Intervista ai Let Them Fall (la parola a Rita D’Aniello e Gabriele Catoni)

La classe non è acqua… e di classe, i Let Them Fall, ne hanno da vendere. La nuova sensation del panorama metalcore italiana è una delle poche band che, finalmente, mette in scena una proposta competitiva con le realtà internazionali. Forte di un debutto (‘Wolftales’) che ha permesso alla band di estendere questa proposta musicale oltre i confini dello stivale, il combo di Grosseto è pronto a far conoscere ulteriormente la propria musica a coloro che sono sempre alla ricerca di qualcosa di fresco, di innovativo, cercando di diffondere il più possibile un messaggio forte e molto importante.

In esclusiva per i lettori di SDM, vi presentiamo in anteprima un’intervista piuttosto dettagliata condotta con i due cantanti della band, la dolcissima Rita D’Aniello ed il talentuoso braccio destro Gabriele Catoni che così si raccontano ai nostri microfoni!

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di SDM. Per noi è un grosso piacere ospitarvi. Oggi siete nuovamente a Bologna, ma di questo ne parleremo a breve. Siete belli carichi?

RITA: Assolutamente sì!

Allora, vorrei iniziare questa nostra chiacchierata partendo da una domanda molto semplice ma forse scontata: vi andrebbe di darci un breve accenno biografico per coloro che, purtroppo, non hanno ancora avuto modo di scoprirvi?

RITA: Noi siamo un gruppo di Grosseto, Let Them Fall. Siamo nati nel 2012, inizialmente con delle radici hardcore-punk, infatti inizialmente abbiamo pubblicato un primissimo EP che si chiama “No More Silence” con tematiche sociali, molto sull’hardcore old school; successivamente siamo maturati con il suono, abbiamo affinato delle sonorità differenti e siamo passati al metalcore con “Of Kings And Heroes”, un Ep che ci ha permesso di suonare parecchio a livello italiano e a livello nazionale, anche a livello estero, nell’est Europa soprattutto, dove abbiamo fatto un tour nel maggio del 2016. È il primo EP che ci ha indirizzo nella via del metalcore, in cui abbiamo inserito degli elementi orchestrali che rimandassero all’epoca medioevale e tutte le sonorità di quell’epoca, insomma!

GABRIELE: Diciamo che era un modo per dare una tematica alla nostra musica che rispecchiasse un po’ la nostra passione per tutto ciò che sono le colonne sonore cinematografiche, l’ambientazione fantasy e queste cose qua! Volevamo trasferire questa nostra passione, una passione che ci accomuna tutti, nella nostra musica! Ci sembrava il modo migliore per esprimerci tramite quello che ci piace!

RITA: Quindi da “Of Kings and Heroes” che ha, appunto, tematiche cavalleresche poi siamo passati a “Wolftales”. Il disco è stato anticipato da tre singoli: il primissimo “Fenrir”, che ci ha permesso di ottenere un ottimo riscontro da parte del pubblico a livello internazionale, su Youtube, su Spotify, sui vari stores digitali… Successivamente abbiamo pubblicato “Wintersun” e poi “Midgard”, che è stato poi il singolo di lancio dell’album, uscito appunto ieri (l’intervista si è tenuta allo SpazioEco di Casalecchio di Reno – Bologna in data 10 marzo 2018, ndr). Si intitola “Wolftales” e ha tematiche nordiche, quindi vichinghi e tutti questi elementi della mitologia norrena, che poi ritornano anche nei testi e raccontano, appunto, le esperienze di ogni giorno, sempre con tematiche nordiche; infatti nel disco abbiamo tutti nomi inerenti alla mitologia norrena, ai vichinghi. Abbiamo fatto “Midgard”, dove nel video è palese un cavaliere che si scontra contro una vichinga e abbiamo cercato di studiare al meglio questo concept. Oggi siamo qui allo SpazioEco a promuovere il nostro album, oggi abbiamo il release party e siamo pronti a spaccare!

Con un paio di EP e di singoli pubblicati in rete all’attivo, finalmente i Let Them Fall hanno dato alle stampe questo nuovo lavoro, ‘Wolftales’. Se doveste descrivere l’album con sole tre parole, come lo descrivereste?

