Intervista a Maurizio Folk (Folkstone)

I Folkstone sono una delle realtà musicali italiane che sta riscuotendo un notevole successo, sia nella nostra nazione che oltre confine.
Dopo aver avuto l’occasione di intervistarli, tramite il frontman Lore, ed aver parlato della loro esibizione al Castrum Beer Fest, quest’oggi ho il vero piacere di poter/potervi far conoscere individualmente, Maurizio Folk.

Maurizio è il polistrumentista della band, che nel suo tempo libero dalla stessa, riesce a proporre personali composizioni emozionanti. Ho avuto il piacere di ritrovarmi davanti una persona estremamente gentile ed alla mano, oltre che umile. Ecco quanto è stato detto……

Ciao Maurizio! Siamo felicissimi di poterti ospitare tra le nostre pagine… presentati ai nostri lettori! Chi è Maurizio Folk?

Ciao a te Francesco e a tutti i lettori di Suoni Distorti Magazine! Quest’anno ho visto una bella attività della vostra webzine coinvolgere i Folkstone tra recensioni e interviste, è un onore per me prendervi parte singolarmente!
Che dire, Maurizio è un “menestrello” come tanti e che, come tanti, ha fatto della musica il suo mezzo di espressione!

Fai la tua egregia parte nella formazione dei Folkstone, in veste di validissimo polistrumentista. Com’è nata la tua partecipazione nella band? Ti va di raccontarci il tuo ingresso in questa?

Troppo buono! Il primo contatto che ho avuto con Lore risale al 2008. In quegli anni andava ancora per la maggiore Myspace, anch’io lo usavo per pubblicare i brani auto-prodotti dei miei progetti solisti, tra cui quello folk appunto, “Winniler”. Grazie a questa one-man-band ho avuto modo di farmi conoscere come novello polistrumentista e compositore. Quindi si è iniziato a parlare di collaborazioni e progetti paralleli, incrociandosi più volte sullo stesso palco, gettando man mano le basi del nostro vero e proprio incontro, artisticamente parlando.
Nel 2010, durante le session di ‘Damnati ad Metalla‘, ho registrato i whistle irlandesi in “Un’Altra Volta Ancora” e iniziato come ospite a presenziare agli eventi principali, per poi entrare in formazione fissa sostituendo l’ex chitarrista.

A proposito, è stata una sfida per me, dovendo abituarmi in pochissimo tempo a uno strumento mai approfondito veramente. Un’esperienza atipica, che ha influenzato profondamente il mio modo di vivere una band così attiva e la sua dimensione live.
Dal 2011 ho ripreso in mano i miei strumenti folk e iniziato a collaborare per la stesura de “Il Confine”.

Ma parliamo delle tue origini musicali…. innanzi tutto…. quando e come ebbe inizio il tuo amore per la musica? C’è stato qualcuno o qualcosa che ti ha portato ad imbracciare uno strumento?

Ho scoperto la mia propensione alla sfera musicale nella tenera età. Avere dei tasti che modulassero il mio fiato, concludere un fraseggio o una melodia inventata al momento, sono cose che mi hanno sempre dato una certa soddisfazione. Ruolo fondamentale l’ha avuto una famiglia che mi ha sempre supportato, tra un padre batterista e parenti nel campo – colgo l’occasione per salutare Fabio, cugino e sassofonista nei Figli di Madre Ignota (quest’anno allo Sziget!), un orgoglio per la musica made in Italy!

Una volta spuntata la passione serve solo coltivarla! A 9 anni ho iniziato il mio percorso al sax, che ho continuato fino ai 17 con studi d’improvvisazione jazz; intorno ai 12 anni ho studiato quasi contemporaneamente chitarra e basso.
Una volta assimilati i fondamenti dello strumento a fiato e di quello a corde, il resto l’ho coltivato da autodidatta. C’è da dire che oggi ho ripreso il percorso con dei veri insegnanti per raccogliere quei progressi che l’apprendimento “fai da te” preclude.

Sei un polistrumentista, per cui immagino ti piaccia suonare tutto quello che suoni. Ma c’è uno strumento in particolare che riesce a donarti particolari emozioni e, volendo, anche soddisfazioni?

