Intervista a Filippo Puliafito (Legend Club)

Come chi ci segue da tempo è consapevole, tra una band e l’altra, ogni tanto puntiamo i nostri microfoni verso qualche addetto ai lavori, intervistando anche chi, nel nostro ambiente musicale, sta da altre parti e non sul palco (cercate nella sezione “Interviste” del nostro sito). Oggi ho avuto il piacere di poter scambiare quattro chiacchiere con il buon Filippo Puliafito, gestore del rinomato Legend Club di Milano.

Mentre la pioggia scrosciava sul terreno ho avuto modo di poter rubare parte del poco tempo libero di Filippo per farvelo conoscere meglio e poter chiedere alcune curiosità a chi gestisce un locale con musica dal vivo, tra grossi eventi e festival interessanti. Ecco il sunto di quanto è stato detto nel corso di un’amichevole e graditissima chiacchierata…

Ciao Filippo e benvenuto su SDM. Partirei chiedendo di presentarti ai nostri lettori e illustrare brevemente come ha avuto inizio il tuo “cammino” con l’ormai rinomato Legend Club.

Ciao agli amici di SDM, per me è un piacere poter parlare del Legend e del percorso che stiamo facendo creando eventi di musica live. Sono alla direzione artistica del Legend dal 2014, che condivido con Federico con cui ci siamo divisi le cose, mi occupo prevalentemente di rock/metal e produzioni straniere e del Rock In Park, lui è più orientato sul pop, eventi aziendali e altre tipologie.
Insieme alla proprietà è nata la voglia di rilanciare un club generando una serie di eventi mirati, ci siamo riusciti con dedizione e tanto lavoro, oggi i frutti si vedono dal numero di artisti stranieri che passano da noi, senza dimenticare le band del territorio che meritano attenzione.

Non voglio divulgarmi nel tessere le nostre lodi, non ha senso, il Legend oggi è fatto dalla gente che viene a trovarci un po’ da tutta Italia e anche dalle nazioni limitrofe, apprezzando la qualità che proponiamo, senza di loro saremmo niente e per questo li ringrazio di sostenere la musica live che oggi non è più così apprezzata.

Tocco subito un tasto amaro, lasciando il miele per dopo, così termineremo in dolcezza. Il rapporto tra bands e gestore di locale, direi “amore e odio”. Vi sono la fatidica domanda “quanta gente mi porti” da parte del gestore e le numerose richieste di suonare da parte di bands (anche sconosciute al di là della propria sala prove), per citare le questioni più in “voga”. Vorrei sapere la tua idea a riguardo e come sono usualmente i tuoi rapporti diretti con le bands.

Vedi Francesco, la questione è piuttosto inflazionata sui social, ti rispondo con una mezza provocazione: “se basta mettere una band qualsiasi su un palco per non far fallire un locale, la mia figura così come quella di alcuni miei colleghi, a che servirebbe?” Basterebbe una buona segretaria che sappia compilare un calendario scrivendo dei nomi.

Le band che si propongono da noi vengono tutte valutate in base a diversi fattori, non ultimo il grado di “spendibilità” del loro nome, non sono solito chiedere alle band di portarsi dietro stuoli di persone, ma almeno che si impegnino a far sapere ai loro fans che suonano in una determinata data in un certo locale.

Mi domando spesso: “ma se non lo dici tu per primo alla tua fan base che suoni in un posto, come puoi pretendere che con un nome magari poco conosciuto, il locale o promoter possa attirare pubblico?”

Certo il locale deve fare promozione e su questo non ci piove, con un nome noto è facile vincere la voglia di stare sul divano della gente, con nomi meno forti il divano ha un suo fascino.
Non sono così convinto che un locale debba avere il suo pubblico fisso, quantomeno non ne conosco nessuno con le caratteristiche di un live club e non di un pub. Da noi per esempio sono sempre di più le persone che vanno sul sito, pagine social ad informarsi su cosa proponiamo; lo vedo dai numeri di accesso, sono numeri interessanti ma non per questo si presentano tutti, guardano controllano e come giusto che sia decidono di venire se l’evento/concerto è appetibile per il loro gusto.

