Intervista ai Levania

I tempi cambiano e con essi, si sa, cambia anche la musica. In un’epoca in cui le band cercano di adeguarsi alle continue richieste di un’industria musicale in costante evoluzione, c’è chi, al contrario, dimostra di avere ancora alcune carte grosse da giocare, senza nulla invidiare ai gruppi più blasonati, pronto ad affrontare anche le difficoltà imposte da un panorama sempre più esigente. E’ il caso dei nostrani Levania: in esclusiva per Suoni Distorti Magazine, abbiamo intervistato questi talentuosi artisti il cui intervento ci ha svelato alcune interessanti novità riguardo il nuovo Ep in uscita della band, di cui potrete leggere la nostra personale recensione a breve e alcune altre chicche altrettanto curiose…

Ciao ragazzi e benvenuti su SDM. È un vero piacere per me, per noi ospitarvi! Come va?

ElenaBene!
RichieTutto ok!
FadeAlla grande!
ElenaBenissimo!

Rompiamo subito il ghiaccio e iniziamo a parlare un po’ dei Levania. Vi andrebbe di presentarvi a coloro che, purtroppo, non hanno ancora avuto modo di conoscervi?

FadeMolto brevemente: noi nasciamo circa nel 2008, abbiamo sempre ‘fluttuato’ dai cinque ai sei elementi, oggi ci siamo stabilizzati sui cinque. Avevamo tutti una passione per il gothic metal e abbiamo iniziato a fare musica che non è esattamente quella di oggi, eravamo più symphonic, poi ci siamo evoluti… Abbiamo cambiato, abbiamo sperimentato, è da qualche anno che la formazione è molto stabile con i componenti che vedete qui. Abbiamo realizzato proprio adesso il terzo album, è stato un percorso di questi tre album che è stato proprio sintomatico di quello che volevamo fare nel periodo in cui abbiamo registrato l’album, quindi ascoltando adesso il primo ci sembra obsoleto… però è parte del percorso che abbiamo avuto! Rimane comunque gothic metal, ma secondo me ci siamo evoluti molto. Non si può definire solo gothic metal, sicuramente non è il gothic metal di prima.

ElenaQuindi, anche se vedete una donna scordatevi, toglietevi dalla testa l’idea dell’angioletto che canta, perché non siamo quel tipo di gruppo!

FadeIn realtà, non abbiamo mai voluto essere il classico “female gothic metal” o lo stereotipo di cui avete centinaia di esempi, anche ottimi gruppi, bellissimi!

ElenaOttimi, per l’amor di Dio!

FadePerò abbiamo sempre cercato di essere – forse in maniera un po’ presuntuosa – abbastanza originali! Abbiamo sempre cercato di dissociarci, ma non perché non ci piacciano quei gruppi, anzi… È proprio perché volevamo il nostro sound…

ElenaMa poi perché non è un tipo di musica che ci rappresenta… anzi, sono le band che hanno avuto più storia e hanno fatto la storia del gothic metal e del genere female fronted, però noi non siamo quel tipo di band! Io sono sempre stata un elemento della band, mai la lead vocal, quindi siamo tutti lead, a nostro modo e, soprattutto, non abbiamo mai avuto quell’identità, proprio perché non ci rappresenta. Non c’è il fronted, non siamo quel tipo di gruppo.

FadeNon c’è la front woman.

Il vostro secondo disco, se non erro, è uscito nel 2013. A distanza di cinque anni, ci troviamo per le mani questo EP, “The Day I Left Apart”. Come mai avete scelto di pubblicare un EP e non un terzo disco?

BandBella domanda!

StillVolevamo concentrare il lavoro in cinque pezzi, perché questo genere è molto diverso dal nostro precedente. Ha sfumature totalmente diverse, spinge sull’elettronica, la composizione è diversa, l’arrangiamento è totalmente diverso dalle sfumature che avevamo nei dischi precedenti. Ormai i tempi sono cambiati, quindi abbiamo scelto questa identità che ci rappresenta molto a pieno rispetto agli altri due. Abbiamo, quindi, deciso di fare cinque pezzi ben concentrati e vedere come reagisce anche il pubblico.

