Intervista ai Bullseye

Quest’oggi ho il piacere di intervistare i Bullseye, band nota in Sicilia come (ex) cover band dei Black Label Society, che ha fatto parlare benissimo di se con il loro primo album di inediti. 

Eccovi questa sud italica realtà, delle persone gentilissime e veramente dei bravi ragazzacci…per voi lettori di Suoni Distorti Magazine…..

Ciao Ragazzi, è un piacere ospitarvi su Suoni Distorti! Presentatevi ai miei seguaci….
MELO: Ciao a Suoni Distorti Magazine e a tutti i suoi lettori, sono Carmelo (Melo), compositore e chitarrista dei Bullseye.

SANDRO: Hi Brothers, sono Sandro (Salamandro) il bassista, produttore e public relator dei Bullseye.

ALE: Ciao a tutti da Alessandro, batterista dei Bullseye

Vi siete formati nel 2005 come cover band dei Black Label Society, ed oggi vi proponete con pezzi inediti, seppur con influenze di origine e qualche strizzatina d’occhio a Down ed Ozzy Osbourne. Mi riassumete la storia dei Bullseye? Cosa ha spinto alla formazione?
MELO: Personalmente, mi ha stimolato la ricerca di un stile chitarristico che trova la sua natura nel tocco più che nell’uso degli effetti; capace di risultare più pesante e corposo di quanto oggi si possa fare nei generi musicali più spinti, e che trova origine nel blues e nel southern rock.

SANDRO: Provengo da diverse esperienze musicali, ho messo su’ un bel po’ di band negli anni, ma non avevo ancora trovato la band perfetta per me, hai presente? Quella band per cui dici: Ecco è proprio questo che so e voglio fare! 
Coi Bullseye è successo subito, all’inizio quando suonavamo le cover dei BLS venivano fuori quasi sempre alla prima prova, ci veniva naturale suonare le loro canzoni; anche quando abbiamo cominciato a comporre i nostri brani non abbiamo avuto troppe difficoltà, ogni arrangiamento veniva fuori proprio come lo immaginavamo ed ogni proposta da parte di uno o un’altro componente della band era sempre qualcosa che andava bene e si aggiungeva. Questo per me significa Feeling e se in una band c’è questo… va molto bene.

Da dove proviene l’ispirazione per i vostri testi? C’è qualche argomento in particolare a cui tenete?
MELO: Ogni testo nasce da un’ispirazione più o meno significativa, “Whatta fuck we’ve done” è una riflessione sull’importanza della vita e su come in campo di battaglia i soldati sono semplicemente giovani costretti talvolta a prendere decisioni per nulla facili…. nel caso degli altri scritti da me, c’è soprattutto la ricerca di una trattazione che sia sempre inerente al genere musicale. 

Non è una mossa “commerciale”, ma il rispetto di una cultura non specificatamente italiana, che quindi ha un suo linguaggio e proprie tematiche.

SANDRO: L’ispirazione per i testi che ho scritto io provengono da sensazioni del momento, mi è capitato di cominciare a scrivere dei testi nel cuore della notte, perchè magari stavo pensando a qualcosa che era successo o che avevo avvertito in una determinata circostanza, parlano di quello che ci sta intorno, di gente, di eventi, di luoghi e di come reagiamo a questo. 
Ovviamente il linguaggio utilizzato è quello più slangato e le atmosfere sono tipiche americane proprio perchè volevamo inserire tutto il prodotto in un contesto coerente in ogni suo aspetto: Lyrics, Musiche, Artwork. 
Non c’è un testo a cui tengo di più degli altri, sono tutti diversi ed ognuno con la sua importanza. 

Invece musicalmente come nasce un vostro pezzo? Illustratemi il processo di composizione che utilizzate usualmente….
MELO: Diciamo che il nostro gruppo è un ingranaggio ben ingrassato, in cui ogni rotella o molla fa il suo porco lavoro. 
Le materie prime nel caso di questo lavoro riffs e linee melodiche, provengono da me e i testi dalla abile penna di Sandro (Basso), nella gran parte dei brani. Funziona che propongo dei riff o delle sequenze di accordi, spesso per strofe e ritornelli in una forma embrionale di quello che sarà il brano, da qui tutti gli elemeni di raccordo, vedi intro, bridge o post soli, vengono arrangiati da tutti noi in collaborazione più o meno varia e diversa da brano a brano, ribadendo che la forza del gruppo sta nel fatto che ognuno di noi inserisce con il proprio strumento tutte quelle caratteristiche che non si trovano nella forma neonata, ma che si arricchiscono pian piano. 
Infine aggiungo il solo di chitarra definitivo, a questo punto il brano è pronto. In sede di registrazione poi sopraggiungono piccole idee d’arrangiamento che danno quel particolare tocco di definizione al tutto.