RITA: Io dico melodico.

GABRIELE: Io direi evocativo.

RITA: E riflessivo!

Un’altra cosa a cui prestate molta attenzione e cura nei dettagli è legata ai video. Quanto è importante, per voi, il videoclip stesso? Quanta cura dedicate alla realizzazione dei video?

GABRIELE: Partiamo dal presupposto che, semplicemente, un buon video riesce a risaltare una buona canzone. Un video mediocre la affossa, o almeno, io la penso così, ossia quando vedi un video, a questo punto è meglio che tu ascolti solo la canzone che vederla con un video fatto magari un po’ male, mentre, invece, se vedi un bel video non fa altro che accrescere ciò che provi… perché comunque è tutto un contesto. Provi cose, emozioni su più livelli, sia a livello visivo, che a livello auditivo! È tutto un contesto che si crea, è un’unione di cose che, secondo me, è alla base della comunicazione, una canzone o, comunque, dell’arte in generale!

Noi abbiamo sempre cercato il meglio, perché ci sono capitate esperienze in passato in cui non siamo rimasti soddisfatti della performance del videomaker, intendo i primi anni in cui suonavamo e quindi abbiamo deciso di trovare una persona che fosse di fiducia a cui affidare la parte visiva del nostro concept. Secondo me, Matteo Ermeti è stato una grandissima scoperta e non ci ha mai, mai deluso! Siamo disposti a richiamarlo più volte anche per i prossimi lavori, non solo per questo disco, se ci saranno… Qualsiasi cosa sia, lui è l’uomo che fa per noi!

È molto importante la realizzazione del video e la curiamo particolarmente, sia sul piano della storia, sia sul piano del playback. Per quanto riguarda la storia, cerchiamo sempre di collegare tutti i video, non so se ci hai fatto caso: guardandoli, ci sono degli elementi ricorrenti, come appunto la spada, l’amuleto o gli stessi personaggi. Abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare più volte con uno stesso attore, che è un nostro amico, Davide, il che è una fortuna anche questa, quindi cerchiamo di creare qualcosa: come il nostro album, alla fine, è un viaggio, è una storia, anche i nostri video devono essere una storia, deve avere una sorta di trama… quindi per noi è molto, molto importante la realizzazione dei video.

Anche se non sembrano collegati tra loro a primo impatto, i vostri video, finora, hanno seguito una storyline ben precisa: nei video finora presentati, abbiamo trovato il cavaliere, la vichinga, la ragazza che raccoglie l’amuleto dalla spada e via discorrendo. Vi andrebbe di accennarci qualcosa di più? Avremo modo, forse, di scoprire altro ancora con il prossimo singolo?

GABRIELE: Sicuramente sì, perché noi siamo intenzionati a portarla avanti questa cosa. Pensa: è comunque un concept – o comunque una storia – che è iniziato ancora prima del disco: già nell’EP vecchio c’erano questi elementi, abbiamo ripreso il cavaliere, la spada ecc… la spada è sempre la stessa, tra l’altro! Probabilmente svilupperemo ancora e, visto che ci sono in ballo anche altri lavori futuri che vogliamo fare, cercheremo di fare come la Marvel: c’è un universo infinito in continua espansione! Cerchiamo di farci venire sempre più idee e regalare, comunque, a chi ci segue un’esperienza, di farli entrare nel nostro mondo. Vogliamo fare questo, perché secondo noi è importante creare un rapporto di fiducia con chi ci segue, con quelle persone che iniziano ad aspettarsi qualcosa.

Ricollegandomi alla domanda precedente, l’amuleto è, effettivamente, l’oggetto chiave di questi video. Che cosa rappresenta?

GABRIELE: Nel video di “Wintersun”, noi vediamo che l’amuleto viene gettato in mare, mentre nel video di “Midgard” si vede chiaramente che l’amuleto viene messo sulla spada, in “Wintersun”, invece, è stato preso dalla spada… quindi, ovviamente, “Midgard” è un video antecedente. A livello cronologico si è visto solo dopo, quindi è un prequel, se possiamo dire. Per me è importante che ognuno lo interpreti a modo proprio, non ci deve essere una vera e propria spiegazione a tutto quello che succede. Mi piace che una persona prenda le nostre canzoni o i nostri testi e li interpreti a modo proprio.

