I Wildroads sono pronti ad uscire dalla routine (intervista esclusiva)

I Wildroads sono pronti ad uscire dalla routine (intervista esclusiva)

31 Maggio 2019 0 Di Francesco P. Russo

Tornano sulle nostre pagine digitali i Wildroads, band hard rock che, dopo un silenzio durato più di un lustro, son pronti ad irrompere nuovamente nei vostri sistemi uditivi con il nuovo album ‘No Routine Lovers’ – in arrivo il prossimo 7 Giugno su Volcano Records.

Dopo avervi riportato alcune anticipazioni, tra cui il video di ‘Mindfucked’ in anteprima esclusiva, ho avuto il piacere di prendere di mira Giulio Antonelli (uno dei due chitarristi) per iniziare a lanciare in esclusiva una serie di domande. Questo di seguito il sunto di una piacevolissima chiacchierata!

  • Ciao Giulio, dopo un po’ di tempo ecco i Wildroads nuovamente su SDM, ma soprattutto ben tornati con nuova musica…. Ne son passati ben 7 di anni dall’ultima release! Chi e come sono i Wildroads di oggi?

I Wildroads oggi sono una band cresciuta non solo anagraficamente ma soprattutto artisticamente. Prima di tutto c’è da dire che in questi sette anni che sono trascorsi dall’uscita del nostro precedente album (‘Riding On a Flamin’ Road’ del 2012, Nda) abbiamo rinnovato la sezione ritmica, e questo ovviamente ha cambiato il nostro sound. Inoltre, ogni membro della band ha avuto modo di crescere e maturare esperienze, dedicandosi ad esempio ad altri progetti, oppure suonando con persone diverse, o ancora studiando e creandosi un lavoro nel mondo della musica, e tutto ciò ha contribuito inevitabilmente ad arricchire il bagaglio artistico della band. Quello che forse non è cambiato nel tempo è la voglia di fare musica e di continuare a divertirsi.

  • State per rilasciare su Volcano Records il nuovo album ‘No Routine Lovers’, secondo full lenght dopo oltre un lustro di silenzio ed il primo con l’attuale line-up. Domanda doverosa, come mai tutto questo tempo?

La risposta a questa domanda è in parte contenuta nella precedente. Il cambio di line-up ha giocato il suo ruolo, perché per un certo periodo abbiamo avuto una situazione instabile. Una volta risolta questa faccenda, abbiamo iniziato la scrittura vera e propria dei brani. Posso dire che uno dei nostri difetti è sempre stato l’avere un modus operandi piuttosto lento, e dovremmo rivedere meglio questo aspetto per non impiegare altri sette anni o più nel far uscire un altro album!
Inoltre, i vari impegni di lavoro hanno fatto si che la produzione dell’album venisse rallentata notevolmente, con una conseguente perdita di “spinta propulsiva” da parte della band, ma alla fine le cose sono andate per il meglio e siamo riusciti a concretizzare i nostri sforzi.

A dire al verità non abbiamo seguito un processo creativo diverso rispetto al passato, ma abbiamo lavorato come sempre partendo dalle idee che io e Nik (Capitini, chitarrista e fondatore dei Wildroads, Nda) abbiamo portato agli altri membri della band, lavorandoci poi tutti insieme per giungere al brano completo. Ovviamente, come già detto, le varie esperienze maturate nel tempo hanno fatto si che i brani uscissero con una sonorità diversa, più matura, ma ancora fedele alla nostra matrice hard ‘n’ heavy. Rispetto ai nostri brani precedenti stavolta abbiamo cercato di non creare composizioni eccessivamente – e soprattutto inutilmente – lunghe, cercando di lavorare meglio sugli arrangiamenti e sulla struttura dei brani, concretizzando in modo migliore ciò che avevamo realmente da dire.

  • ‘No Routine Lovers’… deduco non siate amanti della grigia e ripetitiva quotidianità. Come mai questo titolo e quali i significati e/o messaggi che volete elargire con i brani del nuovo disco?

L’album non segue un concept vero e proprio, e i testi trattano degli argomenti più disparati. Il messaggio alla base del titolo è quello di non chiudersi nella propria zona di comfort, ma provare sempre nuove strade, uscire dalla routine, rompere gli schemi, che si tratti di intraprendere scelte importanti nella vita o anche solo di decidere come passare diversamente il sabato sera.

  • Quali sono state le maggiori fonti di ispirazione?

Qui ognuno potrebbe darti una risposta diversa. Per quanto mi riguarda, nella composizione sono stato maggiormente influenzato da Quentin Tarantino, o meglio da un approccio tarantiniano alla composizione. Lui è un cinefilo incallito, conosce qualsiasi cosa del cinema e inserisce nei suoi lavori continue citazioni provenienti da film e registi da lui stesso ammirati. Io, nonostante non abbia la stessa cultura che ha Tarantino per il cinema, ho provato a fare lo stesso con la musica che ascolto, selezionando le idee che per me sono più interessanti e rielaborandole poi in maniera personale. Si va quindi da riferimenti ai Led Zeppelin, Van Halen, Motorhead e Slash’s Snakepit, fino a gente come Beach Boys, Testament, Iggy Pop e Carcass.

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  • Il lavoro, questa volta, è stato fatto tutto da voi, avendo oggi Nik Capitini il suo Redwall Recording Studio. Cosa credete che vi sia in più rispetto a prima nella release e quali sono, secondo voi, i punti di maggior forza del disco?

