Intervista ai Winterage

La giovane band ligure apre il “Passaggio Armonico” sul suo mondo, dedicando sempre lealtà e professionalità alla propria Musica. Si rende disponibile, di seguito, l’interessante intervista ai Winterage, rilasciata a distanza di più di un anno dalla data di pubblicazione del debut album ‘The Harmonic Passage’ (recensione qui).

 Ciao ragazzi,ben ritrovati su SDM e grazie per aver accettato questa intervista.

Gabriele: Ciao! Grazie a te per averci concesso questo spazio!

Come nascono i Winterage?

Gabriele: I Winterage nascono otto anni fa, quando io, Dario e Riccardo eravamo poco più che sedicenni: volevamo creare un gruppo Symphonic Metal che utilizzasse anche il violino, seguendo le orme delle bands che più amavamo in quegli anni. Ma la cosa a cui tenevamo di più, era inserire nelle canzoni di stampo Power Metal, le nostre influenze più grandi: musica classica, musica folkloristica irlandese e altri generi di metal, come il Prog. e l’Heavy.

Nel 2011  il primo Ep omonimo. Quanto e come il moniker Winterage è stato ed è importante nelle vostre composizioni?

Gabriele: Ogni band deve avere un nome, ed un nome tendenzialmente identifica un messaggio. Noi lo abbiamo scelto quando eravamo ragazzini, perchè ci piaceva molto suggerire le sensazioni che l’inverno ci regalava, e apprezzavamo la doppia interpretazione che i fan potevano dare al nome per via dei suffissi “Age” o “Rage”, accostandoli alle nostre canzoni più melodiche piuttosto che a quelle più aggressive.

Il vostro logo sembra rappresentare  un koivu, la tipica betulla della regione lappone o ha un significato particolare per voi? Dunque, avete preferenze musicali che potrebbero aver influenzato la struttura dei brani?

Gabriele: L’albero del logo ha effettivamente un significato molto profondo per noi (o almeno per me), ma devo ammettere che non avevo mai sentito parlare del “koivu” prima d’ora (ndr, ride). L’albero è un simbolo, ha una forma unica e rappresenta solo con la sua presenza e figura, un’idea. Con le radici salde nel terreno e i rami protesi verso l’alto passando per il tronco, descrive a mio parere la vita di un uomo, il quale ha un bagaglio culturale e comportamentale ben radicato nella storia e nelle tradizioni del passato. Tutto questo viene da lui vissuto ed interpretato nel presente, crescendo egli stesso piano piano, diventando sempre più consapevole e maturo fino ad ottenere dei risultati, delle domande, dei desideri, dei sogni, che si protendono ramificandosi verso l’ignoto. E’ un’immagine assolutamente affascinante. Passando alle preferenze musicali, devo dire che le maggiori band del nostro genere hanno influenzato (se non formato) il nostro modo di scrivere ma, come dicevo prima, le influenze derivanti dalla musica classica e tradizionale irlandese incidono non poco sulla struttura dei pezzi che vedono al loro interno inseriti sia reel irlandesi che citazioni derivanti dal repertorio lirico/sinfonico dei grandi compositori del passato.

‘The Harmonic Passage’, rappresenta una sorta di svolta, è un album fresco, geniale e soprattutto d’impatto immediato. Come nasce, dunque un “Winter-pezzo” ?

Gabriele: Grazie mille per l’apprezzamento! I nostri pezzi nascono in vari modi, per questo spesso tra loro sono molto diversi. La maggior parte vedono la collaborazione di tutti e tre i compositori della band, altre volte invece un brano nasce dalla mente di un singolo e quindi porterà più influenze derivanti da quel compositore. Premetto che tutti noi apprezziamo molto le influenze degli altri, quindi anche nel caso che un pezzo venga scritto da una persona sola, siamo sicuri che piacerà anche agli altri. Sotto quest’aspetto siamo molto fortunati, nonostante siamo in tre ad avere le mani in pasta, abbiamo scoperto col tempo di avere una certa empatia che ci fa apprezzare molto il lavoro degli altri, sentendolo quasi nostro e quindi avendo gli stimoli necessari per svilupparlo e continuarlo fino a formare una vera e propria canzone.

