Intervista a Roberto Messina (6008 Days)

Dopo essersi distaccato dai Secret Sphere, Roberto Messina ha iniziato a dar vita ad un progetto che si prevede molto interessante, i 6008 Days.

Noi di Suoni Distorti Magazine abbiamo approfittato di un’opportunità avuta per poter scambiare quattro chiacchiere con l’artista, mettendolo sotto i nostri riflettori per portarlo ancor di più alla vostra attenzione e fare insieme il punto della situazione……

Ciao Roberto, è un piacere ospitarti su Suoni Distorti Magazine, presentati ai nostri lettori…..

Buongiorno a te Francesco, a Suoni Distorti Magazine ed ai lettori/ascoltatori. Sono Roberto Messina, attualmente cantante e fondatore della rock band 6008 Days.
Molti metallers mi conosceranno per aver militato per 13 anni nei Secret Sphere, gruppo metal italiano di buon livello da cui mi sono separato ad inizio 2012. Sono anche il cantante degli Alkemyst, una band prog-power metal francese che anni fa mi contattò ed essendo alla ricerca di un cantante mi propose la propria musica.

La trovai molto interessante e stimolante ed all’ispirazione non so mai dire di no così mi sono unito a loro, coi quali abbiamo in preparazione il terzo album; uscirà presumibilmente verso la fine del 2013.
Ma attualmente sono impegnato a 360° in tutto ciò che riguarda la crescita dei 6008 Days, la band che rappresenta per me il passaggio, o meglio il ritorno, a sonorità rock, che corrispondono infatti al mio background di sempre e che avevo negli anni accantonato per lasciare spazio ad un’attitudine più estrema, seppur melodica.

Hai alle spalle circa un ventennio di attività, tra varie partecipazioni in valide formazioni Metal italiane. Su tutte, la più duratura, sino ad ora, con i Secret Sphere, da cui sei uscito da poco. Posso tediarti chiedendoti com’è avvenuto questo split?

Nessun tedio, è un piacere per me avere la possibilità di spiegare, soprattutto ai fans più affezionati che mi hanno dato molto in questi anni e continuano a starmi vicini e ad incoraggiarmi, il perché di questo “abbandono”, che non è stato infatti assolutamente nei loro confronti, né verso la musica metal, come alcune voci tramano :).
E’ avvenuto tutto in occasione delle registrazioni dell’ultimo album, quello che tra poco pubblicheranno con Michele Luppi alla voce. Evidentemente i miei gusti musicali si erano un pò discostati da quelli dei Secret Sphere …

Me ne sono accorto non appena ho ricevuto il materiale su cui lavorare e comporre le linee vocali (da 9 anni vivo lontano dal gruppo ed abbiamo sempre lavorato autonomamente, loro componendo la parte strumentale, che poi mi inviavano affinché io potessi preparare le mie melodie). La musica che ho ricevuto in quest’ultima occasione era meno diretta di quel che mi aspettavo, e questo mi dispiaceva perché ora ho più che mai necessità di un dialogo semplice con l’ascoltatore. L’unica maniera che avevo di comporre qualcosa che rendesse per me l’abum più stimolante era comporre linee vocali che lo “snellissero”, anziché aggravarlo ulteriormente con l’aggiunta della mia voce, anche a costo di essere meno protagonista del solito per rendere la composizione nel complesso più fruibile.
Ho registrato la mia voce presso gli studi Domination di San Marino, lavorando con Simone Mularoni (chitarrista DGM), con cui è scattato immediatamente un altissimo feeling produttivo sotto tutti i punti di vista (anche quello dei calici di vino insieme). A fine lavoro, dopo solo due giorni intensissimi, mi ritenevo pienamente soddisfatto del risultato, avendo ribaltato quella che per me era stata la difficoltà iniziale nell’approccio a quella musica. Purtroppo però la band non la pensava allo stesso modo, da alcune iniziali critiche costruttive da parte di Aldo (Lonobile, chitarrista. ndA), con cui spesso ci siamo interfacciati per ottenere il miglior risultato possibile, si è passati ad una vera e propria dimostrazione di insoddisfazione da parte dell’intera band.
Allora mi è stato esplicitamente chiesto di modificare quasi tutto il mio lavoro. Credendo fino in fondo in quello che avevo fatto, dopo vari confronti e tentativi di compromesso, ho ritenuto fosse più opportuno continuare la mia carriera artistica con persone che avevano più cose in comune con me rispetto ai Secret Sphere, lasciandoli.
Ci tengo a precisare che però, nonostante sia stata una dura botta per entrambi, abbiamo conservato ottimi rapporti di amicizia e non solo, anche professionali (Federico, drummer e fonico, mi ha assistito in successive registrazioni dei miei pezzi).
Ho deciso così di premere sull’acceleratore completando la line-up del mio progetto rock, i 6008 Days, che stavo già preparando da circa un anno insieme a Bull, amico musicista dalle idee ed obiettivi molto simili ai miei.