FadeTieni conto che, in realtà, ritorneremo subito in studio per il proseguo, quindi, come diceva giustamente Still, è stata una prova del nuovo corso, secondo noi molto felice. In realtà è stato fatto in poco tempo, devo dire che siamo andati veramente dritti come dei treni: la scrittura dei pezzi, la registrazione, il booklet, foto, tutto è stato molto veloce ed è come lo volevamo. Avevamo paura che un LP portasse via troppo tempo e facesse perdere un po’ quella carica, quell’energia, quell’idea che avevamo, che volevamo proprio mettere nero su bianco. Abbiamo visto che l’esperimento è stato positivo, per noi e per il pubblico spero, per cui torniamo in studio subito per altri pezzi!

Elena

L’EP va quindi ad anticipare un prossimo album?

ElenaE’ la prima parte di un lavoro.

FadeChe cosa sarà il proseguo ancora non l’abbiamo definito, però continuiamo a scrivere e torneremo in studio presto. Siamo in fase sperimentale!

ElenaEsatto! Bisogna prenderla un po’ così, questo primo EP è come se fosse un album con una storia che è divisa in due, quindi c’è una prima parte ed una seconda.

FadeNon è escluso, ad esempio, che si potrebbe fare un singolo. È veramente ancora tutto da definire, l’unica cosa sicura è che scriveremo dei nuovi pezzi.

Leggendo i testi, si percepisce – ma forse sbaglio – una sorta di evoluzione introspettiva di un protagonista che ha subito qualcosa che l’ha cambiato in maniera negativa, forse addirittura subendo qualche stress, qualche sorta di violenza.

ElenaSì! È esattamente così! Negli altri album abbiamo analizzato tanti aspetti: saghe mitologiche nel primo, nel secondo, invece, una ragazza si perde all’interno di una biblioteca e ogni libro che legge le permette di fare cose, di vivere le storie dei protagonisti dei libri. Sono dieci canzoni, quindi sono dieci libri che lei prende in mano nella biblioteca e tutto il vecchio album era un concept. Anche questo lo è, perché se l’altra riusciva ad uscire in maniera positiva, invece questa si schiaccia come un gatto in autostrada contro un tir, con tutti i suoi lati negativi.

Il bello è che, inizialmente, la protagonista subisce l’affronto, che può essere quello che uno pensa; ovviamente, io do il mio significato, perché lo conosco bene quell’argomento, quindi c’è questa protagonista che si ritrova a dover rifare i conti con sé stessa e rimettere insieme i pezzi dopo un evento estremamente traumatico. Visto che io e Still siamo abbastanza appassionati di serial killer, psicologie e tutto quello che ci sta dietro, questa volta ho proprio voluto analizzare la discesa negli abissi: infatti, piano piano, nella prima canzone lei capisce che, comunque, si vuole vendicare, vuole cercare di esplorare e capisce anche che il rifiuto del suo aguzzino che, in un certo senso, la rifiutava come persona, ha voluto, ha scatenato in lei l’ossessione per quel tipo di sensazione.

Nella seconda canzone, quindi, dice: “Oh cavolo, però l’ho fatto una volta”, commette un atto – che può essere quello che uno vuole – e si rende conto che, in realtà, lì ha provato piacere, quindi da lì ecco che si arriva al terzo pezzo in cui dice: “Sì, il sapore del sangue secco mi ha dato il mio perché”, “Forse sto arrivando al completamento del mio circolo” e lei, alla fine, si scontra cercando di uscire da questa spirale, perché poi si rende conto che quello che sta facendo non va bene, ma è un palliativo momentaneo che ha bisogno di essere “ricondensato” in un altro evento e va avanti finché non si ferma.

Cosa ha portato alla nascita di questi cinque brani? A chi o a cosa vi siete ispirati per la stesura dei testi? Vi è stato qualche episodio in particolare che vi ha, comunque, influenzati?