Avete registrato magistralmente ‘The Harmonic Passage’ presso gli studi della Nadir Music con una vera orchestra diretta dal Maestro Alessandro Sartini. Quali sono state le difficoltà nel conciliare le diverse fasi?

Gabriele: E’ stato un grande lavoro indubbiamente. Difficoltà a parer mio non ce ne sono state molte, direi più che altro che ci sono state delle fasi che hanno richiesto più tempo di altre. E’ stata necessaria a monte una specifica preparazione del lavoro e dell’organizzazione delle sessioni di registrazione; devo dire che in questo è stato fondamentale Alessandro, il quale ha saputo dirigere magistralmente il lavoro di tempistica e logistica. Altri momenti difficili sono stati quelli della selezione delle tracce orchestrali da utilizzare, visto che di ogni riff avevamo moltissime takes per ogni sezione e strumento: c’è voluta un’intera settimana solo per selezionare quelle da utilizzare! Un’altra fase delicata è stata quella del missaggio, in quanto trovare un buon equilibrio tra la parte metal e quella orchestrale non è così scontato nella nostra musica. Inoltre tutto era molto relativo alla traccia che stavamo editando, non c’era mai un volume “assoluto” o costante che noi potevamo utilizzare sempre.

‘Forest Of Consciousness’ e ‘The Legend Of The White Tannenbaum’ sono ulteriori due singoli all’attivo. Il primo è stato composto per un avvenimento particolare. Le vostre impressioni a riguardo?

Gabriele: Sono entrambe canzoni che a noi piacciono molto nonostante si discostino un poco dal nostro principale sound. “Forest of Consciousness” è stata scritta appositamente per un film horror e quindi abbiamo cercato di rendere determinate sonorità, sempre cercando di mantenere il nostro sound symphonic; inoltre è servita anche per far conoscere la voce di Daniele al pubblico, dopo un EP strumentale e in attesa del disco full-lenght ci sembrava un buon modo per presentarlo ai fan.

“The Legend of the White Tannenbaum” è nata un po’ per scherzo, raccoglie molti dei temi tradizionali natalizi in un unico medley, composto in chiave Symphonic, Power e Folk metal. Questi temi sono stati inseriti formando una vera e propria canzone organica, quindi abbiamo pensato a quale tema avrebbe potuto fare da strofa, quale da ritornello e quale da parte centrale. Per noi è un brano molto riuscito che descrive al 100% il nostro sound e le nostre capacità compositive e di arrangiamento… e dire che l’idea ci è venuta a metà dicembre, quindi nel giro di una settimana l’abbiamo scritta, arrangiata e registrata ed è uscita sugli Stores online proprio il giorno di Natale! E’ stato un gioco ben riuscito.”

Tra la discografia dei Winterage, c’ è un vostro brano preferito, che vi appartiene più di un altro e, in tal caso, perché?

Gabriele: Difficile dirlo… come dicevo, essendo pezzi molto diversi tra loro, ognuno mi piace per qualche sfumatura particolare che gli altri non hanno. Detto questo (ed essendo molto di parte), devo dire che Son of Winter, The Harmonic Passage ed Awakening sono quelli che preferisco in assoluto. Il perchè è semplice: Son of Winter esprime una dolcezza a me molto cara che viene raccontata dalla voce di Silvia Traverso, la quale ha un timbro che a me piace davvero molto: la canzone stessa è stata ispirata da essa; The Harmonic Passage presenta un po’ tutti gli elementi Winterage ed ha un sound che si avvicina molto a quello dei Rhapsody, mio caposaldo in quanto ad influenze musicali; Awakening ,invece, perchè scriverla è stato quasi come subire un parto cesareo (ndr ride, “non credo proprio”), è quella più complessa del disco sia per struttura che per spessore sinfonico: credo sia l’unica che vede impegnata l’orchestra dall’inizio alla fine, il risultato però è molto lineare e chiude il disco in maniera del tutto soddisfacente a mio parere.

Dario: Sicuramente La Grotta di Cristallo, che tra i pezzi di mia composizione è a mio avviso quello più riuscito. La storia degli ultimi giorni di vita di Merlino mi affascina profondamente, e sono contento di essere riuscito a renderla in musica. E’ in tutto il disco il brano in cui le influenze folk a me tanto care si affermano con più forza, e l’atmosfera che si crea mi piace moltissimo.

