Intervista ai Kismet

In occasione dell’uscita del nuovo EP “We Don’t”, abbiamo voluto conoscere meglio la band veneta dei Kismet, giusto prima della loro partenza per il tour promozionale che li porterà in Uk dal 9 al 14 luglio.
Quando torneranno da questa eccitante esperienza, durante la quale avranno l’opportunità di calcare i più prestigiosi palchi inglesi, faremo di nuovo una chiacchierata con loro, curiosi di scoprire come avranno vissuto la trasferta.
Dal momento che abbiamo intervistato il gruppo al completo, riportiamo sia le risposte collettive che quelle dei singoli componenti chiamandoli per nome,
tanto per “mettere in bocca” ad ognuno il suo. Quindi presentiamo subito questi 5 ragazzi, onde evitare confusione.

I Kismet, così come si auto-presentano, sono: Albert Eno (vox), Crivez (guitar & stuff), M. Estevez, detto pure Mirko (guitar), Mr. Penot (drums) ed infine ma mai ultimo…Carlo Rubini (bass).

E già sui nomi ce ne sarebbero di domande da fare… Ci sarà modo di approfondire la questione, prima o poi.

Salve ragazzi, benvenuti su Suoni Distorti Magazine! E’ un piacere avervi come ospiti. 
Che ne dite di iniziare raccontando come e quando si sono formati i Kismet?

KISMET: Ciao Suoni Distorti Magazine! Grazie mille per l’ospitalità. 
Sì, cominciamo dalle origini, giusto. I Kismet si sono formati intorno alla metà del 1990, anche se hanno iniziato a definirsi completamente intorno al 1998/2000.
CRIVEZ: Diciamola bene dai! In principio io e mio fratello (Albert Eno, ndr) abbiamo messo su una “garage band”. Ad un certo punto abbiamo reclutato Mirko dicendogli: <>. 

E da lì sono stati tirati dentro Omar al basso e Mr. Penot alle percussioni… Ecco fatto. 
Poi dopo il primo EP “Rooms of Lie” Omar ha preferito seguire altri progetti ed al suo posto è arrivato il grande Carlo Rubini.
Non avete avuto troppi cambi di line up alla fine, segno che siete un gruppo solido. E diteci: perchè il moniker “Kismet”? Da dove viene?
KISMET: Il nome è opera di Crivez! Ha scoperto questa parola leggendo un episodio di Nathan Never, intitolato “I Predoni Dei Mari” sembra, e se ne è innamorato. 
A noi è piaciuto molto il suo significato, perchè “Kismet” in arabo significa “destino”… E dato che la musica è la nostra passione, vorremmo che fosse anche il nostro destino.

Quando si dice “un nome, un destino”… E noi ve lo auguriamo di cuore. 
Come mai vi siete buttati su questo genere un po’ “post-grunge” ed un po’ “alternative rock”?

KISMET: In verità non è stata una scelta studiata; ci siam messi a scrivere musica ed è venuto fuori così, da sé. Potremmo dire che è stato questo genere a scegliere noi. Poi sai, con il tempo ci si evolve, si parte da un punto e si arriva ad un altro. 

Ognuno di noi viene da generi differenti ed ognuno di noi porta se stesso nella composizione dei pezzi, per questo nella nostra musica si possono trovare tante influenze, dai Soundgarden al rock-blues anni ’70/’80, da Mister Bigger agli Alice In Chains… E poi i Nirvana, i Led Zeppein… Chi più ne ha più ne metta.

In effetti è molto difficile affibbiarvi una definizione univoca, cosa che complica un filo la vita a chi deve scrivere di voi, ma rende sicuramente interessante il vostro lavoro. E la scelta di scrivere in inglese?
KISMET: Utilizziamo l’inglese perchè secondo noi ha la sonorità più adatta al nostro genere. Forse anche perchè i nostri ascolti sono tutti in inglese e quindi ci è venuto spontaneo associare alla nostra musica questa lingua.

Parlando di sonorità… Albert vuoi dirci quali sono le tecniche che usi da vocalist?
ALBERT ENO: Cioè vuoi sapere se canto “di gola” , “di naso”, “di diaframma” e roba simile? Guarda, ti ringrazio di avermi rivolto questa domanda che mi dà l’occasione di chiarire un concetto a cui tengo molto: si canta sempre e soltanto con le corde vocali! 