Vi siete proposti agli ascoltatori con ‘Whatta Fuck We’ve Done’, un cd di debutto che ho trovato davvero ben fatto e con pezzi convincenti (oltre che con una ballad davvero emozionante). Cosa si cela dietro il lavoro in termini di concept e/o ideali? Cosa volete portare all’ascoltatore?
SANDRO: Ti ringraziamo per gli elogi, credimi abbiamo lavorato sodo affinchè tutto riuscisse come volevamo e siamo contenti che piaccia. Non c’è nulla di costruito o pensato a tavolino preventivamente in questo cd, abbiamo realizzato dei brani che son venuti fuori da soli, cio che invece lo fa sembrare un concept è soltanto coerenza stilistica, quel filo conduttore che è il Southern che ci appassiona e ci accumuna all’interno dei Bullseye. 

Michelangelo diceva che dentro i suoi blocchi di marmo l’opera esisteva già lui doveva solo togliere il soverchio – i nostri brani esistevano già nei nostri strumenti, dovevamo solo avvicinare le mani affinchè suonassero. Quello che volevamo dare all’ascoltatore era della musica coinvolgente, senza troppe pretese e senza illusioni, schietta, diretta, grezza e sincera; forse un po’ ci siamo riusciti, perchè il disco è piaciuto a molta gente e questo ci onora moltissimo.

ALE: Un prodotto che suonasse bene, che non fosse monotono: melodico ma “cattivo”, capace di darti una carica spaventosa…. di renderti “a prova di proiettile” e allo stesso tempo di farti cantare a squarciagola!

Quali sono le bands che hanno influenzato il vostro modo di concepire e “vedere” la musica?
MELO: A questa domanda mi è quasi impossibile rispondere, poichè i miei orizzonti musicali non hanno origini antiche. Partono da quando avevo 15- 16 anni, prima di allora il vuoto. 

Quindi sono davvero in continua evoluzione. Il metal è il genere che mi ha avvicinato alla chitarra attraverso i Metallica innanzi tutto, poi Maiden, Dream Theater, Pantera, Ozzy, Zakk. 
Ora ascolto tutto quello che ne è degno, dal Pop allo swing, Soul, Jazz, Classica e Rock Blues Country Southern, insomma in tutte le salse.

SANDRO: Ascolto Metal da quando avevo 12 anni, quindi circa vent’anni, inizialmente mi appassionavano i gruppi che appassionano tutti i metallers di quell’età: Metallica, Megadeth, Pantera, Iron Maiden, Black Sabbath, Alice Cooper, AC/DC, Guns’n’Roses etc.

Col tempo ho conosciuto altri artisti e band molto interessanti e da tutti ho saputo trarre qualche insegnamento o ispirazione, tra i tanti Lynyrd Skynyrd, ZZ-Top, Kiss, Van Halen, Skid row, Dream Theater, Rush, etc. Ma da sempre e sopra a chiunque per me ci sono Ozzy Osbourne e Zakk Wylde, è la loro musica che più di tutti mi ha formato come il bassista che sono oggi.

ALE: Personalmente i Rush in primis per la genialità; i Megadeth per le ritmiche furiose e gli assoli di Friedman; i Lynyrd Skynyrd per il lavoro di gruppo e la classe; Pantera e Kyuss per le sonorità gravi e cupe! 

Perchè avete scelto come genere di appartenenza il Southern Metal? Cosa rappresenta per voi questo genere? Cosa vi porta più di altri?
MELO: …l’hai detto: perchè ci appartiene!

SANDRO: Io lo dico sempre, mi sa che sono nato nel sud sbagliato!

Come illustrereste a parole una vostra esibizione?
MELO: Non credo di riuscire bene ad illustrartela…non vedo quasi niente a causa dell’ Headbanging e del sudore che a volte mi finisce anche sugli occhi, ma quando mi alzo lo sguardo vedo molta gente ancora più sudata di me, e capisco che si sta divertendo come me.

SANDRO: Non è facile coinvolgere una folla di gente con della musica inedita (a volte nemmeno con le cover ci riesci) vederli pogare, cantare a squarciagola, battere le mani – o le teste – a tempo, noi abbiamo avuto questa fortuna. 
Dici come mai? Non lo so! Proponiamo uno spettacolo semplice, senza trucchi, travestimenti, scenografie o abbigliamenti strani, saliamo sul palco e suoniamo col cuore e con davvero tanta grinta.

Siete l’ennesima prova che dal profondo sud della nazione si muovono ottime realtà musicali. Cosa pensate dell’undergound a livello nazionale? Ci sono band che hanno attratto in particolar modo il vostro interesse?
SANDRO: Il sud Italia non è diverso, in questo senso, dal resto dell’Italia, abbiamo tante ottime cose che la gente dovrebbe notare, ma nessuno lo fa. 

