Intervista con gli Haunted …un velo di oscurità che offusca la luce!

L’act Doom siciliano Haunted ha rilasciato quest’anno il nuovo e secondo album ‘Dayburner’, a distanza di due anni dall’ottimo ed omonimo debutto. Oggi abbiamo il piacere di ospitare nuovamente la band catanese sulle nostre pagine virtuali, rappresentata per l’occasione dal chitarrista Francesco Bauso, disponibile come sempre e come pochi.

Abbiamo parlato del nuovo ‘Dayburner’ (qui la nostra recensione), degli Haunted e di altro che potete scoprire leggendo l’intervista di seguito.

Ciao Francesco, ben tornati sulle pagine di SDM. Lasciai gli Haunted con l’omonimo debutto, che mi colpì molto (positivamente) e vi ritrovo con un album ancora più opprimente ed oscuro. Inizierei con il chiedervi di presentare il dilaniante ‘Dayburner’ a chi ci segue.

‘Dayburner’ è il secondo disco degli Haunted, nasce in un periodo particolare del nostro viaggio iniziato due anni fa con l’omonimo album.

Direi che l’ingresso in line-up di Dario Casabona (Schizo) ha apportato un irrobustimento ed ulteriore oscurità sonora. O è la mia impressione?

Dopo l’album di debutto avevamo un forte desiderio di focalizzarci su una paletta di colori più cupa e minimale, l’ingresso di Dario ha apportato un cambiamento abbastanza significativo alle sonorità della band, ha enfatizzato pesantemente questo nostro pensiero. È stato di grande aiuto poiché con lui siamo riusciti ad esplorare quei territori che ci eravamo prefissati. È venuto fuori un disco estremamente più dark rispetto al primo, per certi versi più ragionato anche per ciò che riguarda gli arrangiamenti e variazioni sul tema e sì, il tappeto sonoro è più robusto.

Sensazioni lugubri, la luce repressa dall’oscurità e melodie che quasi sfiorano certi territori depressive. Com’è nato ‘Dayburner’ e che concetto vi è al suo interno?

‘Dayburner’ è stato concepito in un periodo molto particolare e abbastanza buio per tutti noi, forse il più malsano e tetro per quanto mi riguarda personalmente. Questa cosa probabilmente ha influito su tutti i componenti della band e ha dato un’ulteriore spinta a quelle che erano le nostre intenzioni, rendendo il tutto più lugubre e deprimente.

Contenutisticamente possiamo definirlo la rappresentazione di un giorno soffocato dal buio sin dalle prime ore dell’alba, un giorno che non lascia nessuna speranza alla luce, se non un lieve bagliore lunare.

Potrebbe trattarsi di una metafora che lascia spazio a qualsiasi tipo di interpretazione, noi abbiamo voluto dare questa carica significativa alle nostre sensazioni di quel periodo, giocando con i contrasti tra buio e luce, ed è assolutamente un disco più opprimente e oscuro rispetto al precedente.

In questo secondo capitolo si nota un allungamento di durata delle composizioni, un ulteriore scrematura circa articolazioni, lasciando i brani abbastanza “scarni”. Come sono nate le composizioni e, in generale, com’è avvenuto il processo di realizzazione?

Il processo di composizione è sempre lo stesso, piuttosto semplice. Al solito cerchiamo di creare l’atmosfera giusta con le chitarre, una volta scelti i riff che a nostro parere funzionano, si passa a delineare il tappeto sonoro di basso e batteria. È tutto un pretesto che permette a Cristina (la cantante, Nda), di tracciare un sentiero percorribile per le sue melodie. Non è sempre così, ma nella maggior parte dei casi la composizione dei brani avviene in questa maniera.

Spesso lasciamo spazio alle voci nelle battute finali di questo processo o una volta che abbiamo individuato un percorso cerchiamo di incamminarci tutti insieme. I brani sono lunghi e il running time del disco risulta avere una durata corposa, abbiamo provato a prefissare la misura di un brano e racchiuderlo in un certo minutaggio, ma ci siamo accorti che questo approccio non porta a buoni risultati, almeno per questi due dischi incisi finora, soprattutto se non si vuole snaturare le proprietà del brano in questione.

Non abbiamo badato a nessun tipo di limite per quanto riguarda i minuti, questo non vuol dire che faremo sempre brani lunghi e uniformi. Ci accorgiamo sempre più di essere una band in costante cambiamento e vogliamo soddisfare i nostri stimoli sempre nuovi e diversi.

Haunted – Dayburner (artwork)

Mi parli del particolare artwork? Un viso immerso nell’oscurità che si deforma mentre si smaterializza, o almeno, io l’ho interpretato così. Come si collega al concept?