Poi puoi appoggiare la voce di pancia, oppure puoi usarla più di gola, o come che vuoi. Ma si canta sempre e soltanto con le corde vocali. Sono loro a produrre il suono.

Non fa una grinza come concetto, è vero. Tra il cantato di Albert e la composizione musicale, come definireste la vostra musica?
KISMET: Eh… difficile! E’ sicuramente Rock…
MIRKO: E’ una musica che fa vibrare…
CRIVEZ: A me piace definirla “heavy oriented rock”; che ne dici, ti piace?

Sì, mi pare una definizione perfettamente calzante! La adotto senza riserve. E cosa mi dite di colui che chiamate affettuosamente “il sesto Kismet”?
KISMET: Ah… Marco Dainese! Amico fraterno e grande musicista. Collabora con noi fin dall’inizio. Nell’EP “We Don’t” puoi ascoltare la sua viola nella ballad “Rowboat”, ma ha partecipato a tutti i nostri dischi.

A volte sale pure con noi sul palco, soprattutto nelle esibizioni in acustico che ci piacciono molto; sai, quelle situazioni un po’ in stile Nirvana… 
Abbiamo anche in progetto un EP acustico, magari con la voce in presa diretta ma che sia ben credibile, caldo ed intimo. Marco è molto importante per noi; se permetti ne approfittiamo per mandargli un saluto.

Certo che lo permetto anzi, mi unisco a voi nel salutarlo. Visto che avete citato “Rowboat”, parliamo un attimo del nuovo EP, “We Don’t” appunto: è molto diverso dai due precedenti. In “Rooms of Lie” avete inserito dei corridoi musicali tra brano e brano, in “Trudging Down Your Soul” avete optato per intro ed outro strumentali, mentre in “We Don’t” questa componente puramente strumentale è assente; inoltre i primi due sono piccoli concept, mentre questo non lo è; insomma, “We Don’t” è un EP diverso. Perchè questa svolta? 
KISMET (ridendo): Ah ecco cos’ha di diverso “We Don’t”! No dai, seriamente: è vero quello che hai detto.
CRIVEZ: Questo è un lavoro in qualche modo più diretto. Vedi, noi stiamo già lavorando al nostro primo full length e con “We Don’t” abbiamo voluto dare un assaggio di quel che sarà l’album. E’ una sorta di trailer, ecco.
ALBERT ENO: In effetti nell’album ci sarà anche un brano che è un po’ una via di mezzo tra i corridoi musicali di “Rooms of Lie” e l’intro/outro di “Trudging Down Your Soul”.

Ora siamo ancora più curiosi di esplorare il vostro futuro primo album! Ci svelate come nascono le songs dei Kismet? 
KISMET: Di solito prendiamo spunto da un riff che ci viene fuori per caso, quasi sempre opera dalle chitarre. Lo elaboriamo facendoci sopra una specie di “jam session” inter nos e vediamo cosa viene fuori, poi Albert ci scrive sopra il testo. Quando il pezzo ci sembra pronto, lo proponiamo in sede live, momento sempre fondamentale per capire come viene accolto il brano. Quindi, in base alle reazioni del pubblico, decidiamo se e come risistemare gli arrangiamenti, lavorandoci tutti assieme.

In effetti mi hanno detto che in sede live date il vostro meglio. Raccontateci il vostro primissimo live… 
KISMET: La nostra prima volta è stata alla festa di laurea di un’amica. Eravamo in un locale prestigioso in cui hanno suonato anche gruppi importanti. Nel locale ‘Messico & Nuvole’; per noi è stato un debutto non da poco, visto che lì si sono esibiti anche gruppi importanti. Emozionante e divertente.

Posso immaginare! Qual’è stato il live più emozionante che avete fatto? (ridendo)
CRIVEZ: Per me il live di Trecenta, per più di un motivo; ma pure quello in Grecia, la nostra prima volta all’estero!
MIRKO: Sì, viaggio indimenticabile: eravamo noi con alcuni nostri amici… Più di dieci in una cabina da quattro posti, per due giorni filati di viaggio in traghetto! Scene indicibili.
ALBERT ENO: Per me il live più emozionante è stato proprio al Piper di Roma per il Tour Music Fest. Mamma mia… Ero senza salivazione, peggio della prima volta in cui ho cantato in pubblico!