ElenaCi sono tante cose nella vita delle persone che a volte ti fanno venire voglia di prendere qualcuno e ammazzarlo, perché ti rendi conto che sei impotente nei confronti delle crudeltà della vita. Io, personalmente, l’anno scorso mi sono trovata ad affrontare una tragedia famigliare pesante e l’unico modo che ho avuto per riuscire ad uscirne è stato elaborare il dolore che provavo per la situazione di una mia familiare molto stretta in questa maniera, perché non sapevo in che modo affrontare la situazione che lei stava affrontando riuscendo a rimanere integra, perché altrimenti ci avrei perso la testa io. Visto, quindi, che l’unica cosa che mi veniva voglia di fare era prendere a pugni qualcuno fino a che non lo distruggevo, fino a che non lo avessi ridotto ad una pappetta, mi sono sfogata nella musica.

Inizialmente i Levania erano più dediti ad un gothic metal vecchio stampo. Con i cambi di formazione, avete virato verso altre sonorità. C’è stata una grossa evoluzione. A cosa è dovuta una scelta simile?

*Risate in generali.*

StillCi siamo ispirati alle sonorità americane, all’industrial, al metalcore perché, comunque, il gothic…

BandNon ci piaceva più. (risate)

FadeC’è da dire anche questo: è vero che è passato un po’ di tempo da “Renascentis” a “The Day I Left Apart”, però nel frattempo ci siamo presi una pausa come Levania. Io e Still abbiamo fatto un progetto, chiamato Deplacement e abbiamo realizzato un CD in stile new wave anni ’80, dark – dark wave, perché è una passione che abbiamo e questa cosa ci ha aperto la strada all’elettronica che abbiamo messo oggi. L’ispirazione di oggi è stata, come diceva Still, un po’ il ‘west coast’, l’onda di Los Angeles che arriva applicata, comunque, al gothic e a tutto quello che vuoi…

RichiePotremmo dire questo, facendo un paragone cinematografico: i primi Levania potevano essere diretti da Tim Burton, al momento la band è diretta da Michael Bay!

FadeCi sta, ci sta!

StillDobbiamo tenere conto che, ormai, la soglia di attenzione delle persone è veramente scesa, quindi dalle canzoni dai quattro ai cinque minuti che facevamo all’inizio, ora le nostre canzoni vanno dai tre minuti, tre minuti e venti, perché deve essere tutto concentrato, tutto carico dall’inizio alla fine, cosa che, negli altri due album, non ci permetteva di fare con intermezzi lunghi, intro che non finivano più. Ascoltando adesso, mi verrebbe da pensare che a volte certi pezzi mi davano più l’idea di un ascolto da camera, più che da live!

FadeSì, ci siamo fatti influenzare anche dall’etichetta, da quelle che sono, effettivamente, le tendenze

ElenaSono stati influenzati da me, parlo di continuo del mio lavoro, del fatto che la soglia di attenzione degli alunni cali di continuo (ride, ndr).

StillQuesto è un altro motivo per cui abbiamo deciso di fare cinque canzoni e non dieci. È tutto un po’ studiato!

FadeCome struttura è più strofa e ritornello, bridge, chiusura e non più intro, come diceva Still… e poi, abbiamo tagliato nel passato. Vi vorrei fare sentire dei demo con delle intro di sette minuti. Li abbiamo ancora eh, li abbiamo ancora!

RichieSe ci fossi stato io ai tempi, glieli avrei fatti tagliare subito!

Infatti è evidente una grossa virata. Dal gothic siete passati a una sorta di industrial metal. Non so, il primo nome che mi viene in mente è legato necessariamente ai Motionless In White, giusto per citarne uno. Visti dal vivo, tra l’altro. Come descrivereste la vostra proposta musicale?