Io posso dirti come la penso io: l’amuleto rappresenta un po’ il fardello che portiamo, il passato di cui uno ad un certo punto si libera per poter andare avanti e migliorarsi, perché, comunque, come diceva prima Rita, alla base dei nostri testi non c’è altro che una continua ricerca di auto-miglioramento attraverso le esperienze di tutti i giorni. Tu, magari, vedi nel nostro concept personaggi altisonanti, romanzati, tipo l’eroe, il cavaliere, il re, il saggio, ma in realtà rappresentano dei valori umani che viviamo tutti i giorni, come la paura di affrontare qualcosa o il coraggio di affrontarla comunque, l’onestà nel dire “Io questa cosa non la faccio, perché andrebbe contro i miei principi”… Sono valori umani!

Noi costruiamo attorno una sovrastruttura un po’ fiabesca, ma in realtà non è altro che quello che viviamo ogni giorno e non solo noi Let Them Fall, ma tutti, perché io quando suono non vengo a raccontarti la mia storia, ma vengo a raccontarti la tua, la nostra. L’amuleto, quindi, rappresenta tutto questo fardello dell’inerzia, dell’essere immobile in un punto in cui tu ti liberi per poter andare avanti e per essere domani una persona migliore di quella che sei oggi e di quella che eri ieri. Questa è la mia interpretazione.

Uno degli ultimi singoli che avete presentato, tra l’altro uno dei miei preferiti, ‘Midgard’ (qui il video, ndr), ha ricevuto tantissime visualizzazioni e ottimi riscontri. Vi aspettavate un entusiasmo simile?

RITA: Personalmente io l’ho vista così: da “Fenrir” è sempre stato un gradino sopra, il nostro percorso è sempre stato graduale, è sempre stato più avanti, quindi non dico che me lo aspettavo, ma lo speravo fortemente! Speravo che la gente che ci aveva risposto positivamente a “Fenrir” potesse apprezzare anche tutto il continuo della nostra storia… quindi non me lo aspettavo, ma ci ho sperato tanto e sono contenta che sia arrivato. Sono parecchio soddisfatta del risultato di “Midgard” e spero anche che l’album, a questo punto, possa prendere quella strada lì.

Copertina di ‘Wolftales’ dei Let Them Fall (2018 Antigony Records)

Ho avuto modo di ascoltare l’album quando avete reso disponibile lo streaming dello stesso. Inutile dirvi che io ero commossa. Di rado mi capita di ascoltare dei dischi così belli. A distanza di appena qualche giorno dalla pubblicazione, avete già avuto modo di confrontarvi con le opinioni della stampa e dei vostri stessi fan? Come è stato accolto il disco?

RITA: Sì, sono già uscite un paio di recensioni, tutte e due molto positive, con voto 8.5! siamo usciti come “Hot Album” su Fissocore e sì, pian piano stanno uscendo sempre nuove recensioni, soprattutto grazie al lavoro di Antigony Records che ci sta dando una spinta veramente enorme. Non potevamo chiedere di meglio! è grazie a loro se questo disco sta girando al meglio, nel modo giusto. A breve arriveranno tantissime altre recensioni!

Come dicevo all’inizio della chiacchierata, oggi siete a Bologna e avrete modo di presentare l’album ai fan bolognesi. Che cosa vi aspettate da questo show? Che tipo di live offrirete?

RITA: Io mi aspetto un riscontro positivo a livello di arrivo del messaggio, poiché è il nostro obbiettivo principale del progetto: trasmettere il messaggio. Sono convinta che con questo album ci riusciremo e sono convinta che questa sera andrà molto bene.

Seppur siate ancora “giovani”, avete già comunque maturato una bella esperienza. C’è ancora qualcosa che vi piacerebbe fare, a livello musicale, a livello lavorativo, personale?