Sono d’accordo! Selezioni tu stesso le bands per le serate del Legend Club o vi è qualche socio con cui ti riunisci per vagliare le numerose proposte?

Come ti dicevo prima, sia io che Federico ci occupiamo di generi diversi, ma siamo sempre in stretto contatto per confrontarci sulle proposte che ci arrivano, ma andiamo oltre chiedendo ad altri gestori/direttori amici, di cui ci fidiamo perché sappiamo che lavorano con coscienza: cosa ne pensano di questo o di quell’altro come fanno loro con noi spesso. In più è notizia di questi giorni che stiamo creando uno staff molto corposo di ragazzi con cui confrontarci e aiutarli a capire come certe dinamiche vanno affrontate, la crescita e la consolidazione di una qualsiasi attività dipende da quanto sei disposto a rendere gli altri partecipi del tuo lavoro e anche dare la possibilità di criticarti, facendo notare i tuoi errori, in maniera costruttiva.

Bisogna saper ascoltare, non solo la musica ma anche le persone.

Immaginiamo un po’ tutti le difficoltà che si incontrano nel mandare avanti un locale che, fondamentalmente, incentra le proprie attività sulla musica live. Da un punto di vista interno e dall’alto della tua pluriennale esperienza, ci sveleresti quali sono le principali problematiche/preoccupazioni e come ti muovi per cercare di affrontarle?

Quanto tempo ho a disposizione?
La risposta è molto complessa e a parer mio prenderebbe tutta l’intervista, oggi la difficoltà maggiore è incuriosire il pubblico potenziale con una buona programmazione, che sia varia e di qualità, ma anche non inflazionando eventi. Cosa che cerchiamo di fare, non sempre ci riusciamo, vuoi per errori nostri vuoi perché in quel determinato momento c’è una grande offerta di serate e spesso sovrapposte.

Ho risposto più a come affrontarle piuttosto che dire quali sono le problematiche, ogni problema ha una soluzione, più o meno efficace. Sta a noi vederlo magari prima che si verifichi adottando le contromisure.

Sei sposato? Hai figli? Nessuno ti ha mai intimato di andare via di casa per via delle notti dedite al rock e al metal?
Sposato e con una figlia!

Beh così drasticamente direi di no, ma non è facile conciliare il tutto.

Al Legend Club sono passate innumerevoli bands, underground e non. C’è qualche serata che, in particolar modo, ricordi con piacere e/o qualche aneddoto singolare da condividere con noi e con chi ti sta leggendo?

Sono tantissime le serate che ricordo con piacere, ognuna per una situazione diversa e mi piace averle tutte stampate nella mente: la bellezza di vedere grandi artisti fermarsi a chiacchierare con noi a fine serata, il modo come molti ti ringraziano per averli ospitati; quando dovremmo essere noi a ringraziarli. Artisti che ti chiedono la locandina dell’evento per tenerla tra i loro ricordi, quando tu sei emozionato per averli li da te quando magari li vedevi su palchi grossi e ti sembravano inarrivabili.

Aneddoti da scrivere un libro, anzi quando vuoi lo facciamo. Momenti che ricordi sempre volentieri con chi li a vissuti, magari anche legati a problemi che si sono poi risolti senza conseguenze.

…Niente ci vuole un libro.

Hai dato vita al Rock In Park, una rassegna che ho sempre trovato interessante piena di svariati sottogeneri musicali, dal rock più melodico al metal estremo. Come ha preso vita questa idea e, ad oggi, ti sei fatto un resoconto su come ti ha più soddisfatto e cosa vorresti modificare o aggiungere a questo evento?