C’è qualcosa che rimpiangi e, nello stesso tempo, che non dimenticherai mai per quanto riguarda questa band?

Mi dispiace non poter dare alla luce il lavoro svolto per quest’ultimo disco, ci sono un paio di canzoni che ritengo siano alcuni tra i più begli spunti che i Secret (con me alla voce) abbiano avuto fin dall’inizio della nostra carriera. Rimarranno però confinate al mio hard disk! In senso positivo invece, rimarranno anni indimenticabili; crescere professionalmente e musicalmente insieme ad una band di amici, viaggiare per il mondo con loro è qualcosa che non ha prezzo e dà senso alla mia vita. Anche per questo motivo voglio riprodurre una situazione altrettanto appagante (se non ancora di più) per il mio futuro prossimo; è questo il motivo per cui abbiamo improntato coi 6008 Days il lavoro come un vero team, ognuno col proprio ruolo funzionale, ma di amici, che credono in un sogno e lo inseguono insieme cercando di compensare l’uno con l’altro i propri limiti e crescere insieme. Questo fa la differenza sul palco e non.

Bull

Ma avendo la musica nel sangue, immaginavamo che non saresti stato fermo a pensare a quanto fatto nel passato. Quindi hai dato vita ai 6008 Days. Vuoi presentarci brevemente questa tua creatura? 

I 6008 Days sono un gruppo rock moderno, dalle sonorità molto energetiche ed allo stesso tempo melodiche, che conservano quindi le mie caratteristiche vocali, oltre al background degli altri membri (Guns n’ Roses – Queen – Beatles – Dream Theater – Motorhead … come vedi piuttosto variegate). I punti di contatto tra di noi, e quindi influenze principali sono Alterbridge, Foo Fighters, Shinedown, fino a toccare sfumature Jeff Bucleyiane …
E’ nata in maniera molto naturale, con dei pezzi su cui lavorare come fanno le vere band, nonostante abbiamo il batterista ad Alessandria, il bassista a Miami, mentre io ed il chitarrista viviamo a Roma. Il rapporto di amicizia che ci lega consente di lavorare molto bene a distanza … quando ci incontriamo suonare è davvero naturale, tanto che non vediamo l’ora di proporre quest’alchimia dal vivo.
Siamo tutti determinati a portare la band ad alti livelli sotto tutti gli aspetti, da quello visivo (approfondirò l’aspetto del video, che è per noi fondamentale, nelle prossime risposte) a quello più “strategico” muovendoci concretamente per far diventare al più presto questo sogno una realtà itinerante in tour.

Ci presenti i componenti della band? Partiamo da Bull, il primo musicista che hai richiamato a te in questa nuova avventura. In base a cosa hai scelto la sua persona?

E’ un grande amico, chitarrista, polistrumentista (suona anche il piano), con gusti musicali al contempo raffinati e grezzi, specchio della sua personalità ruspante, esattamente ciò che avrei desiderato per la mia band. La sua meticolosità nella musica contrasta, come nel caso dei più grandi artisti, con un carattere pittoresco … le sue debolezze, quando imbraccia una chitarra, si trasformano in carisma.