RITA: Diciamo che ognuno di noi sta maturando i propri interessi! C’è chi farà uscire un progetto solista, chi sta studiando sempre di più il proprio strumento per fare dei passi avanti… Noi come gruppo, al momento, ci stiamo dedicando alla promozione dell’album, quindi successivamente usciranno nuovi video, usciranno nuove date sempre grazie ad Antigony Agency che ci ha programmato la prima parte del nostro tour italiano, quindi abbiamo intenzione di portare avanti questa promozione nel miglior modo possibile, maturando anche noi stessi i nostri interessi! Personalmente, mi sto dedicando al 100% al gruppo e sono contentissima così, ho già grandissime soddisfazioni!

C’è un desiderio che vi piacerebbe “auto-regalarvi”?

GABRIELE: Sì! Io un augurio me lo farei, un auto-augurio non solo per me stesso ma per tutti noi. Una delle caratteristiche fondanti di questo gruppo è sempre stata non solo la professionalità o comunque cercare di raggiungere sempre un livello di qualità elevato, ma è stato anche quello di rimanere genuini e fedeli a noi stessi, ma soprattutto rimanere amici… quindi un augurio che voglio fare è quello di rimanere in questi rapporti e non permettere, magari, a questo percorso di allontanarci a livello umano, perché sicuramente i Let Them Fall saranno un progetto che, prima o poi, terminerà.

Vuoi per gli impegni, vuoi per qualsiasi altra cosa ci sta che ad un certo punto diremmo basta e ognuno prenderà la propria strada e se qualcuno vorrà intraprendere la propria strada, fino all’ultimo io vorrei che ci fosse questo rapporto che ci ha sempre caratterizzato, perché io non ho mai sentito un peso nel fare le cose, nonostante ci portasse a dei risultati! Non l’ho mai sentita come una cosa che facevo perché dovevo o perché mi dava qualche ritorno. Io l’ho sempre fatta con genuinità, soprattutto l’ho fatto con naturalezza! L’augurio, quindi, che voglio farci è quello di continuare ad essere così, dato che secondo me il risultato è dato in parte e anche garantito da questo nostro modo di essere. Tante band a volte non riescono a mantenere questo grado di unione all’interno della band, quindi iniziano i problemi, le tensioni, ecc..

Noi, invece, abbiamo sempre messo sopra a qualsiasi altra cosa il benessere di tutti che ci ha portati anche a fare dei cambiamenti grossi all’interno della band per mantenere questo benessere. Non rimpiango nulla di tutto questo se è servito, appunto, ad arrivare a questo punto in cui io mi sento in buoni rapporti con loro come lo ero sei anni fa!

Secondo voi, per quale motivo la gente dovrebbe ascoltare i Let Them Fall? Forniteci, se vi va, almeno un paio di motivazioni per incitare il pubblico a supportarvi!

RITA: Personalmente, quindi non parlo a livello economico, per me la soddisfazione più grande è vedere le persone, a fine concerto, arrivare da me e dirmi: “Rita, il messaggio mi è arrivato!”, “La vostra musica mi è arrivata” e queste sono le parole che mi gratificano più di qualsiasi soldo… Certo, non si campa di parole, però per me la soddisfazione più grande è proprio questa: vedere un riscontro diretto con le persone e sentire che il lavoro che è stato fatto è stato fatto bene ed è arrivato!

Questa è la primissima soddisfazione, poi certo, abbiamo sempre investito noi sui video e sulle canzoni, non abbiamo mai fatto campagne di crowdfunding, però se dovesse succedere e volessi fare una campagna di raccolta fondi, la motivazione che darei sarebbe per continuare a portare i nostri valori alle persone, continuare a portare il nostro messaggio, sperando comunque di ricevere un riscontro positivo… se casomai dovesse succedere! Spero di no, perché comunque la maggior parte di noi lavora, quindi questo progetto lo possiamo portare avanti senza problemi… La soddisfazione più grande, per me, è questa.