RichieSecondo me, industrial – metalcore ci potrebbe anche stare. Il metalcore dei Motionless In White ha delle sonorità ancora più cupe e più ribassate, noi siamo un po’ più alti più verso le sonorità dei Rammstein o dei Deathstar, per intenderci. C’è quell’elemento di sonorità generale che ci avvicina di più a quell’industrial, poi ci sono alcuni arrangiamenti come le ritmiche che si avvicinano molto al metalcore, però potrei dire più del periodo 2004 – 2008, quindi per dire Bring Me The Horizon, insomma… quel metalcore molto melodico, fatto con ritmiche serrate sotto, ma con la melodia che fa da legante a tutto, quindi ti direi questo, ecco!

Il disco uscirà a brevissimo. Quanto è importante oggigiorno avere alle spalle un appoggio solido fornito da un’etichetta discografica?

RichieBeh, è un supporto! In realtà – e penso che voi siate d’accordo con me – l’uso di un’etichetta indipendente, poiché non parliamo di una major grosse, è un buon supporto per avere una testa in più con cui confrontarsi. È questa l’utilità, magari per avere più conoscenze, per avere una visione diversa, perché noi magari stiamo chiusi in una sala prove o a registrare, invece, magari, il responsabile dell’etichetta ha altre conoscenze, una mentalità diversa e quindi il confronto ed il supporto è importante. Non è un discorso di boss e dipendente, è proprio come se fosse una testa in più con cui confrontarsi.

StillSecondo me c’è anche da considerare che il 70% del lavoro lo deve fare la band, non dobbiamo affidarci alle etichette come quelle che risolvono i problemi o quelle che ci portano a farci suonare chissà dove, a distribuirci chissà dove. Il 70% almeno, o addirittura l’80%, è sempre della band!

Elenaè anche vero che, ovviamente, il 70% del lavoro sta a quelli che sono seduti qua, però, secondo me, nonostante tutto, avere una etichetta nel 2018 ti serve ed è fondamentale per una band essere supportata, perché sai che, comunque, c’è qualcuno pronto a mettere il suo marchio sul tuo prodotto, quindi, in un certo senso, a “giustificare la tua musica”. Anche a livello di presentazione, per quel che riguarda festival, serate, locali e quant’altro, io mi metto nei panni dei gestori e dei direttori artistici di queste ‘baracche’, che costano una barca di soldi e vite spese a sacrifici per tenere insieme quei barconi lì, è comunque anche una sicurezza per chi ti deve prendere a suonare, che sia il locale di paese o il festival estivo di una certa importanza.

Se non sei supportato da un’etichetta, stai comunque dicendo questo: tu hai il tuo CD, lo possono fare tutti nel 2018. Hai un crowdfunding, quindi sei riuscito a farti una fanbase che ti supporta? Bene, meglio! Già quello può essere un tuo biglietto da visita per un’etichetta! Nel nostro caso, io sono felice di poter avere un’etichetta, perché mi fa sentire tranquilla, protetta e, soprattutto, è un modo per sentire legittimato il mio lavoro per poter andare avanti.

MarkusAbbiamo avuto uno sprint in più!

FadeHanno buttato un occhio, ci hanno dato dei consigli importanti, quindi…

ElenaSì, abbiamo un bel rapporto. Devo dire che siamo fortunati, perché prima avevamo un buon rapporto con la precedente etichetta, stiamo costruendo un ottimo rapporto soprattutto con quella attuale! È una cosa bellissima, perché sai che, comunque, non sono nel tuo paese, sono dall’altra parte dell’Europa, però quando mandi un messaggio e, tempo cinque minuti netti, hai una risposta, un dialogo umano ed è una cosa stupefacente!

Stasera presenterete, per l’appunto, questo album qui all’Alchemica Club, locale che già in passato ha avuto modo di ospitarvi (l’intervista si è tenuta lo scorso 10 febbraio 2018, ndr). È una domanda un po’ off-topic ma che cosa ne pensate di questo posto, dato il successo che sta guadagnando, di volta in volta, anche fuori dall’Italia?