Con lui ho trasformato le mie idee in canzoni (circa 15) e abbiamo aggiunto tre pezzi composti da lui (due dei quali ho rivisto per quanto riguarda il cantato, mentre il terzo lo canterà lui stesso in prima persona all’interno dell’album).
Successivamente, hai “tirato in ballo” il validissimo Marco Lazzarini dei Lucky Bastardz. Come mai hai scelto lui tra tanti batteristi che conosci? Ha qualcosa di particolare che ti affascina?

Io non ho scelto lui, è lui che ha scelto me! Mi ha involontariamente “chiamato” esattamente come secondo una vocazione! L’ho visto suonare dal vivo e me ne sono innamorato artisticamente. Lo considero uno dei migliori batteristi rock/metal, non solo tra le mie conoscenze. Anche Mark è polistrumentista, suona la chitarra e compone (sua la nostra canzone “Butterflies”, un vero e proprio singolo alla Alterbridge style).

Marco Lazzarini

Per concludere la formazione troviamo al basso Enrico Carducci. A detta tua, un musicista dalle varie sfaccettature. Presentaci anche lui….

John (così è conosciuto nell’ambiente musicale di Miami, dove lavora nell’ambito di produzioni musicali) è davvero un musicista eclettico e dotato; è l’ultimo entrato nella band ma non ci è mancato il suo apporto creativo, non è certo un mero esecutore. Suona il basso (oltre alla chitarra e la tastiera) con testa e cuore, non vedo l’ora di condividere il palco con lui, credo che ci divertiremo alla grande a saltare da una parte all’altra!

Fatte le dovute presentazioni, illustraci da cosa nascono i 6008 Days e cosa rappresentano per te. C’è un obiettivo che ti sei prefissato?

I 6008 Days nascono come mio progetto rock, e si trasformano gradualmente, con l’evoluzione del sound e del feeling tra i membri, nella mia band ufficiale su cui punto tutte le mie aspettative musicali rock. Il nome della band nasce un pò per caso come un gioco di parole ma acquista un senso profondo per noi.

I pezzi che proponevo a Bull erano tutti in 6/8 anziché il classico 4/4. Da Six Out Of Eight (la pronuncia inglese di 6/8), ho pensato 6 O. O. 8 … da lì a capire che 6008 era un numero ci è voluto poco … credo molto nelle ispirazioni che considero tanto casuali quanto deterministiche.
Cercando di capire il senso di quel numero (dapprima immaginavo fosse una data, ma sarebbe stata troppo lontana per avere un senso nella mia vita) l’ho identificato come un conto alla rovescia: 6008 giorni, corrispondono a circa 16 anni, sedici anni che useremo nel modo migliore che conosciamo, fare musica al meglio delle nostre possibilità; il futuro successivo … si vedrà!

Enrico Carducci

Avete annunciato che entro questo Novembre/Dicembre, darete in pasto agli ascoltatori un singolo di anticipazione intitolato ‘The Bad Day’. Puoi anticiparci cosa tratta? Quali sonorità dovremo attenderci?

La canzone ‘The Bad Day’, concettualmente parla dell’ultimo giorno del nostro countdown, da cui nemmeno noi sappiamo bene cosa aspettarci, una fine del mondo, una morte, una rinascita, o chissà che altro … ma l’importante è darsi un termine. Siamo stufi del vivere senza riferimenti, come se tutto ci fosse dovuto e come se dovessimo non morire mai, perché è quello che la società consumistica vuole farci intendere, in modo che passiamo ogni nostro giorno a comprare cazzate invece che a pensare a quello che davvero conta.

Forse quel giorno sarà “BAD” per qualcun altro, forse sarà il giorno di una rivoluzione … finalmente! Abbiamo condiviso e maturato insieme questo concetto con il regista del videoclip Antonio Masiello, un creativo dalle visioni alternative e d’impatto, che si è subito interessato ed appassionato alla nostra voglia di fare.
Vestirò personalmente i panni (anzi, “il panno”), oltre che di cantante della band, di un eremitico salvatore che si aggira nei meandri più sinuosi della modernità incontrando vizi e paradossi e scontrandosi alla fine col destino dell’uomo, provocatoriamente rappresentato dal regista con un’immagine della Pietà di Michelangelo, sapientemente stravolta dal suo ingegno a testimoniare le deviazioni della società.
Questo concetto si sposa alla perfezione con le sonorità aggressive e graffianti del riff di chitarra e melodiche delle melodie vocali.