Ti faccio un esempio: mi è arrivato un messaggio da parte di questa ragazza, non farò il nome, scrivendomi che il nostro concerto l’ha fatta riflettere e l’ha fatta sentire bene in un momento molto difficile per lei. Per me queste sono soddisfazioni veramente troppo grandi, quindi ringrazio tutte le persone che, a fine concerto, vengono da me a dirmi questo, perché sono la spinta che mi danno tutte le volte per fare meglio e per continuare a portare avanti questo progetto.

Quanto è difficile, secondo voi, per una band, soprattutto italiana, riuscire a farci conoscere all’interno di un panorama vasto e molto competitivo?

GABRIELE: Secondo me in partenza, in qualsiasi genere, in qualsiasi campo della musica ma anche in generale dell’espressione artistica, è difficile trovare la propria strada che ti permetta di raggiungere quell’equilibrio tra ciò che piace e ciò che rispetta il clichet del momento e ciò che, invece, ti esprime al meglio. Lo vedi che tante band fanno una cosa che è chiaramente copiata dalle band internazionali perché fa figo, perché in quel momento va quello e pensano in questo modo di ottenere consensi. C’è chi lo fa in maniera sbagliata, c’è chi lo fa molto bene e chi riesce a copiare – e anche quella è un’arte – riuscire a copiare con qualità, cosa che io non rispetto… però comunque sia ci vuole impegno! Secondo me, però, in questo modo ti stai semplicemente accodando ad un qualcosa che c’è già, quindi sarai semplicemente l’ombra di qualcosa che, magari, potresti essere esprimendo te stesso!

Noi non è che facciamo qualcosa di completamente originale e non ispirato a qualcuno! Anche noi abbiamo le nostre band a cui ci ispiriamo, come i Ghost Inside, i While She Sleeps, band incredibili che ascoltiamo, magari, tante volte durante la settimana e che, comunque, ci rappresentano… solamente che ricerchiamo in tutti i modi di mettere anche noi stessi in ciò che facciamo, perché è importante, è importante che sia Gabriele, che sia Rita! Deve essere una cosa più personale, più concettuale a livello di ragionamento, se non proprio a livello sonoro o di stile anche a livello, magari, più riflessivo, che ci sia una riflessione e tu dica questa cosa perché sono io a pensarla e non perché c’è qualcuno più famoso di me. Il primo passo, quindi, è sempre quello di ricercare la propria strada, non dico neanche l’originalità perché noi, comunque, non abbiamo proprio l’esigenza di fare qualcosa di originale.

I Let Them Fall sono un progetto che propone un genere risentito o, comunque, facciamo metalcore, quindi non è tanto l’originalità ma quanto l’essere te stesso, fare qualcosa che ti rappresenti. Io non vedo questo in tante band, non l’avverto, anche quando le vedi suonare vedi solo la volontà di apparire come qualcun altro, quindi già perdono in partenza! Per la domanda che mi hai fatto, “Quanto è difficile emergere?”… Una volta che uno, potenzialmente, ha raggiunto questo proprio modo di essere, questa strada e ha trovato il proprio stile, secondo me l’unica maniera reale è, oltre alla promozione social, oltre a raggiungere una buona qualità del prodotto in generale, secondo me è anche il live! Tante band sottovalutano questa cosa! Uno dice: “Va beh, ma io mi promuovo su Facebook!”, “Io metto il video fatto strabene e faccio 50mila views o 100 mila o 200mila”, e poi? Se suoni una volta ogni quattro mesi comunque non riuscirai! Considera che noi non ci siamo mai fermati da quando esistiamo, non abbiamo mai smesso di suonare! Ci sarà stato, magari, quel periodo di passaggio tra un membro della band e un altro in cui siamo stati fermi sei mesi o adesso, magari, prima del disco ci siamo presi la nostra pausa. Noi, comunque, non abbiamo mai smesso di fare date e questo ci ha permesso di creare un background che ovunque noi andiamo c’è sempre qualcuno che si ricorda di noi e questo è il terreno fertile che uno coltiva per poi raggiungere i livelli più alti! Secondo me è il live, quindi girare tanto, ma non solo suonare, anche andare ai concerti, presentarsi, dare supporto alle altre band, crearsi una rete di amicizie… alla fine la musica cosa è, se non condivisione di un qualcosa di più alto?