Ad oggi i flauti irlandesi sono gli strumenti che meglio sono riuscito a interpretare. Quando si ha un’idea per la testa e con uno strumento si riesce a esprimerla in modo efficace, nasce una sorta di empatia con esso. Chi suona da tanti anni può capire cosa intendo.
Tra l’altro, da qualche mese ho iniziato lo studio delle Uilleann Pipes, la tradizionale cornamusa irlandese per intenderci. Sorpassati i primi (non pochi) ostacoli tecnici, l’espressività e l’estensione timbrica di cui è dotato questo strumento mi hanno lasciato davvero allibito. Alle volte sembra proprio che gema, è molto sensuale come cosa ahahaha!

Passando al tuo genere… perchè il Folk Metal? Cosa ti riesce a dare questo, che magari altri non riescono in egual modo? 

Riguardo i Folkstone, mi preme sempre fare una precisazione: definire “folk metal” la nostra proposta mi è sempre parso un pò riduttivo. Per tematiche, influenze, attitudine su palco e non, marchio musicale -e chi più ne ha più ne metta- mi piace definirci semplicemente “rock”, nel senso più ampio del termine. Poi gli elementi che ognuno coglie in qualsiasi proposta musicale, fanno sì che l’accostamento di una band a un’etichetta sia una cosa sempre soggettiva e marginale.

Tornando a noi, il “folk metal” è forse il genere musicale di cui meno mi sono occupato negli anni. Possiamo piuttosto parlare del folk irlandese e mitteleuropeo:
in generale il fascino di certi strumenti tradizionali, le sonorità, le possibilità creative che offrono, sono elementi che mi hanno spinto a cimentarmi nel loro uso e inserirli in generi che già conoscevo.
Ultimamente se n’è visti rispuntare da ogni dove! E’ normale che suscitino una “reverenziale curiosità” nell’immaginario di molti… Un successo forse dovuto al loro disuso in quest’epoca musicale.
Per concludere, mi viene un esempio emblematico… Conosci i Jetro Tull? Trovo scontato che un flauto traverso abbia ben altro da dire che un mellotron o un sintetizzatore!

Spenderei qualche parola riguardo il tuo omonimo progetto solista, tramite il quale hai regalato gradevoli composizioni. Com’è nata l’idea e cosa rappresenta per te?

Quelle “parentesi musicali” che ogni tanto riprendo e pubblico sul mio canale YouTube sono composizioni d’impulso, frutto di cose che ho dentro e di cui non avrei modo di liberarmi se non con la musica. Ognuno ha bisogno di esprimersi e l’arte in genere, per come la vivo io, non dovrebbe ridursi al solo intrattenimento.

Con l’andare degli anni si sta perdendo il senso della cosa, si ascolta e si vende musica per riempirsi le orecchie, non più per comunicare. Basta guardarsi intorno.
Un progetto solista vero e proprio? Più avanti, con un pò più di tempo libero, potrebbe anche diventarlo!

Se ti chiedessi a quale piatto culinario assoceresti la tua musica… cosa sceglieresti e perchè? 

Questa sì che è una domanda bizzarra! La prima cosa viene in mente è il pollo al curry ahahaha. Sia perchè mi sa di “esotico”, sia perchè è un mix di gusti e ingredienti non sempre facili da dosare e capire.

A parte il Folk Metal, che cosa rientra nei tuoi usuali ascolti? Ti và di elencarmi cinque titoli che hanno caratterizzato la tua concezione musicale ad oggi, spiegandoci in che modo l’abbiano fatto?
Ultimamente sto riscoprendo molte realtà dello scenario indipendente italiano che mi sono perso da anni. Gente che azzarda e sperimenta con senso e creatività, non con il solo scopo di proporre un prodotto “stravagante”. 5 titoli che hanno influenzato la mia visione musicale ad oggi?
►Nomadi (F.Guccini) – “Dio è morto”
Due piccioni con una fava! Pietre miliari per la musica italiana. Ho sempre condiviso il senso e il modo di entrambe le figure di fare musica. Tra le prime cassette tramandate da mio padre ricordo proprio una raccolta dei Nomadi!
►De André – “Fiume Sand Creek”
Unico e inimitabile, in musica e poetica, che altro si può dire.
►In Extremo – “Ich Kenne Alles”
Tra i padri del mittelalter rock! Nel corso degli anni hanno seguito una maturazione a livello di produzione, musica e contenuti, che ho ampiamente apprezzato. Nati come “cantastorie in chiave rock”, si sono appoggiati sempre più a liriche di carattere “personale”, trattando tematiche e pensieri sempre attuali. Non c’è un album che mi abbia stancato.
►Audioslave – “I’m the Highway”
Amo il modo di far musica di Chris Cornell, anche in sede solista, e amo il grunge/crossover americano. Sarebbe pazzesco fonderlo col folk!
►Negrita – “1992”
Tutta la discografia fino al 2001, non c’è una canzone che non abbia sentito mia. Un rock/blues multi-influenzato di marchio oltre-Manica, vissuto e pestato. Se volessi rinascere in Italia, sarebbe anche per loro!