Come avviene il processo compositivo delle vostre song? Ognuno crea la propria parte in base al lavoro degli altri o avete un unico compositore?

Per quanto riguarda questo primo album, siamo partiti dalle mie idee vocali per costruire su di esse la struttura e gli arrangiamenti. Questo per il 90 % delle canzoni. Essendo però tutti i membri compositori e conoscitori musicali è molto probabile che questo processo troverà un’evoluzione più condivisa, nel rispetto dello stile della band che sarà sempre molto diretto e riconoscibile.

Invece i testi chi li scrive? Da cosa nasce l’ispirazione per una vostra canzone?

Ho scritto io tutti i testi. Avendo creato la band da zero partivo già con le idee molto chiare su cosa e come dirlo. I testi nascono dalla quotidianità, disagi sociali o semplici esperienze trasfigurate dai miei occhi, talvolta trasformate in allegorie. Spunti autobiografici diventano personaggi differenti ed autonomi, raccontando per esempio della voglia di fuggire ed auto-emarginarsi (‘Butterflies’), o della malsana competizione socialmente valorizzata (‘Running From Myself’), della speranza e volontà di dare un senso ad ogni nostro singolo giorno (‘The Bad Day’), di un modo ossessivo ed ipocrita di affrontare una storia d’amore (‘Will Of Compromise’), della dissociazione in cui più o meno tutti noi viviamo, amando al contempo tutti e nessuno, troppo spesso nemmeno noi stessi (‘Close to Me’), della capacità di sacrificarsi per amore, in questo caso inutilmente (‘Releasing’) …
Queste tematiche sono appartenenti alle prime sei canzoni che abbiamo già registrato.

Variando un pò il discorso…. Nei mesi scorsi è uscito fuori lo “scandalo” del Pay To Play (cioè pagare per suonare). Attività presente da anni, ma oggi, con l’ausilio della rete, ha alzato un grosso polverone. Tu cosa pensi a riguardo?

Non essendo a conoscenza dello scandalo di cui parli ti racconto la mia esperienza personale di “pay to play”. Quando racconto ad amici ed anche a colleghi musicisti che nella mia carriera ho, insieme alla mia band, pagato per accompagnare gruppi più famosi in tour, si stupiscono sempre. Io in realtà, che sono uno di quelli che ha tirato fuori i soldi (e non pochi), lo ritengo logico, in una società assolutamente comandata dal denaro. Non accettabile, ma logico, non me ne stupisco. Nel caso di tour di supporto, la band meno nota non fa altro che “acquistare uno spazio pubblicitario!”, cioè pagare per la visibilità che il gruppo principale offre.