Non solo la fattispecie della musica, noi stiamo condividendo emozioni, quindi devi essere partecipe di una scena, se così vogliamo chiamarla… Tutto questo, alla fine, dà i suoi frutti, però è un investimento a medio-lungo termine. Non ti puoi aspettare dopo un anno o due che giri che ci sia tutto il seguito che, magari, può avere una band un pochino più avviata come la nostra o come tante altre. Ci vuole tempo! Noi non è che abbiamo raggiunto chissà cosa, però io comincio a vedere una sorta di fidelizzazione del nostro pubblico, lo comincio a vedere ora in questo periodo che è uscito il disco o anche nei mesi precedenti, dove c’era l’hype del disco, un qualcosa che prima non vedevo… Secondo me è legato al fatto che, piano piano, uno mettendo un mattone dopo l’altro si crea il proprio edificio e ci vuole tanto tempo. Concludendo questa frase, per le cose ci vuole tanto, tanto tempo! Roma non si costruisce in un giorno.

RITA: Tempo e dedizione!

GABRIELE: Tempo e dedizione, impegno e costanza, ecco! Anche questo è importante!

Davvero Spotify, Facebook e Bandcamp sono ormai le uniche piattaforme a cui ci si può affidare per cercare di avere anche un riscontro, seppur minimo?

GABRIELE: Tutte queste piattaforme o applicazioni che hai citato sono ovviamente fondamentali! Se uno vuole fare musica per sé, può rimanere nella sala prove, nessun problema! Se uno vuole portarla al pubblico, perché immagino che se qualcuno suona è perché vuole comunicare qualcosa a qualcuno, quindi se vuoi che il messaggio arrivi a destinazione, devi utilizzare i mezzi che sono propri dei tempi in cui vivi!

In questo momento abbiamo i social, i social network che ci permettono di raggiungere migliaia di persone con un click, cosa che, magari, venti o trent’anni fa ma anche solo dieci anni fa eh era impossibile, impensabile! Secondo me una persona deve studiarsela: io, personalmente, da quando ho iniziato con le prime canzoni a “spammare”, mi sono sempre chiesto: “Ma questa cosa che sto facendo, è funzionale al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero a raggiungere più persone possibile?”. Ho cominciato, quindi, un attimino e ci sono state persone che mi hanno aiutato, che mi hanno spiegato un po’ come funziona…

Ti faccio un esempio: su Facebook conta tanto anche l’orario in cui posti, il numero di parole, il post deve essere breve, o comunque corto. Il post deve avere coerenza, chiarezza e concisione! Tutto questo, poi, ti aiuta a raggiungere tante persone. Noi con il primo singolo, “Fenrir”, abbiamo fatto una campagna promozionale incredibile, totalmente indipendente, non ci abbiamo investito neanche troppi soldi, ma è stata una cosa mirata al raggiungimento di un bacino d’utenza ampio e i risultati si sono visti! La gente commentava, ci riconosceva dicendo: “Voi siete quelli che hanno fatto quella canzone”, “C’è quel ritornello figo che mi è rimasto in testa!”. Conta tanto il prodotto, ma conta tanto anche il come, come lo promuovi! Secondo me è molto importante, non puoi ignorare i social, perché sì, ci vuole il contenuto, ci vuole l’originalità, ci vuole essere se stessi ma devi anche essere in grado di saperti vendere. Alla fine siamo commercianti!

Questo discorso, però, non deve passare come una cosa del tipo “Allora conta solo raggiungere dei numeri elevati!”, devi, comunque, anche ricercare il contenuto, devi dire qualcosa. Viviamo in una società dove Facebook ti propone alcune cose a veloce rilascio, quindi in un video di sette secondi ridi e passi oltre, te ne arriva un altro e passi oltre, dopodiché non fai altro che masticare tutte queste cose velocissime, però non ti rimane niente… ricercando, invece, un po’ il contenuto – che può essere soggettivo o una curiosità personale del singolo che va a ricercare queste cose – devi cercare i numeri, ma altresì devi cercare la consistenza di ciò che fai.

