’arrivo non posso che ringraziarvi per la disponibilità, augurandovi sempre il meglio per tutto. A voi le ultime parole.

Un grazie immenso a voi che ci avete accolti qui. “Time is coming, fall has come”.
A Presto.

A cura di Francesco “Chiodometallico” Russo

FALL HAS COME – ‘Believe’ (live in Russia – 19/01/2018)

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Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"