Ipotizziamo che con la mia band abbiamo un pubblico medio di circa 1000 spettatori (ottimismo!) a concerto. Suonando insieme ad un artista più affermato posso proporre la mia musica ad un pubblico di 10.000 persone, quindi ho la possibilità di raggiungerne 9.000 in più. Questa differenza serve a farsi vedere e conoscere, ed ha un prezzo. Fare un tour di questo tipo consiste, infatti, nel pagarsi non solo le spese di tour bus (costi molto alti, credetemi) ma anche nel corrispondere (di solito al management) della band principale, una quota stabilita per ciascuna data fatta insieme. Non penso che le band headliner abbiano una colpa in questo, è il sistema che funziona così, non si guadagna dai dischi e quindi si sfrutta ogni possibilità, anche per ammortizzare le proprie spese.
Ho collaborato con grosse band in questa modalità, e molte sono state assolutamente oneste e trasparenti, è un “investimento” che si fa di propria spontanea volontà e di comune accordo. Ci sono poi band che se ne approfittano e ti chiedono tanti soldi come se fossero delle star, e per quanto mi riguarda se ne possono andare direttamente a cagare!
Passando a parlare di circuiti minori, cioè dei locali, nello stesso posto, cioè a cagare, per me possono andare quei gestori od organizzatori che considerano il musicista solo come un ragazzino da sfruttare per attirare qualche persona in più al proprio bancone del bar pretendendo di “pagarlo” con un panino e una birra. Per fortuna ritengo siano pochissimi i gestori che fanno questo discorso (quelli che ho incontrato io), credo più che a causa della crisi ognuno cerchi in tutti i modi di contenere i costi ed è normale. L’importante è trovare sempre un compromesso nel il rispetto reciproco (band – locale) e della qualità musicale.
C’è per esempio chi decide di comprare ettolitri di Rum scadente a basso costo ma poi perde i propri clienti perché dopo una serata di voltastomaco cambiano locale. Lo stesso discorso si può applicare alle band che si ingaggiano e quanto le si vuole pagare. La qualità costa, non perché una band se la tira più di un’altra, ma perché per arrivare ad ottenere risultati maggiori fa investimenti maggiori, e necessita, oltre che meritare, una paga adeguata. Certo, parlare di “musica” in questi termini è riduttivo, ma il vendere una serata si riduce a quanta gente attiri, più che al valore artistico, ed ecco il motivo della riuscita (hanno anche rotto le palle nella stragrande maggioranza dei casi) dei tributi.
In alcuni casi invece chi offre il proprio spazio per far suonare gruppi ha una vera passione per la musica, oltre che un locale da gestire, e allora esiste un compromesso qualità/prezzo. Potrei andare avanti a parlare ancora per mesi, forse senza dirvi troppo di nuovo … quindi su questo argomento mi fermo qui!

Chi è Roberto Messina fuori dal palco? Cosa fai nella vita, quando non impugni il microfono e non scrivi canzoni?

Ho 3 punti fermi a riguardo della mia vita strettamente personale (al di là delle relazioni d’amore e di amicizia e della musica):
1. Ginnastica. Faccio un lavoro che mi consente di avere il tempo libero per allenarmi con costanza quasi tutti i giorni. Per me è una passione ma anche una disciplina a cui “obbedisco”, anche quando costa sacrificio, come tutte le cose fatte con costanza ed impegno.
2. Billy. Il mio cane, gli dedico tempo e amore. Lui in cambio mi dà altrettanto, ed inaspettate (da un cane) prestazioni artistiche di alto livello, è un cantante, figlio d’arte!
3. No, erano solo due punti!

Scrivo molto, amo la natura, sono una persona umile ma odio farmi mettere i piedi in testa; so dove voglio andare ma cerco sempre di farlo con rispetto degli altri. Busso sempre a nuove porte e se non mi aprono non le sfondo mai, ribusso, e cerco semmai di trovare sempre un pertugio per infilarmi ed ottenere quello che voglio, se per me è importante. Mi piace esplorare, nonostante sia anche un vero pantofolaio. Poi … quanto adoro dire stronzate!!!

Bene, tornando alle attività della tua band. Puoi anticiparci i vostri prossimi passi? Se non erro dovrebbe uscire l’album i primi mesi del 2013 no?
Non i primi mesi, ma sicuramente entro tutto il 2013. Come ti dicevo abbiamo già registrato sei pezzi, ma stiamo ancora vagliando le possibilità discografiche. Non avendo ancora firmato per alcuna etichetta procediamo con le registrazioni dell’album fino al momento in cui, messa una firma sulle condizioni contrattuali che reputeremo più interessanti, pubblicheremo tempestivamente.

Bene, è stato un piacere scambiare quattro chiacchiere ed aver conosciuto un pò di più i 6008 Days. Augurandoti/vi tutto il meglio per la futura carriera e per la vita, concludi come preferisci questo interrogatorio. A presto!

Ringrazio te per il tuo spazio (interrogatorio piacevole) e la tua dedizione e ti saluto sperando di incontrarci presto ai nostri concerti. A proposito, riallacciandomi al discorso del “pay to play”, ci tengo a precisare agli ascoltatori che in ambiti web, come Suoni Distorti Magazine, che reputo vere e proprie isole felici per noi musicisti, ci sono ancora tante persone che lavorano con passione sostenendo davvero le band, come per esempio noi 6008 Days, che vogliono farsi ascoltare. Qui, la musica regna ancora sovrana!

a cura di Francesco Chiodometallico
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Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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