Daniele: Potrei dire Panserbjørne nel quale c’è molto di mio e nasce perché all’epoca ero “invasato” di “Queste Oscure Materie” di P. Pullman. Ma in realtà è The Harmonic Passage che più rappresenta  alcune fasi difficili della mia vita: il desiderio di fuga dallo squallore, nelle proprie fervide fantasie dove solo lì ti senti invincibile, come un Demiurgo che plasma il mondo a suo piacimento. A questa ingenua illusione di onnipotenza si ricollega Awakening, ossia la presa di coscienza del rischio di rimanerne prigionieri invece che farne una virtù. L’intera positività del disco stesso collassa su quel brano i cui temi sono la disillusione e la crescita personale. Quindi entrambi i brani? No, sempre il primo, preferisco rimanere bambino… (ride ndr)!

Luca: In tutta la discografia dei Winterage, secondo me, ci sono un gran numero di pezzi fantastici e sinceramente non è stata cosa facile avere una canzone preferita visto che mi piacciono tutte moltissimo! Comunque dopo averli suonati molte volte, posso dire con certezza che il mio pezzo preferito è “The Harmonic Passage” con l’annessa “Overture in Do minore”. Questo pezzo secondo me è molto particolare in quanto riesce a infondere sia in chi ascolta che in chi lo suona, lo stesso tipo di energia ed entusiasmo visto che è molto spinto. Inoltre riesce anche a racchiudere un gran numero di generi musicali: folk, power, etc. Questo pezzo resta e resterà il mio preferito in assoluto!

Nel mese di Agosto 2015 avete organizzato un “Winter-ritiro”. Possiamo affermare che siete a lavoro su un nuovo album? Un ricordo divertente di queste giornate?

Gabriele: Assolutamente, stiamo lavorando su del nuovo materiale e abbiamo abbastanza bene chiaro in mente che tipo di sound vogliamo per il nostro secondo capitolo. Durante il ritiro in montagna lo abbiamo delineato e dopo qualche giorno si stavano iniziando a creare delle sonorità interessanti. Purtroppo è durato poco, per fare questo genere di cose serve qualche giorno per abituarsi al distacco dalla realtà per poi riuscire ad immergersi totalmente nelle sonorità che stavamo creando. Non abbiamo avuto molti giorni per stare insieme e solo quando dovevamo tornare alle nostre vite, sentivamo che avevamo realmente appena iniziato a comporre con una vera empatia sonora. Ci siamo presi del tempo per camminare nella natura e poi scrivere musica senza limiti né di orario né di sound.

Devo ammettere che ora ci troviamo spesso in difficoltà a valutare il materiale nuovo, visto che l’album di debutto ha riscosso un discreto successo, ci poniamo sempre il dubbio sulla validità delle nuove idee e abbiamo perso un po’ la naturalezza e le chanches di errore; mi pesa molto questa cosa ma credo che sia inevitabile vista l’evoluzione che abbiamo avuto dal primo disco. I nuovi pezzi quindi saranno il risultato della scelta del materiale migliore, smistato tra molte altre alternative… speriamo possano convincere voi come hanno convinto noi! Un ricordo divertente lo ho legato al cibo mangiato in quei giorni… se siamo stati fortunati a trovare un buon alloggio a poco prezzo, sono sicuro che abbiamo speso almeno il doppio dei soldi in latte, formaggio e salumi tipici del posto!

Per non parlare delle gare di resistenza mangiando i peperoncini piccanti che aveva portato Daniele. Conservo un bel ricordo di quei giorni, in cui le ore del giorno e della notte si confondevano e ogni momento era buono per buttare giù qualche idea musicale.

Invece, come ricordate il vostro ingresso nella band?

Gabriele: Mi ricordo quando da ragazzino fantasticavo sul creare una band in cui potesse esserci anche il violino…era agosto ed ero in vacanza in montagna, mi sentivo spesso con Dario e ci scambiavamo molti consigli sui gruppi che ci appassionavano di più. Così decidemmo di iniziare a scrivere anche noi, utilizzando le competenze musicali che stavamo apprendendo in quegli anni, ma soprattutto una buona dose di fantasia e di pura incoscienza.

