Intervista ai Progenie Terrestre Pura

A distanza di sei anni abbiamo il piacere di ospitare nuovamente i Progenie Terrestre Pura, che quest’anno hanno rilasciato il loro nuovo – e secondo – album intitolato ‘oltreLuna’ tramite Avantgarde Music. Di seguito la nostra intervista alla band, rappresentata da Davide Colladon, chitarrista e compositore di PTP.

Progenie Terrestre Pura, come nasce la band e cosa significa il vostro nome?

Nasce nel 2009 da una mia idea, supportata dal precedente vocalist e co-fondatore Nex[1]. Insieme, abbiamo plasmato l’entità Progenie Terrestre Pura, nome che coniò proprio Nex[1]. L’idea a riguardo [del nome] la si può trovare nella nostra primissima composizione, ovvero l’omonima traccia presente in U.M.A., il nostro debut album. Sostanzialmente identifica i figli “puri” della terra, quelli non ancora “contaminati” dalla tecnologia (a livello fisico) ma anche mentale: noi, la nostra generazione, il nostro tempo, potremo essere la transizione.

Quali influenze musicali vi hanno portato a creare questo vostro stile molto particolare? Oltre alla musica, quali altre influenze si possono ritrovare nel vostro progetto?

In passato libri, Asimov su tutti, e film. Oggi, personalmente, ho lasciato indietro i libri seguendo più i disegni, quindi fumetti/manga vari, e continuo con i film. Musicalmente siamo piuttosto delle spugne, ma possiamo identificare generalmente il black metal e lo psybient come nostro motore iniziale, poi seguito da innumerevoli artisti e sonorità come fonti d’ispirazione.

“oltreLuna” è il vostro secondo album, che ancora una volta corre su due binari paralleli. Da una parte le sonorità black metal con influssi da ambient spaziale, dall’altra inserti di elementi più elettronici fino alla dubstep. Elettronica e metal estremo nel vostro progetto convivono strettamente, il che che normalmente non avviene nel mondo metal. Da cosa dipende questa scelta?

Pensavamo fosse semplicemente il miglior binomio per descrivere ciò che avevamo in mente, oltre che dare al tutto una buona personalità. Il primo album rispecchiava più fedelmente l’idea di (black) metal + elettronica (psybient, goa, idm): con oltreLuna si sono mischiate un po’ mischiate le carte ma certamente il concetto alla bse rimane il medesimo.

E come album come si è sviluppato?

Come in passato, ho scritto il grosso delle canzoni (delle demo più o meno finite) di mio pugno, e successivamente abbiamo limitato / modificato / aggiunto / tagliato tutti insieme (oggi più che in passato) per renderle definitive. C’è chi ha apportato quella modifica, chi quell’altra, chi ha scritto le chitarre/chi il basso/chi ha cantato e così via, e tutti insieme abbiamo portato oltreLuna al suo compimento.

Rispetto al precedente full-length, cosa avete cambiato e come siete cambiati voi, musicalmente, in questi 4 anni?

Emanuele (voce e lyrics, nda) e Fabrizio (basso e produzione, nda) sono presenti da questo album solamente, e Nex[1] non è più presente nel progetto, quindi posso parlarti solo a livello personale. Sicuramente c’è più consapevolezza, più capacità (credo e spero) a livello compositivo; una certa “sfrontatezza” nel proporre musica con una certa personalità credo di averla mantenuta, in quanto con OltreLuna penso di aver seguito fedelmente i miei obiettivi rischiando anche qualcosa in termini di apprezzamento da parte di chi seguiva il progetto.

A livello pratico non penso di essere migliorato, tecnicamente parlando forse sono anche peggiorato col mio strumento in quanto non suono più come un tempo; brutto vizio dover andare a lavorare. A livello personale, è cambiato tutto e niente in fondo. Senza scendere nel dettaglio, il tempo è sempre meno e la vita che sta al di fuori del progetto è sempre più ingombrante.

Le cose non andranno mai veloci come mi auspico ogni volta. Ormai devo selezionare con cura quando occuparmi di q[T]p, ma per certi versi do anche più valore al tempo che vi dedico; in effetti ho pianificato molto (per necessità).

Ho in mente il proseguo del viaggio e la sua (epica) conclusione.

la copertina di ‘oltreLuna’

La cover del disco mette fin da subito in chiaro cosa ascolteremo. Quanta cura mettete nella realizzazione delle cover degli album?

Vitale/essenziale/imprescindibile a dir poco. Dedicammo molto tempo per trovare Alexander Preuss a suo tempo, tantissime ricerche, ore ed ore a discutere (io e Nex[1]) su come dovesse essere la controparte visiva di q[T]p. Ricordo bene quel periodo: c’era una certa dose di “stress” (per così dire, o meglio dire un po’ di pressione) ma fu davvero esaltante, un po’ come quando prese forma U.M.A. e realizzammo di averlo composto noi. Era tutto nuovo, tutta un’incognita su come sarebbe stato accolto un lavoro con musica così “strana” e una cover da “videogioco” come qualcuno disse poi, per fortuna in senso buono (credo). Ovviamente, abbiamo continuato con Alexander, e continueremo con lui nei nostri Full.

L’elemento fantascientifico che caratterizza il vostro sound vi allontana dal black più classico. Come vi raffrontate ad esso?

Lo ascolto, e lo apprezzo o meno a seconda del disco. Normalmente, in assoluta tranquillità, come tutti gli altri generi del resto. Io ho dato la mia versione del black metal, che è piuttosto atipica, ma se qualcuno tira fuori grandi dischi alla vecchia maniera beh: grande! Me lo ascolterò volentieri. Tra l’altro, quest’anno il miglior disco black metal per me è Verity dei Nokturnal Mortum, nessun dubbio, e nel mio palmares del 2017 per il miglior album dell’anno se la gioca con ‘Through the Mirror’ degli Endon.

Invece cosa ne pensate del mondo metal italiano e di come questo accoglie produzioni sperimentali?

Onestamente non saprei. Nel senso che dovrei almeno conoscere in parte questo “mondo metal italiano” e io sono proprio al di fuori di tutto questo “mondo” o di altri mondi musicali, a dirtela tutta. Emanuele senzaltro saprebbe rispondere meglio, più informato e ha visto la realtà della scena piuttosto bene penso.

Io più di qualche recensione non leggo. Ho letto quelle su OltreLuna, e se può essere considerato sperimentale (almeno all’interno del “mondo metal”) mi pare la reazione sia piuttosto positiva. Se la tua domanda voleva essere “in Italia, siamo tendenti all’open-mind con la musica sperimentale?” la mia risposta è: “lo spero”.

Bene, grazie per il tempo concessoci e alla prossima!

Intervista a cura di Luca Truzzo

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Dj da quando avevo 13 anni, inizialmente ero fondamentalmente legato al mondo della musica elettronica e dei rave. Negli anni i miei gusti si sono ampliati, affiancando alla musica "tamarra" vari sottogeneri del metal. Questa evoluzione di gusti si è poi riversata anche nelle serate da dj, dove propongo anche set dedicati esclusivamente al metal, in particolare folk, post metal, industrial, nu metal e in genere l'estremo di questo mondo. Per meglio conoscere il metal mi interesso a tutto quello che ci gira attorno, cercando di sapere sempre più. Questo mi ha portato ad entrare a far parte di Radio Dimensione web dove al lunedì conduco un programma sul metal, "Underground metal", orientato ai generi meno mainstream.