Pregiudizio? Abitudine? Disinteresse? …No, no, sarà la crisi! o_O Così siamo costretti a sorbirci in radio o in TV i Dari, i Sonhora e altri orrori del genere. 
Ci sono tante ottime band nell’underground nazionale, spesso però non hanno le disponibilità economiche o gli agganci giusti e rimangono nell’ombra, a favore di chi non sa nemmeno suonare ma ha i soldi o lo zio discografico. 

Secondo voi come si potrebbe combattere la pirateria musicale che oggi, più che mai, sta affliggendo il mercato discografico a livello mondiale? E cosa ne pensate del download illegale?
MELO: E’ la domanda più difficile del secolo, secondo me di fatto la notorietà di un gruppo è direttamente proporzionale alla quantità e qualità dei loro brani in circolazione e non alla loro effettiva vendita in negozio, per cui è una domanda a cui può rispondere chi ha un negozio di dischi o chi lavora nel settore. 
Un artista è contento quando la gente può venire a contatto con il suo lavoro, attraverso qualunque mezzo. Comunque, sempre secondo me il cancro dell’ industria musicale è la TV e soprattutto in tale ambito i Talent Show.

Se dovreste associare la vostra musica ad un piatto culinario a cosa l’assocereste e perchè?
MELO: “Pane ca’ mevusa” (panino con la milza, prelibatezza tipica palermitana, ndr) poichè è un cibo da strada, grasso, gustoso e che blocca le arterie.

SANDRO: Chili con carne, perchè è pesante, caldo e brucia ma ti piace. 
ALE: Ad un bellissimo piatto di tortellini con sugo, panna, tritato di salsiccia di maiale, tocchetti di salame piccante e peperoncino….perchè e “very strong”!!!

Tornando a temi prettamente musicali….cosa hanno in programma i Bullseye? Potete anticipare qualche attività in studio o live della band?
SANDRO: Attualmente stiamo lavorando parecchio alla promozione del nostro disco, invadiamo il web, le riviste, web-zine, fan-zine, radio etc. e quando abbiamo la possibilità suoniamo dal vivo. 

Stiamo provando ad organizzare dei Live in Europa, principalmente in Germania e speriamo che qualcuno ci noti. L’obbiettivo principale, per adesso, è quello di farci conoscere il più possibile.

A tal proposito, c’è qualche band con cui vi piacerebbe condividere il palco?
MELO: Tenacious D.

SANDRO: Sarei prevedibile e scontato se dicessi Ozzy Osbourne o Black Label Society? Correrò questo rischio!


ALE: Mi piacerebbe troppo con ZZ-Top, Slash e Black Stone Cherry.

Vi lascio libero spazio per scrivere qualche riga promozionale riguardo al vostro cd. Indirizzate la cosa a chi volete….(etichette, agenzie, booking agency…)
BAND: Ci rivolgiamo a chiunque abbia voglia di credere come noi nel progetto Bullseye e nella musica che facciamo: “Abbiamo realizzato questo lavoro con molta dedizione, molti sacrifici e una quantità spropositata di passione. 

L’unica cosa che ci interessava era poter stringere tra le mani il disco che abbiamo sempre sognato, in questo ci siamo riusciti, abbiamo un lavoro fatto esattamente come lo volevamo, tutto il resto: la gente che da tutto il mondo risponde bene, il disco che piace, i nostri live che fanno sempre ottimi numeri, è stata una sorpresa. Non ci avremmo mai scommesso. 
Chi non l’ha già fatto, provi ad ascoltare la notra musica, sarebbe bello poter portare a più gente possibile qualcosa in cui crediamo davvero. I nostri contatti li trovate a fine intervista!

Non pensate che Klaus Petrovic (direttore di Italia Di Metallo) abbia un pizzetto molto southern?
MELO: Decisamente si, anche se non l’ho mai visto.

SANDRO: Effettivamente si, noto anche un tocco alla Kerry King non indifferente.


ALE: YEAH!! 

Beh, su Suoni Distorti Magazine si chiede anche questo! Essendo giunti i dirittura d’arrivo, non posso che ringraziarvi tantissimo per la gentilezza, la buona musica che mi/ci avete regalato, attendendo con piacere il vostro prossimo lavoro…..concludete come preferite e salutando chi vi pare. A presto!
BULSSEYE: Ringraziamo tutto lo staff di Suoni Distorti Magazine per il supporto, ringraziamo tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno contribuito alla realizzazione del nostro progetto, salutiamo e ringraziamo in modo particolare il nostro amico e grande musicista il maestro Giovanni Sollima, che con grande umiltà e professionalità ci ha voluto regalare la partecipazione incredibilmente importante in uno dei nostri brani e salutiamo tutti i nostri supporter che ogni giorno alimentano la passione BULLSEYE. 
See’ya soon Brothers!
Bullseye – ‘I’m Dealing With my Madness’
Live @Goz Of Mimmo (PA)
Per seguire la band:

MySpace, YouTube, Gruppo su FB, Profilo FB, Reverbnation.

a cura di Francesco ChiodoMetallico
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Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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