Ed il live più difficile?
MIRKO: Mah… Bene o male siam sempre riusciti a portarli a casa tutti. Forse quello più difficile è stato un contest ad Adria: non sappiamo bene cosa sia successo, ma ci siamo ritrovati con le spie spente, senza riuscire a capire se eravamo in “mute” oppure no… Non sentivamo più nulla. E lo abbiamo pure vinto!

In ex equo con un’altra band ma lo abbiamo vinto, incredibile.

Però… Una storia così non l’avevo mai sentita. E la vostra trasferta più divertente? 
KISMET: Roma, sicuramente, per il Tour Music Fest. Pensa che in viaggio sul treno abbiamo passato la notte a svaligiare il vagone ristorante! Li abbiamo lasciato storditi dalle risate, a secco di noccioline, di panini, di birra e di vino!!! E’ stata davvero una barzelletta.

Mi sa che il personale della carrozza ristorante se ne ricorderà a lungo…
Il Tour Music Fest è stato per voi uno step importante, visto che vi ha consacrato “band rivelazione del 2011”. Cosa vi ha dato quella vittoria?

MR PENOT (ridendo): Mamma… Andiamo sul sentimentale… Non so se ce la posso fare.
CRIVEZ: Eh… Per noi è stata una sorta di conferma, ci ha fatto sentire davvero come se fossimo nati per stare sul palco, “Kismet” appunto, “destinati” alla musica. Anche perchè di solito è difficile che in certi contesti vincano gruppi del nostro genere. Merito di “We Don’t”, che è davvero un pezzo molto diretto. Tu considera che tra preselezioni, stage di 3 gg e quant’altro, abbiamo vinto noi tra più di 2000 gruppi partecipanti! 

Una bellissima soddisfazione, senza dubbio. E ovviamente siamo eccitatissimi all’idea di poter portare la nostra musica in Uk!

A proposito del brano “We Don’t”: sotto la direzione di Mattia Benetti, ne avete realizzato un video presentato da poco. Avete voluto ambientarlo all’interno di un teatro vuoto: perchè questa particolare location? 
KISMET: Volendo ci possono essere più chiavi di lettura. Tanto per iniziare, un teatro vuoto rappresenta appunto il concetto espresso dal brano, che ci descrive diversi dalla “massa” di cui parla il testo; simboleggia la “solitudine” di chi dice “no”, se vogliamo dirla così. 
Ma è anche la metafora di un progetto che sta per concretizzarsi, il progetto del nostro primo full length appunto, come a significare che per ora siamo solo all’inizio e che presto la gente arriverà e riempirà (speriamo) gli spalti.
Però il teatro vuoto è pure un modo per sottolineare che ormai non si va quasi più ai concerti live, lasciando gli artisti da soli su palco. Insomma, c’è più di un significato in quelle immagini.

Niente male come video di lancio, tra l’altro sostenuto da una bellissima fotografia. Adesso parliamo un po’ di voi cinque. Ditemi: chi tra voi ha il carattere più difficile?
KISMET (ridendo): Vediamo… Carlo forse è quello più schivo, quello che se ne sta di più per i fatti suoi…
CARLO: Eccoci, ti pareva!
KISMET: Ma no, dai!!! Che vuoi, siamo in cinque ed ognuno è fatto a modo suo.

Alla fine possiamo dire che ci incastriamo bene assieme e che non abbiamo mai brutti screzi tra di noi; al massimo ci può stare qualche discussione a livello artistico, ma nulla di più.

A bruciapelo: ditemi il gruppo o l’artista made in Italy che odiate di più! 
CRIVEZ: Tutto quello che viene fuori dalla trasmissione “Amici”!
KISMET: E Luca Carboni! Seriamente, a parte i nomi dei singoli artisti o dei gruppi, non ci piace tutto quello che non è “di qualità”, a qualsiasi genere musicale appartenga.

Ripensando ai vostri anni di attività, chi vi sentite in dovere di ringraziare? E chi o cosa invece vi ha ostacolato di più?
KISMET: Per quanto riguarda i ringraziamenti, banale quanto vuoi ma in primis mettiamo le nostre famiglie. Poi l’impagabile amico, collaboratore e “sesto Kismet” Marco Dainese; senza dimenticare mai Marco Ferrighi, perfetto tuttofare che ha messo lo zampino in quello che è l’EP “We Don’t” e che ha realizzato in qualità di webmaster il nostro sito ufficiale. 