ElenaPer noi venire all’Alchemica è essere in famiglia, quindi siamo abituati a venire qui con cadenza sistematica per fare le nostre prove. Conosciamo le strumentazioni, che sono ottime, ci siamo sempre trovati benissimo, abbiamo un rapporto che va al di là del rapporto professionale, del rapporto umano! Niccolò ha fatto un lavoro pazzesco e tutti i ragazzi dell’Alchemica sono sempre disponibili, motivati, con il sorriso sulle labbra…

Sai cosa? L’Alchemica è una delle ultime realtà che esistano in Italia che fanno dare ancora speranza alla vita del musicista e al musicista in sé. Se non ci fosse una struttura del genere, se ci fosse il solito locale o sala prove distaccata avresti comunque un rapporto asettico, un rapporto abbastanza freddo, distaccato da quello che è la realtà. Qui, invece, ti puoi confrontare e i gestori offrono un’ampia scelta di corsi, master, perfezionamenti. Ti danno la possibilità di entrare in contatto con delle realtà che, altrimenti, sarebbero comunque lontane da te e, per quello che abbiamo vissuto noi, l’organizzazione che troviamo tutte le volte che siamo all’Alchemica l’abbiamo trovata soltanto quando siamo andati a suonare ad un festival a Brussels, in Belgio. È l’unico locale in cui abbiamo suonato in Italia pur ricordando con estremo affetto ed estrema professionalità anche realtà come il Midian che, purtroppo, ha chiuso da poco (ed è anche quello un lutto).

L’Alchemica è comunque una delle poche realtà in Italia con la quale ci siamo confrontati ad avere come locali un impatto e uno stampo europeo. I gestori non ti fanno sentire come il gruppo che deve riempire la serata, ma ti mettono nelle condizioni di suonare bene! Questa, secondo me, è la scelta vincente di questo posto, perché permettendo alle persone di mettersi nelle condizioni di suonare bene, di sentirsi a loro agio sul palco seguendole nei suoni, nella strumentazione, avendo sempre il sorriso e tutto ciò che ne concerne permettono di avere una musica di un certo livello!

Senza fare nomi, ci è capitato di trovarci a suonare in alcune serate, tipo ad Halloween, in posti in cui alla fine della fiera ti dovevi cambiare in bagno in bilico tra una toilette ed un lavandino oppure ti ritrovi in locali in cui ti fanno una testa così prima sulla puntualità e quando arrivi lì, sono proprio i gestori a non essere minimamente puntuali, è ovvio che poi anche la serata ne risenta! I ragazzi dell’Alchemica hanno indovinato la formula giusta per dare il rispetto alla musica in tutte le sue sfaccettature, quindi dalla formazione dello studente e del ragazzo che vuole imparare a muovere i primi passi fino all’esibizione di band europee di calibro notevole, senza tralasciare nessuna delle fasce intermedie. Non c’è niente in Italia che possa essere paragonato a questo locale.

Cosa bolle in pentola per i Levania? Quali saranno i vostri progetti futuri?

ElenaDi sicuro ci saranno dei video promozionali per questo album, il lyric video più tutto quello che verrà dopo. Ci stiamo organizzando per cercare di girare per locali il più possibile, stiamo cercando di capire come fare a mettere il piedino fuori dall’Italia e cercare di andare un po’ in giro quest’estate o, comunque, nei prossimi tempi. Come diceva Andrew, poi, tra poco ci richiuderemo in sala a registrare altre cose, però i prossimi passi saranno quelli, quindi video, lyric video, video live e suonare, suonare, suonare!

FadeIl video live sarà nell’immediato futuro, poi vediamo… sicuramente, entreremo in studio, ci saranno nuovi pezzi, vedremo più avanti anche per il video di un nuovo singolo, è ancora tutto da discutere, mentre per quello che riguarda l’album live, siamo sul pezzo al 100%!

MarkusNon anticipiamo nulla!

Fade Praticamente abbiamo detto tutto! (risate in generale, ndr).

Intervista e foto a cura di Arianna Govoni