Scegliere l’artwork adatto per un disco è uno dei momenti più complicati da affrontare, soprattutto se non si ha già un’immagine specifica nella mente e soprattutto quando si suona un tipo di musica piuttosto difficile da etichettare. Il titolo del disco era già stato scelto e di conseguenza avevamo un qualcosa in testa che in modo esplicito e diretto poteva conciliarsi bene col titolo. Alla fine abbiamo optato per qualcosa di meno scontato, più ignoto e intimo. Spulciando tra le tante foto di un’artista Irlandese molto particolare, Deborah Sheedy, abbiamo individuato la nostra copertina.

Non è stato amore a prima vista per tutti allo stesso modo, ma dopo averla somatizzata ci siamo resi conto che rappresentava nel migliore dei modi le nostre sensazioni e le nostre intenzioni anche per quanto riguarda i colori.

L’immagine si presta a vari tipi di interpretazione, ognuno può vederci ciò che vuole. Se vedi un volto immerso nell’oscurità mentre si dissolve, un volto che brucia, un pallido bagliore spettrale, possiamo conciliarlo perfettamente al concept del disco e al nome della band, in quanto si tratta della vita che ci lascia, della luce che si spegne.

Come per il precedente disco, avete curato in maniera certosina il lavoro nella sua interezza, dalla presentazione grafica, alle atmosfere tra i brani… La stessa cura nel presentarvi on stage, come ebbi modo di notare quando vi vidi dal vivo (nell’Ottobre 2017). Vi reputo una band estremamente attitudinale, ma se dovessi chiedervi, anche “marzullianamente”, cos’è il Doom per voi, cosa mi risponderesti?

Ci rendiamo conto di far parte di un qualcosa che oggi comprende centinaia di band attivissime e prolifiche all’interno del calderone denominato “doom”. A prescindere da come lo si chiami, è un genere che oggi più che mai possiede una varietà spaventosa di influenze, approcci e sonorità differenti tra loro.

Noi tutti confidiamo in un background musicale molto vasto e vario, abbiamo trovato semplicemente un modo naturale e genuino per poter riunirci ed esprimere tutte le nostre sensazioni attraverso queste sonorità lente e pesanti.

Sono già passati quattro mesi dall’uscita del nuovo album, che riscontro avete avuto sino ad ora?

Siamo riusciti a portare la nostra musica dove non ci aspettavamo, anche grazie alle label con cui stiamo intrattenendo rapporti lavorativi, label che hanno creduto in noi e che ci hanno aiutato non poco a far emergere la nostra musica al di fuori della sala prove. Abbiamo passato delle splendide esperienze in Olanda e qualche data in Italia.

Fa sempre piacere ricevere messaggi di approvazione, vedere gente che indossa la tua maglietta oltre oceano e ogni tanto leggere qualche recensione positiva o negativa che sia. Il disco è uscito a giugno in versione CD digipak, mentre per quanto riguarda il doppio vinile uscirà il 30 novembre.

Giusto da poco abbiamo appreso che l’edizione colorata in copie limitate è andata a ruba in appena due giorni dall’annunciato pre-order. Adesso siamo in attese di ricevere quelle che andranno a rimpolpare il nostro store personale. Be’, direi che tutto sommato stiamo avendo un riscontro positivo e ne siamo contenti.

HAUNTED – da sinistra: Francesco Orlando (chitarra), Francesco Bauso (chitarra), Cristina Chimirri (voce), Frank Tudisco (basso) e Dario Casabona (batteria).


Vi definiscono la promessa del doom internazionale, io, invece, credo sinceramente che siate già una conferma. C’è qualche pensiero da parte di critica o pubblico che avete particolarmente apprezzato o meno

Ti ringraziamo infinitamente per le belle parole. Noi apprezziamo in generale qualunque tipo di critica o pensiero rivolto alla nostra musica. Il solo fatto che qualcuno dedichi il proprio tempo mettendosi a sedere e buttare giù qualche parola sulla tua band per scrivere una recensione o passare un brano alla radio, è una gran cosa e questo non può che farci piacere .

Avvicinandoci in dirittura d’arrivo, quali saranno i vostri prossimi passi? Avete già nuove date confermate? Cosa dovremo attenderci dagli Haunted?

Abbiamo da poco stretto un patto con la Blackskull Services che è un’agenzia di management gestita da Jon Davis dei Conan. Quello che possiamo dirti è che col tempo ci siamo resi conto di essere una band in costante cambiamento, sempre più volenterosa di produrre musica, di conseguenza stiamo già pensando a qualche idea per il nuovo materiale.

Siamo giunti alla fine della chiacchierata e, come consuetudine (ringraziandoti vivamente per il tempo che mi hai dedicato ed augurandoti/vi il meglio per tutto) lascio concludere a te l’intervista per come preferisci. Hai tutto lo spazio che vuoi!

Grazie infinite a te per lo spazio che ci hai concesso e, a tutti coloro che ci seguono e ci supportano tramite la tua adorata webzine. Per noi sentirti è sempre un piacere!

A cura di Francesco “Chiodometallico” Russo


Gli Haunted on-line su: Facebook, Instagram, Bandcamp, Bigcartel.

About Francesco P. Russo 11542 Articles
Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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