Questa volta abbiamo fatto tutto da noi. Come dicevo prima, in questi sette anni ognuno ha intrapreso strade diverse e Nik si è appassionato alla registrazione audio. Ha studiato tutti i vari aspetti che stanno dietro alla produzione di un album e si è creato con il tempo il suo personale studio di registrazione. Direi quindi che una delle differenze più grandi tra quest’album e il precedente è stata quella di poter scegliere meglio come far suonare i nostri brani, anche se la scelta principale sul sound riflette particolarmente il gusto personale di Nik. Noi altri ci siamo limitati ad approvare o meno le varie scelte intraprese.
Tra i vari punti di forza quest’album considererei soprattutto la voglia per una certa sperimentazione di idee e sonorità diverse rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Per un paio di brani abbiamo infatti adottato accordature alternative per le chitarre e creato atmosfere differenti anche attraverso l’inserimento di strumenti diversi negli arrangiamenti, senza per questo rinunciare al nostro personale stile.

  • Spendiamo qualche parola sul particolare artwork con il quale si presenta l’album?
‘No Routine Lovers’ artwork

L’idea dell’artwork proviene da una proposta del nostro batterista Stefano “Jaghe” Morandini. Avevamo diverse idee in ballo ed alla fine è stata scelta la sua. Jaghe aveva in mente una cosa un po’ alla Sgt. Pepper dei Beatles, dato che pensava di mettere in copertina una foto di gruppo in cui ogni membro della band avrebbe interagito nei modi più diversi con personaggi storici o famosi come Gandhi o la Regina Elisabetta.
Purtroppo però, per quanto valida fosse, un’idea simile ha richiesto inevitabilmente un ridimensionamento a causa del numero di comparse che avremmo dovuto trovare e dei relativi costumi che sarebbero serviti. Abbiamo deciso quindi di avere soltanto cinque personaggi diversi in scena (Mahatma Gandhi, la Regina Elisabetta, Albert Einstein, Miss Italia e una suora). La foto che li ritrae mentre giocano a carte è stata scelta successivamente come copertina dell’album, mentre l’idea originale è stata ripresa per le foto interne, dove si vede singolarmente ognuno di noi che ha a che fare in maniera diversa con ognuno dei personaggi della copertina.

  • Viviamo in un’epoca colma di nuove band rock/hard rock con dischi in uscita, vuoi anche per la facilità di registrazione autonoma che la tecnologia permette a moltissimi musicisti. Il che, a mio avviso, promuove una grande quantità a discapito, spesso, della qualità. Secondo voi, quali sono i punti cardine che una band debba tener ben presenti durante la realizzazione di un disco?

E’ una domanda difficile alla quale rispondere. Forse penso che la cosa più importante da tenere in considerazione sia proprio avere una visione chiara del tipo di sound che dovrebbe avere la band, sia che si tratti di un sound più moderno e cristallino sia invece di un sound più retrò e vintage. Ma non è una cosa così immediata da capire, serve tempo ed esperienza e, molto spesso, una band alle prime armi non sa nemmeno in che direzione andare. Per questo l’idea di affidarsi a un esperto può aiutare ad intraprendere le scelte migliori. Se invece la band ha già le idee chiare e soprattutto la possibilità di realizzarle autonomamente è giusto che lo faccia, in modo così da avere il pieno controllo sul proprio lavoro.

  • Manca pochissimo all’uscita di ‘No Routine Lovers’, il prossimo 7 Giugno. Anticiperete un altro singolo?

Non credo. Per quanto riguarda i singoli, abbiamo già pubblicato tre brani. Si tratta di ‘Bad Girls Got The Fire’, ‘Rollercoaster’ e ‘Mindfucked’. Tra queste Bad Girls è uscita come semplice singolo, mentre Rollercoaster è stata pubblicata come lyric video. Infine per Mindfucked abbiamo girato un vero e proprio videoclip con un’atmosfera un po’ alla Black Mirror. Direi che tre singoli possono bastare: pubblicarne un altro significherebbe rovinare la sorpresa!

  • Giungendo in dirittura d’arrivo. Nuovo disco in arrivo, nuova line-up e nuova etichetta… Cosa dovremo attenderci prossimamente e cosa potete anticiparci circa i vostri programmi?

Difficile prevedere cosa succederà adesso, dal momento che la band è ferma da un po’. Per il momento non abbiamo programmi precisi, anche se abbiamo in mente di promuovere l’album dal vivo. Ci piacerebbe molto tornare a suonare in giro, la dimensione live è quella in cui si vede davvero quanto è valida una band e quanto impatto possano avere i suoi brani sul pubblico.

Se è vero che l’album costituisce il biglietto da visita di una band, il live rappresenta un po’ il primo appuntamento, quello in cui ti giochi il futuro della relazione con la tua lei! (Giulio Antonelli, Wildroads)

  • Non posso che ringraziarti per il tempo che mi hai dedicato, a me ed a Suoni Distorti. Colgo l’occasione per augurarvi il meglio, musicalmente ed oltre, sperando di rivedervi live il più presto possibile. Lascio a te le ultime parole, concludendo come meglio preferisci!

Se dovessi scegliere come concludere, lo farei dicendo “non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia, ma guardati intorno con attenzione”. Grazie a tutti voi di Suoni Distorti per l’occasione e lo spazio concessoci!

Intervista a cura di Francesco P. Russo

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