Hai qualche aneddoto riguardo qualche esibizione live con i Folkstone che puoi condividere con noi? Hai tutto lo spazio disponibile per sputtanare chi vuoi o rendere pubblico qualche fatto privato ed imbarazzante della band……

Guarda, non c’è bisogno di andare molto lontano ahahaha. Ricordo un live all’aperto, estate 2011 se non sbaglio: durante il ritornello di “Un’Altra Volta Ancora” si urla insieme al pubblico lanciando a tempo il pugno al cielo… Beh quella volta ho pensato bene di farlo con la mano con cui impugnavo il mio flauto.

Potete intuire come sia andata… Il flauto è schizzato contro la testa di qualcuno in mezzo al pubblico. Spero perlomeno che il nuovo proprietario ne abbia fatto buon uso, alla faccia del bernoccolo che gli avrò procurato ahahahah…
A proposito di esibizioni. Quando stai per salire sul palco cosa provi dentro di te? E cosa pensi sia prima che durante lo spettacolo?
Tanta adrenalina che ti senti addosso, che sia il primo o l’ultimo concerto della stagione… Un pò come gli esami d’università credo, più avanti si va più diventa importante progredire, mai rilassarsi. E’ fondamentale trasformare questa adrenalina in tensione positiva. Col tempo si impara a farlo, a salire su un palco tesi ma con la voglia di divertirsi e spaccare.
Bene, avvicinandoci verso il termine e tornando in ambito musicale…. vedremo mai un cd di Maurizio Folk One Man Band?

Tempo e mezzi permettendo, non vedo perché no! La risposta degli ascoltatori sembra buona, molte persone ci tengono sempre a farmi sapere di persona le proprie opinioni, significa che la musica arriva e nel modo giusto. Compongo con nessuna aspettativa nel futuro, ma è naturale che il riscontro sia un incentivo a continuare!

Cosa puoi anticiparci, per quanto riguarda le attività dei Folkstone?

Oltre le attività di preparazione del DVD -che gireremo il 3 Novembre al Palacover di Villafranca (VR)– continuiamo a raccogliere le idee per il prossimo album. E’ un processo costante che dura tutto l’anno!
Credo che i Folkstone dopo 3 full lenght abbiano ancora molto da dire, anzi abbiano iniziato ultimamente a farlo nell’ottica ideale, scansando ogni compromesso e fottendosene della scena, degli stereotipi e altre stupidaggini. C’è una buona intesa tra chi compone musica e chi i testi, perché alla fine ci si ritrova tutti a condividere la resa del prodotto finale. In questo modo si continua.
Tra l’altro da quest’anno collaboriamo con Elia Faustini, un manager davvero professionale e dinamico, che continua a spingerci in nuove iniziative, da collaborazioni inaspettate a esibizioni più elaborate (non posso sbilanciarmi ahahaha).

Maurizio ti ringrazio immensamente per la disponibilità e la grandissima gentilezza mostrata. Ti auguro tutto il meglio per la vita e per la carriera. Concludi come preferisci ed a presto!

Di nuovo a grazie a voi per l’instancabile e importante attività che svolgete! Spero di beccarci tutti al bancone del bar un giorno, magari dopo un buon concerto!

Per seguire le attività personali di Maurizio:
Per seguire i Folkstone:
Le fotografie sono concesse da:

Claudine Strummer Photography, che ringraziamo calorosamente!

a cura di Francesco ChiodoMetallico
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Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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