Intervista a Roberto Freri (Fosch Fest)

Roberto Freri, fra gli organizzatori del Fosch Fest
Roberto Freri, fra gli organizzatori del Fosch Fest

Il Fosch Fest è oramai uno dei festival più importanti d’Italia e, nell’ambito in cui si muove, sicuramente il più importante d’Italia. Ultimamente proiettato anche in Europa attraverso una costante ed elevata qualità del Bill, riesce nonostante tutto ancora ad essere un festival dai prezzi assolutamente popolari, sempre nell’ottica del NO-PROFIT che lo caratterizza.
Parliamo del successo di questo festival con Roberto Freri [non Frerì, Ndr], fra gli organizzatori storici del festival.

Benvenuto Roberto sulle pagine di Suoni Distorti e grazie per la disponibilità, oltre che complimenti per quest’altra edizione, a te ma naturalmente a tutto lo STAFF STOFF.

Grazie a voi ovviamente. Aspettiamo che finisca prima di farci i complimenti, vediamo se va tutto bene [Ride, ndr].

Siamo oramai arrivati alla quinta edizione del Festival, un traguardo molto importante. Parliamo quindi un po’ di quest’anno, le impressioni a caldo come sono? L’affluenza com’è stata, sopra o sotto le aspettative? Ci sono stati particolari problemi e/o soddisfazioni?

Dai, il primo traguardo c’è. Cinque anni, non sono pochi. Nella giornata di Sabato [sono le 15.30 della Domenica, Ndr], io così a occhio mi aspettavo più gente sinceramente. Una convinzione mia ma forse col fatto di aver cambiato data, si sa ormai per via del Metaldays che quest’anno ha cambiato data, l’avevano messa in concomitanza con la nostra vecchia data e l’abbiamo dovuta per forza cambiare perché comunque competere col Metaldays per noi è impossibile.

So che ci sono molti esami di mezzo e può essere che la gente non sia venuta per quello, poi ieri il tempo è stato un po’ inclemente anche se la gente è rimasta sotto il più possibile. Un po’ bassi sono stati i consumi effettivamente, c’aspettavamo di fare di più, non è andata benissimo però vediamo, c’abbiamo ancora oggi, speriamo vada bene.

Dopo l’edizione 2011 , in cui c’è stato il salto da uno a due giorni, le ultime due edizioni si sono volute un po’ “stabilizzare”, sia come numero di gruppi che come qualità (seppur a mio parere il Bill sia sempre migliore di anno in anno). Pensi di aver trovato la formula perfetta o pensi che nel futuro ci saranno cambiamenti sul numero dei giorni, sui gruppi e così via? So che è presto per parlare dell’anno prossimo, vorrei un po’ l’idea generale.

E’ una domanda difficile. Secondo me la formula perfetta non esiste. Tutti gli anni trovi qualcosa che non funziona e cerchi di cambiare, di mettere qualche novità, bisogna vedere. Per me è una cosa che tutti gli anni va rivista, tutti gli anni si può migliorare, si può vedere cosa aggiustare, si possono inserire delle novità. Ci sono delle cose che funzionano bene e quelle non si toccano, squadra che vince non si cambia, poi in linea di massima quando trovi qualcosa che non va lo correggi.
L’idea è sicuramente di rimanere sul no-profit, noi non volevamo neanche mettere il biglietto, l’abbiamo messo perché non ci stavamo con le spese, fosse per noi sarebbe ancora gratis ma non possiamo metterceli noi i soldi, siamo ragazzi come voi che fanno questa cosa nel tempo libero, non possiamo mettere 20000 € se poi andiamo sotto, dobbiamo cercare di tutelarci il più possibile anche noi. Anche col biglietto non siamo completamente tutelati.

Ho notato quest’anno che ci sono state molte meno polemiche dell’anno scorso, inutile dire che personalmente ne sia contentissimo, l’anno scorso dalla politica ai braccialetti si era passato un po’ il segno. Si può dire che questo Fosch abbia accontentato più o meno davvero tutti? O all’organizzazione sono arrivate critiche di qualche tipo?

In realtà ho notato polemiche anche quest’anno su alcuni gruppi che non hanno convinto, da certa gente che pensa ed è convinta che non c’entrino niente col Fosch Fest, ma in realtà il Fosch Fest siamo noi e cerchiamo di fare le cose più variegate possibili, nel senso non vogliamo chiuderci, vogliamo aprirci in qualche modo. Non vuole essere un festival con le band tutte uguali che fanno tutte lo stesso genere, di base c’è il folk ma se c’è una band che fa viking piuttosto una un po’ gothic o black noi non ci vediamo niente di male. La gente non so come mai è convinta che le band devono essere fatte con lo stampino. Mi suona strano vedere gente che mi dice che non sono band per il Fosch. Scegliendo io le band, le band da Fosch sono quelle che dico io [ride, Ndr]. Se poi a qualcuno non piace a me spiace sempre perché se la gente non è contenta ci spiace, però! Qualcuno che si lamenta poi c’è sempre.

