Intervista ai Messa

Dopo aver recensito il loro nuovo album ‘Feast For Water’, rilasciato di recente via Aural Music, abbiamo avuto l’onore e la possibilità di porre qualche domanda ai doomsters Messa. Di seguito potete leggere l’intervista raccolta da Luca Truzzo.

Ormai avete all’attivo due album, un ottimo debut ed un seguito anche migliore, che hanno in comune un rimando all’acqua, specialmente ‘Feast For Water’. Per ‘Belfry’ spunta visivamente il campanile della città di Curon Venosta, famoso per fuoriuscire dalle acque del lago di Resià, mentre nel secondo album la copertina vedo una persona nel gesto di tuffarsi. Cosa vi ha portato a scegliere questo tipo di copertine?

Ci piace lavorare sull’immaginario della nostra musica, pensiamo che le copertine scelte finora rispecchino perfettamente quello che vogliamo esprimere con i nostri dischi. Abbiamo concepito ‘Feast for Water’ come un seguito diretto di ‘Belfry’, musicalmente e concettualmente. Il campanile chiama a sé i fedeli prima della cerimonia, per poi trascinarli con sé sott’acqua, nel profondo.

Abbiamo scelto questo elemento perché rappresenta l’inizio, la semplicità, la potenza, ed è uno strumento d’iniziazione nelle cerimonie. L’acqua può dare la vita, ma la può anche portar via con sè.

L’acqua diventa un elemento fondamentale in ‘Feast For Water’, vedi già l’intro ‘Naunet’, trasformando l’album in un concept che fonde in sé elementi presi dal primo doom di sabbattiana memoria, con suoni presi da altri generi fino al limite del ambient e del drone. Come avete composto quest’album?

E’ stato un lavoro più lungo e complesso, abbiamo speso molto tempo in sala prove e in studio. Volevamo essere convinti di ciò che avremmo registrato, lasciando al contempo spazio alla creazione e alla libertà. C’è stata una ricerca sonora non indifferente. Le strutture dei pezzi di ‘Feast for Water’ sono più pensate, se così si può dire, mentre gli arrangiamenti di ‘Belfry’ sono più acerbi.

Essendo l’acqua il concept del disco, abbiamo cercato dei suoni che potessero dare l’idea di qualcosa di ‘sommerso’. Tecnicamente parlando, è un disco molto ‘live’ nel senso che chitarre, basso e batteria sono stati registrati contemporaneamente.

Nonostante le influenze che si possono sentire nei vostri brani riuscite sempre a creare un suono originale, mai scontato, con soluzioni anche molto lontane dalla tradizione più prettamente “metallare”. Non temete le critiche di chi pretende che non ci si allontanati dalla “strada maestra”?

Innanzitutto, grazie! Pensiamo che ognuno debba avere la libertà di scelta su quale percorso intraprendere. Musicale, e soprattutto di vita. La volontà e la libertà individuale sono fondamentali. Non temiamo le critiche, ognuno ha i suoi gusti e il suo pensiero sulle cose : noi ci ‘limitiamo’ a fare ciò che ci piace, ovvero creare musica. Più musica diversa si ascolta, più ampie sono le vedute, e si può prendere spunto per creare qualcosa di creativamente più personale e meno scontato.

La strumentale ‘Da Tariki Tariqat’ chiude il cerchio iniziato con una divinità ha un significato particolare questo brano? Il Tariqa è una scuola sufita, è quindi orientata alla ricerca di una suprema verità?

‘Da tariki tariqat’ è l’unico pezzo strumentale all’interno del disco. Significa ‘nell’oscurità, la via’. Ci sembrava un titolo adatto per chiudere questo lavoro. La luce si trova anche nel buio.

Confrontando ‘Belfry’ con ‘Feast For Water’ vi sentite maturati musicalmente?

Forse siamo maturati, forse no. Sicuramente abbiamo approcciato la composizione in maniera diversa, più sperimentale. Abbiamo imparato a dialogare con alcune parti di noi stessi, e con i nostri limiti. Stiamo tuttora migliorando il nostro approccio tra di noi, con collaborazione e rispetto. La musica viene dopo. Se l’energia (positiva o negativa) in una band, riesce ad essere materializzata e incanalata in una ottima maniera, tutto è possibile. Musicalmente parlando, abbiamo speso molto più tempo per creare ‘Feast for Water’.

Parlando di influenze musicali, quali sono quelle che ognuno di voi ha portato nella band e come siete riusciti a farle collimare nel progetto Messa?

Ognuno di noi ha il proprio gusto personale, a volte infatti ci scontriamo. Cerchiamo semplicemente di portare ognuno qualcosa all’interno di questo progetto, siamo molto collaborativi.

Invece per la parte testuale chi se ne occupa e come nascono i vostri testi?

Dei testi se ne occupa la cantante Sara. Sono molto personali, ognuno ha la sua singola e peculiare origine. A volte nascono prima delle strumentali, a volte dopo. Non c’è un modus operandi preciso, ad essere sinceri. Scrivere, come suonare, è una vera e propria necessità, e queste due azioni congiunte riescono a creare qualcosa di significativo.

‘Messa’ come nome è piuttosto particolare, come lo avete scelto?

Cercavamo un nome che avesse un connotato femminile, che rispecchiasse quello che siamo come band. La nostra cantante l’ha proposto, ci è piaciuto e lo abbiamo adottato da subito. C’è un aspetto cerimoniale in quello che facciamo, e sicuramente è collegato al nome di questo progetto.

Oltre a quelle musicali, quali altre influenze compartecipano nella realizzazione dei vostri brani?

Le influenze sono costanti nell’esistenza dell’essere umano, possono derivare dall’arte, dalla letteratura, dal vissuto individuale. Siamo sotto costante e perenne influenza delle cose. Quello che veicoliamo nei nostri brani è un incontro delle influenze di tutti i 4 membri del gruppo.

Al momento della vostra produzione quale brano amate di più e quale maggiormente vi rappresenta?

Sicuramente ognuno di noi ha un brano ‘preferito’ tra quelli che abbiamo scritto insieme. Sarebbe impossibile definire però quale brano ci rappresenta di più, perché siamo ciò che è contenuto in tutti i nostri brani, sebbene diversi tra di loro. Si potrebbe dire che sono tutte sfaccettature della stessa pietra!

Dopo ‘Feast For Water’ avete già in cantiere qualcosa di nuovo?

Per i prossimi mesi ci dedicheremo all’attività live. Abbiamo due tour europei in programma : il primo sarà a maggio, saremo on the road con i nostri amici Discomfort. Suoneremo anche ad alcuni festival durante l’estate. Ci piacerebbe fare un altro tour negli Stati Uniti, vista la fantastica esperienza fatta l’anno scorso, ma ci penseremo più avanti!

A cura di Luca Truzzo

 

 

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Dj da quando avevo 13 anni, inizialmente ero fondamentalmente legato al mondo della musica elettronica e dei rave. Negli anni i miei gusti si sono ampliati, affiancando alla musica "tamarra" vari sottogeneri del metal. Questa evoluzione di gusti si è poi riversata anche nelle serate da dj, dove propongo anche set dedicati esclusivamente al metal, in particolare folk, post metal, industrial, nu metal e in genere l'estremo di questo mondo. Per meglio conoscere il metal mi interesso a tutto quello che ci gira attorno, cercando di sapere sempre più. Questo mi ha portato ad entrare a far parte di Radio Dimensione web dove al lunedì conduco un programma sul metal, "Underground metal", orientato ai generi meno mainstream.