Il mio bambino, come lo chiamo simpaticamente, è una creazione voluta per smuovere le acque dell’underground abbinando nomi grossi a nomi più o meno sconosciuti, uno spazio di aggregazione dove tu sai che c’è vieni trovi gente che conosci ti diverti, conosci nuove persone con cui interagisci e crei nuove sinergie. Sai quante band si sono conosciute in quel contesto e oggi condividono altre date o la sala prove oppure vanno a sostenersi l’un l’altro nei live?

Questa era l’idea iniziale e anche un sogno che in parte si sta avverando, ma non voglio fermarmi qua. Come sai il Rock In Park da quest’anno ha anche la versione on the road, lo stiamo portando in giro per il nord Italia dove altri locali si sono prestati ad ospitare qualche serata, cosa che denota un’apertura mentale mica da poco, per questo li ringrazio per la fiducia e anche per la stima che ci stanno tributando.

Quello che vorrei aggiungere a questo evento, purtroppo non dipende da me, è vedere i musicisti che suonano nelle altre serate partecipare ai live dei loro “colleghi” invece nonostante la buona affluenza di pubblico non musicista. Molti vengono la sera in cui suonano, per forza di cose, poi non li rivedi fino al momento in cui hanno bisogno una data e “casualmente” sono quelli che hanno anche meno pubblico davanti quando suonano loro, per la famosa legge del tu non vieni a vedere me io non vengo a vedere te (bella teoria ma se nessuno fa il primo passo stiamo tutti fermi, ma questa è un’altra storia)

Impossibile non notare come, più volte, hai dato spazio anche a bands minori e da fuori regione. Non tutti i gestori lo fanno credimi, ma suppongo lo sai abbastanza bene. Ti va’ di darmi un tuo parere sull’attuale scena underground e come vedi muoversi le bands? E quali sono secondo te gli errori più comuni che queste fanno nell’approccio con il locale per chiedere di suonare (sia direttamente che tramite promoters – improvvisati o professionisti che siano)?

Credo fermamente che far conoscere bands da fuori sia quasi un dovere, purché sia fatto nella maniera giusta, quindi inseriti in un buon contesto: compatibili tra loro e con la giusta dose. Cosa che non riusciamo per problemi evidenti a fare spesso. Comunque un piccolo spazio cerchiamo sempre di riservarlo anche a chi viene da fuori.

Molte band si propongono decisamente male, con la spocchia del noi siamo bravi, i più fighi e via dicendo, lo capisci da come ti scrivono e si presentano, poi magari arriva il nome grosso ed è di un’umiltà imbarazzante che pensi che l’agenzia o il manager ti abbia mandato il fratello dell’originale.

Mi lasciano indifferenti quelle mail che nella presentazione ti fanno l’elenco della spesa di dove hanno suonato e di spalla a chi; come se chi gestisce la direzione artistica non sappia come funzionano oggi le cose, per quanto riguarda le aperture – molte con il pay to play o altre formule più creative. L’errore che sopporto meno è scrivere ad un locale senza essersi informati prima. Su cosa ha fatto negli anni, qual è la programmazione, il genere che propone e che band ci sono in calendario al momento; magari chiedendo proprio quella data dove da mesi sono fuori i biglietti magari. Spesso succede e anche con un nome internazionale bello grosso.

Ma quelli che vincono il primo premio sono quelli che mettono nella mail in copia visibile altri cento locali, chiedendo di suonare. Mi chiedo ma vi siete mai domandati perché nessuno vi risponde?

Per scelta personale (sono uno dei pochi lo so, un kamikaze) rispondo a tutti nel bene o nel male, questo mi ha anche fatto prendere degli insulti privati e pubblici sul rifiuto. Cerco di farlo in tempi brevi quando riesco perché trovo sia corretto. Gli unici a cui non rispondo sono i soggetti che vi ho citato prima, trovo che se non hai il rispetto di voler comunicare con un locale direttamente sbattendoti ad inviare una mail personalizzata, io non vedo perché dovrei risponderti anche solo per mandarti a fare un giro nelle campagne quando c’è nebbia.