Dopo i Manegarm quest’anno sono arrivati per la prima volta in Italia gli Wolfchant e gli Skyforger, per un Bill che ha davvero fatto invidia anche a molti appassionati esteri. Avresti mai immaginato tutto questo quando avete iniziato cinque anni fa? Ti senti soddisfatto o pensi che si sarebbe potuto fare di più?

Non so se veramente i fan di altre nazioni europee ci invidiano questo evento, mi sembra forse un po’ troppo eccessivo, all’estero hanno sicuramente grandi festival molto più grandi ed obiettivamente più belli del nostro, noi molto umilmente cerchiamo di prendere spunto da loro, comunque sia se anche se solo poche persone ce lo invidiano io mi sento profondamente orgoglioso.

Cinque anni fa non avevamo idea di quello che sarebbe diventato, non era nato così, era una serata all’interno di una normale festa della birra. Io sono uno dei pochi che ascolta questo genere di musica, gli altri volontari non ascoltano questo genere, vengono per divertirsi e lavorano gratis. Non mi aspettavo potesse diventare qualcosa del genere. Il primo anno c’erano praticamente solo band italiane, poi negli anni siamo cresciuti e ora siamo soddisfatti sicuramente di quello che abbiamo fatto.

E’ stato quest’anno anche il primo anno senza i Folkstone. Si è parlato già abbastanza della cosa, quindi se non vuoi aggiungere nient’altro sei libero di farlo. Però sarebbe interessante sapere il tuo punto di vista sulla cosa.

Non c’è nessun problema, abbiamo deciso insieme a loro, ci siamo detti “proviamo a vedere come va il festival senza di noi”, comunque quattro edizioni di fila con i Folkstone, abbiamo provato a fare una pausa, vediamo come va.

I Folkstone hanno voluto dare spazio anche a altre band, abbiamo così anche dato una bella risposta a chi criticava noi dicendo che suonassero sempre perchè sono nell’organizzazione, togliendo spazio ad altre band, e a chi criticava noi dicendo che senza i Folkstone non sarebbe stato lo stesso bel festival, alla fine è andato tutto bene. Naturalmente mi piacerebbe averli presto con noi!

Sicuramente ci sarà più di qualche fan che sarà stato deluso e non sarà venuto ma penso che comunque il festival stia andando bene, un po’ si sente la loro mancanza, anche nel backstage. Stasera però verranno a trovarci come spettatori. Comunque ci tengo a ringraziarli e a salutarli come sempre e per sempre per la collaborazione e il sostegno che ci danno. L’idea alla fine è loro, ci teniamo a sottolinearlo. Per un anno potranno godersela anche loro il festival come spettatori quindi forza Folkstone!
D’altronde gente che critica per un motivo o per un altro c’è sempre ma noi andiamo avanti tranquilli, il festival sta andando anche senza di loro alla faccia di chi ci criticava.

Leggendo i commenti che per tutto l’anno accompagnano l’avvicinarsi del Fosch ho notato come per moltissimi ragazzi (me compreso) il Fosch sia davvero una grande festa di fine anno, scolastico o lavorativo che sia. Avete mai pensato di immortalare l’evento con un DVD, come avviene per tanti festival europei e non, penso ad esempio all’Agglutination lucano?

C’abbiamo pensato ma è da vedere perché ci sono un sacco di leggi sul riprendere le band, copyright, ci sono delle restrizioni eccetera. Bisognerebbe vederla bene, magari prendere un avvocato e fargli fare un analisi della cosa oltre che prendere gli accordi con le band. E’ una cosa che ci piacerebbe fare perché immortalare l’evento e avere un ricordo “visivo” delle cosa è una figata. [Nel frattempo compare il presidente Sergio Colleoni nel backstage].
Ne approfittiamo anche per salutare tutti quelli dello staff che non ci sono e per primo Sergio, ricordiamoci sempre che se non ci fosse lui il festival non esisterebbe, il primo da ringraziare ricordiamoci tutti è sempre lui.

L’anno scorso sarà ricordato probabilmente come l’anno in cui il fenomeno del “pay to play” è venuto alla luce, diventando argomento di discussione un po’ dappertutto. Personalmente e come organizzatore cosa ne pensi?