Dario: Alla fine del 2008, da poco iniziato il liceo, ho iniziato a suonare con Gabriele, mio vecchio compagno delle elementari, qualche brano leggero per pianoforte e violino. Ci vedevamo a casa mia e, tra un pezzo di Ludovico Einaudi e l’altro, ci siamo resi conto di una forte unità di intenti: in realtà volevamo fare il Power. E questa è la breve storia della mia entrata nella band: due pivelli gasati che giocano a fare i Rhapsody (ride ndr)!

Daniele: Ricordo che molti anni prima avevo cantato in una band scioltasi dopo pochissimo tempo nella quale suonava un violinista: l’idea era proprio di suonare qualcosa a cavallo tra il folk, il symphonic e il power metal, ma non sapevamo ancora bene cosa… la voglia di fare: questa mi era rimasta anche dopo che il gruppo si era sciolto. Poi un giorno, dopo anni… puf! Salta fuori un certo Gabriele Boschi che mi contatta per puro caso e in modo gasatissimo (ricordo ancora l’entusiasmo che trasmetteva quella e-mail), chiedendomi se volessi fare una prova con loro. Potete immaginare la mia gioia nello scoprire che suonavano esattamente il genere particolare a cui avevo intenzione di dedicarmi!

Luca: Come dimenticare il mio ingesso nella band! Ricordo che all’epoca cercavo un gruppo con cui poter fare la mia prima esperienza live per uscire dal “nido” dello studio in cui praticavo e pratico quotidianamente batteria. Ricordo ancora quando venni contattato da un esemplare di Gabriele Boschi (ride ndr) che mi propose di fare un prova con loro in sostituzione del precedente batterista; accettai e iniziai a studiare i pezzi. Ricordo che alla prova ero agitatissimo ma andò tutto liscio ed ora posso dire di aver trovato non solo un gruppo, ma anche una famiglia con cui condividere moltissime esperienze.

Come e se sono cambiati i Winterage rispettivamente ai primi anni e al momento creativo?

Gabriele: Siamo cresciuti molto. Come ho già detto, all’inizio eravamo dei ragazzini e non sapevamo minimamente come girava il mondo della musica rock, semplicemente facevamo quello che ci piaceva. Successivamente abbiamo avuto molte esperienze che ci hanno fatto aprire gli occhi su quello che realmente vuol dire fare musica rock nel 2000. L’esperienza della registrazione dell’EP ci ha fatto capire come ci si muove in uno studio di registrazione, ed ha creato le basi sulle quali abbiamo potuto registrare l’album di debutto. Quella è stata in assoluto l’esperienza più importante come band, abbiamo fatto molti errori ingenui che non commetteremo più una seconda volta. Siamo cambiati molto anche in fase live, abbiamo imparato che una buona band studia nel minimo dettaglio come si svilupperà lo show oltre che suonare precisamente la propria musica, per riuscire a sfruttare al meglio quelle poche decine di minuti che ha per dimostrare al pubblico quello che vale. Inoltre tutti questi anni di concerti ci hanno fatto trovare una bella empatia di gruppo che ci regala ancora più carica sullo stage.

I Winterage in tre aggettivi?

Gabriele: Dinamici, emozionali, ambiziosi.

Dario: Belli, bravi, intelligenti. E modesti.

Daniele: Entusiastici, poliedrici, vivi.

Luca: Epici, vivi, innovativi.

Un messaggio per i vostri sostenitori?

Gabriele: Vi giuro che non vediamo l’ora di darvi nuova musica! Stiamo valutando varie idee, e decidendo come muoverci in tale verso ma state certi che presto sentirete parlare nuovamente dei Winterage!

Bene ragazzi, attendendo con ansia un nuovo e strepitoso album, vi saluto. Aiutatemi a ricordare i vostri contatti promozionali che sono?

Gabriele: Lo attendiamo tanto anche noi! (ride ndr) Potete consultare il nostro sito winterage.net o contattarci tramite la nostra mail: [email protected]; oppure potete rimanete aggiornati su tutte le nostre news sulla pagina Facebook! Stay Winter!

A cura di Benedetta Kakko Delli Quadri

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