Recentemente ha fatto molto discutere la polemica legata a Spotify. Qual è il vostro pensiero a riguardo?

GABRIELE: Mi inviti a nozze! Io, ovviamente, sono neutrale! Non giudico quelli che craccano l’account, perché io sono il primo che nella mia vita ho scaricato musica, videogiochi, film… sono il pirata per eccellenza! Secondo me, però, non ha senso: nel momento in cui vieni privato di truffare – a parte che non hai il diritto a truffare – ma nel momento in cui ti viene tolta la possibilità di truffare, non ti puoi lamentare! Tu stavi facendo qualcosa di sbagliato, nel momento in cui vieni sgamato stai zitto e paghi! Spotify io l’ho sempre pagato, non ho mai minimamente pensato di dover craccare l’account, ma semplicemente perché su Spotify ci sono le mie canzoni, le nostre!

Come avevo detto anche su Facebook, per me 10 € al mese per avere tutta la musica che vuoi, esistente al mondo… ma di che cosa stiamo parlando? Io preferisco veramente andare una volta in meno a cena fuori con gli amici, pur di avere il mio account su Spotify, così ascolto quello che mi pare. È senza limiti e senza la possibilità che un giorno arrivi qualcuno che mi blocca l’account perché sono una persona sbagliata. Io la penso così, poi certo, per me sono pure fuori luogo quelle persone che ne fanno una questione morale asserendo che “non capite il valore della musica”… Sì, ok, è vero, tanta gente non capisce il valore della musica, perché alla base di questi ragionamenti c’è una mentalità che presuppone che tu alla musica stia dando un valore, solo perché è qualcosa di immateriale!

Anche farne una questione morale, però, mi sembra esagerato, io sono molto moderato e neutrale. Penso solamente che veramente dieci euro al mese per un account Spotify non sono niente… quindi pagate e state zitti!

Attualmente quali sono i vostri futuri impegni?

RITA: Abbiamo, per l’appunto, la prima parte del tour, al momento si tratta di marzo e aprile, dove gireremo per tutto lo stivale. Andremo su a Brescia, poi tocchiamo Perugia, Massa, Trento, Pescara… Insomma, gireremo parecchio in questi due mesi, poi arriverà una seconda parte del tour italiano che verrà annunciata a breve! Se ci riusciremo, poi, usciremo anche fuori dall’Italia, cercando di rispettare le tempistiche di tutti noi con i lavori e tutti gli impegni, però speriamo di poter riuscire ad andare anche fuori!

Arriveranno anche altri video, quindi promuoveremo altre canzoni con altri video. Per ora stiamo bene dove siamo, quindi ci concentriamo sul presente e spingiamo. Spingiamo il disco il più possibile! Per il futuro non lo so, al momento io penso solo a promuovere il disco nel modo migliore possibile!

Per concludere questa bellissima intervista, vi invito, se volete, a condividere le parole finali con i nostri lettori!

RITA: Io vorrei ringraziare tutte le persone che, sin dall’inizio, sin dai primissimi tempi ci hanno sempre supportato, perché è grazie a loro che siamo dove siamo. Siamo arrivati lontano, ma siamo dove vorremmo essere e questo è grazie a loro! È grazie a loro che è nato “Wolftales”, è grazie a loro che questa sera promuoveremo il nuovo album al release party, quindi un grazie di cuore a tutti quelli che ci vogliono bene, che ci scrivono costantemente e che ci danno la forza di portare avanti questo progetto.

GABRIELE: Ha detto tutto lei! Semplicemente non ci sono parole per spiegare la gratitudine o, comunque, quanto siamo contenti di questo supporto che riceviamo, perché io non me lo sarei mai aspettato nel giro di questi anni, non mi sarei aspettato che avremmo potuto costruire questa cosa. Spero che ci sarà modo di togliersi tante soddisfazioni ancora più grandi, però già adesso io sono contento. Se il progetto Let Them Fall dovesse concludersi domani, io sarei già soddisfatto, perché come ha detto lei, non conta tanto dove vogliamo arrivare ma dove siamo in questo momento e dove siamo ci sta molto bene! Ci sentiamo “comfort”, ci piace!