A me non mi paga nessuno per suonare, se qualcuno me li vuole dare due soldi non sono assolutamente contrario. [Risate, Ndr]
A parte gli scherzi sono assolutamente contrario a queste cose, alla fine pagare per suonare mi sembra una cosa assurda. Noi ci teniamo sempre, nonostante più di una band ci dica che verrebbe a suonare gratis, a dare anche un minimo di rimborso spese. Essere un musicista è un lavoro, molto spesso un secondo lavoro perché pochissimi possono permettersi di vivere di musica soprattutto di questi tempi ed è doveroso nei confronti delle band dare sempre qualcosa e mi sembra assurdo che qualcuno debba pagare un festival per poterci suonare. Poi io non sono un professionista, non sono un grande organizzatore, non sono nel mainstream, non so bene come funzioni ma posso dire che qui queste cose non succedono.
Tutte le band possono confermarlo, alcune band sono nostre amiche come i Folkstone o gli Ulvedharr che sono di qui e avrebbero suonato comunque ma non ci sono favoritismi, tutti gli altri li abbiamo conosciuti nel backstage e possono confermarlo.

Un paio di curiosità per i nostri lettori: c’è una band che hai sempre voluto chiamare ma alla quale non sei mai arrivato?

La band a cui tenevo veramente l’ho già chiamata ed erano i Moonsorrow l’anno scorso. Sono se non la mia band preferita una delle mie preferite. E’stato un grande piacere averli, ci tenevo moltissimo.
Altre band che mi piacerebbe vedere su questo palco ce ne sono, quest’anno gli Ensiferum che sono tra i maggiori gruppi del genere. A me piace sempre avere band che si vedono poco, abbiamo detto quest’anno degli Wolfchant e degli Skyforger ma anche i Cruachan non suonano tutti i giorni in Italia. Ci tengo ad avere queste chicche, i gruppi mainstream li chiamano tutti e anche noi perché devono richiamare gente ma è bene chiamare anche gruppi che non vengono spesso ma che hanno una qualità elevata.
Altri gruppi che mi piacerebbe vedere sono gli In Extremo ma è dura, forse in Italia non tirano come nel resto dell’Europa. Ora non voglio che la gente pensi che l’anno prossimo arrivano gli In Extremo ma mi piacerebbe. [Io vengo a piedi nel caso, ndr] . Un’altra band che mi piacerebbe moltissimo avere, se è vero che si stia attrezzando a suonare dal vivo è Falkenbach. Sembra che sia vero, mi piacerebbe vederlo dal vivo. In ogni caso mi piace vedere band che non si vedono tutti i giorni, poi a me piacciono gruppi particolari, non sono uno molto da Alestorm eccetera.

Seconda curiosità: qual è stata la band più difficile da gestire? Giravano voci sugli Arkona l’anno scorso e sui Korpiklaani due anni fa…

Questa è una domanda imbarazzante, dai nessuno è poi così ingestibile.

Se ti va vorrei parlare anche di te fuori dal Fosch Fest: chi è Roberto Freri quando non è impegnato a metter su questa splendida organizzazione?

Innanzitutto preciso che non sono da solo, sono “uno dei”. E’ giusto ringraziare Sergio, i Folkstone, Elena, Chicca, Matteo, Christian, siamo cinque o sei a organizzare più tutti i ragazzi che ci aiutano in questi giorni e per tutto l’anno. C’è poi Davide Cicalese dei Furor Gallico che ci da una mano con la grafica, c’è Daniele Bianchi che ci da una mano col sito e tanti altri che ci danno una grande mano.
Io sono una persona normale come tutte le altre, mi piace questo genere di musica ma non solo, io ascolto anche altri generi musicali, tutto il metal ma anche rock, blues, cantautori italiani. Certo mi piace il metal, soprattutto vecchia scuola, mi piace molto anche il folk. Son qui del paese [di Bagnatica, Ndr] e mi è piaciuta molto questa cosa quando ce l’hanno proposta i Folkstone perché essendo uno del posto a cui piace questo genere ho spinto per averlo e quindi niente, sono un ragazzo a cui è arrivata questa idea e mi sono improvvisato organizzatore, direttore artistico, quello che vuoi insomma.

Bene, direi che siamo arrivati davvero alla fine. Ringraziandoti ancora per la disponibilità e estendendo i complimenti del festival a tutto lo Staff oltre che naturalmente a te, ci rivediamo l’anno prossimo! Concludi come vuoi l’intervista.

Io ringrazio voi per l’intervista, tutti i ragazzi che lavorano qui, tutti gli organizzatori, i Folkstone e tutta la gente che viene e ci sostiene, aspettando tutto l’anno la prossima edizione, che si chiede i gruppi, che ci fa anche mille domande stupide. Vorrei anche ringraziare tute le webzine italiane e straniere, tutti i gruppi presenti, gli Opera IX ad esempio [Presenti vicino l’intervista, ndr] o il primo gruppo gay della storia del Fosch Fest, gli Ulvedharr [Ark compare alle nostre spalle, ndr] chiamati appositamente per fare un po’ di promozione verso i gay [si ride, Ndr].
Insomma ringraziamo tutti!

Ultima domanda: ma i concerti si tengono nell’area concerti?

I concerti si tengono nell’area concerti, confermo.

a cura di Federico “Jezolk” Lemma

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