Il buon Filippo e la sua carriolata di pasta. Foto di Stefano Orlando

Si narra di carriole piene di pasta in giro per il tuo locale. Sai dirmi qualcosa a tal riguardo? Ne hai mai vista una?

Ahhhhhhhhhhh che malelingue ci sono in giro!

E’ una trovata per voler ancor di più creare interazione con le persone. In molte serate al termine del concerto facciamo uscire una bella carriola con una buona pasta per tutti e giriamo per offrirla. Anche così la gente si diverte e devo dire che spesso sono io a guidare la carriola andando addosso alla gente per farci due risate.

(E’ vero la guida lui, nella foto accanto è stato immortalato!, Nda)

Avvicinandoci in dirittura d’arrivo e tirando un po’ le somme. Spara un tuo suggerimento alle bands, ai tuoi colleghi che gestiscono locali ed in generale a chi vorrebbe proporsi per suonare al Legend Club – sperando che prima vi passi per godersi qualche serata in un ambiente accogliente e magari dei concerti di altre bands…

Ai miei colleghi dico solo buon lavoro, non sono così bravo o superbo da voler dare dei suggerimenti, anzi ne vorrei avere.

Alle band dico solo di fare un prodotto di qualità, ma non ve lo dite da soli e lasciate che siano gli altri a darvi un giudizio. I parenti, specie quelli stretti, non valgono. Passate dai locali, viveteli, perché un’interazione di persona vale mille mail. Quando dico passate non intendo posteggiare in seconda fila, dico entrare, parlare con la direzione, lasciare il cd, andare in bagno e andar via – il tutto in 20 minuti quando va bene. Imparate a vendervi, avete un prodotto da piazzare… fatelo! Si perché la vostra musica è un prodotto come un’altro e vi dovete comportare come se vendete la nuova coca-cola, purtroppo sconosciuta.

Ah dimenticavo, non ti ho chiesto qual è stata la band più allucinante con cui hai avuto a che fare, quale la più socievole e quale la più stronza?

Eh non mi piace fare nomi, ma in linea di massima con gli stranieri, sopratutto se grossi nomi, non ho mai problemi. Son per lo più gente che gavetta ne ha fatta tanta, spalato diversa merda e sono quelli a cui concederesti volentieri qualche capriccio che tra l’altro non fanno. Di solito i problemi li abbiamo avuti con chi ancora non è nessuno, e probabilmente per l’atteggiamento non lo diventerà mai.

Ti faccio un’esempio per tutti senza fare nomi: facciamo una band molto grossa del giro hardcore, per problemi di gomme bucate (ben 2) arrivano tardi al locale. Gli propongo di fare subito il sound chek e di farlo solo loro considerato il poco tempo a disposizione…
Risposta: “no mi spiace noi qui siamo ospiti e per colpa nostra siamo in ritardo, noi vogliamo che il sound check lo faccia l’unica band Italiana della serata, noi faremo solo un live check al volo e ci adattiamo”. Nessuno credeva alle sue orecchie, serata memorabile per l’umiltà e per la carica che ci hanno dato.

Concludiamo l’intervista con il mio personale ringraziamento per il tempo concesso, conoscendo i tuoi numerosi impegni, sperando di vederci il prima possibile. A te le ultime parole famose ed invita pure i nostri lettori ai prossimi appuntamenti targati Legend Club!

Grazie a voi che come dei veri eroi continuate, senza un ritorno economico, a parlare di musica e sostenere i locali e band underground.

La promo la facciamo quando è il momento di farla, questa è stata una chiacchierata tra amici, peccato non davanti ad una buona birra.

Un in bocca al lupo a SDM ed a tutte le bands che leggeranno questo articolo ed avranno il coraggio di farlo leggere ad altri amici.

Fil.

Intervista a cura di Francesco “Chiodometallico” Russo

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Il Legend Club si trova in Via Enrico Fermi n° 98 a Milano

Dalla scorsa edizione del Rock In Park vi ricordiamo le nostre photogallery, nel caso ve le siate perse:

About Francesco Chiodometallico 11120 Articles
Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"