E poi gli amici e tutte le persone che amiamo e che ci vogliono bene, chiaramente. La cosa che invece ci ha ostacolato e ci ostacola di più è la necessità di scendere a compromessi con certe figure e con certe organizzazioni; assieme al fatto che oggigiorno i dischi si vendono sempre di meno, purtroppo, venendo così a mancare il principale sostegno per chi fa musica.

Avete messo sul piatto i principali ostacoli che incontra ogni band emergente…
Quali sono attualmente i vostri progetti?

KISMET: Per prima cosa la promozione di “We Don’t”, che sta uscendo proprio in questi giorni. Poi, come sai, il 9 luglio partiamo per il tour in UK, che per noi è un’opportunità unica per promuovere anche all’estero il nostro lavoro. E poi stiamo lavorando il più possibile al nostro primo full lenght. Di ritorno dalla tournèe ci metteremo a fare quello che ci piace di più: portare in giro la nostra musica, di live in live.

Spendete due parole per descrivere la situazione attuale dell’underground italiano…
KISMET: Guarda, secondo noi la produzione underground italiana è davvero notevole per qualità e per quantità. Ci sono un sacco di gruppi con le palle! 

Però purtroppo è una produzione che non riesce a trovare lo spazio che meriterebbe per esprimersi. Spesso il pubblico è condizionato da robe tipo “X-Factor”, “Amici”, e dalla televisione in generale che propone soltanto certe cose. Diciamo che manca un po’ di “educazione all’ascolto”.

Sono d’accordo; questi sono sicuramente alcuni tra i problemi maggiori dell’underground nostrano. Non che siano gli unici, almeno secondo me. Ma torniamo a voi: ditemi 5 aggettivi per descrivere i Kismet, trovatene uno a testa.
MIRKO: Vibranti!
KISMET (in coro): Non vale, hai bruciato l’aggettivo migliore!!!
ALBERT ENO: Allora io scelgo… Predestinati.
CARLO: Primitivi.
CRIVEZ: Perseveranti.
MR PENOT: No dai, io così a freddo non riesco a trovare un aggettivo, te lo dico dopo!

Va bene Mr Penot, non insisto. Però pagate pegno: ognuno di voi dica il pezzo dei Kismet che preferisce.
CRIVEZ: Heaven/Hell The Way, da ‘We Don’t’.
MIRKO: Slave Without Chains, da ‘Trudging Down Your Soul’.
ALBERT ENO: Restless, da ‘Rooms of Lie’; e Dark Side, da ‘Trudging Down Your Soul’.
CARLO: Pure io dico Heaven/Hell The Way.
MR PENOT: Don’t Follow, da ‘We Don’t’, senza dubbio. E adesso ti dico pure l’aggettivo per descrivere i Kismet: rocciosi!

Perfetto. In ritardo ma incisivo, Mr Penot!! Ultima domanda, a cui non potete assolutamente sottrarvi. Diteci la prelibatezza culinaria (meglio se veneta) ed il nettare alcolico che meglio si abbinano con i Kismet!
KISMET (e qui si sono scatenati): Ci inviti a nozze! Vediamo… Salsiccia e polenta! Oppure pan biscotto e salame! E lasciamo fuori il baccalà alla vicentina? Mai!

Polenta e osei! Di alcolico come minimo cabernet e prosecco. No, no, aspetta!!! Ti sveliamo un segreto: la “cena-Kismet” per eccellenza è… Faraona ai ferri e birra!

Allora dobbiamo organizzare al più presto una cena assieme, con assaggi misti di tutte le portate che avete citato! Magari in occasione di un vostro live… Buona musica, buon vino e buon cibo, cosa si può chiedere di più?
KISMET: Quando vuoi!

Ragazzi, noi vi ringraziamo per aver partecipato al nostro gioco “Intervista il futuro vip della musica italiana” e vi diamo appuntamento alla prossima puntata! Ci sentiremo ancora al vostro ritorno dall’oltremanica. Fatevi onore tra gli inglesi, “go roll”!
KISMET: Abbiamo partecipato ad un gioco senza saperlo? Avresti dovuto avvertirci prima! Scherzi a parte… Lo prendiamo come un augurio! Non sarebbe male diventare dei “vip”. 

E’ stato un piacere essere vostri ospiti e poter parlare un po’ dei Kismet! Grazie a voi per questa opportunità. Vi racconteremo tutto il meglio (ed il peggio) della tournèe, garantito. A presto!
Kismet – ‘We Don’t’
official videoclip
Per seguire la band:
a cura di Ella May
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Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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