Gruppi antifascisti fanno annullare lo show dei Taake negli USA!

Un nuovo caso di associazione esplicita di una band metal ad ideologie di estrema destra ha colpito, negli scorsi giorni, Ørjan Stedjeberg in arte Hoest, bassista dei Deathcult ma soprattutto mente dei Taake. L’organizzazione ha infatti riportato il seguente comunicato:

“Lo show dei Taake del prossimo 24 marzo è stato cancellato. Forniremo un rimborso a tutti coloro che hanno acquistato il biglietto…”

La notizia è circolata inizialmente sul blog LambGoat ed ha fatto, da allora, il giro del mondo. Tutto nasce apparentemente da una foto pubblicata su varie testate web tra cui MetalSucks e risalirebbe al 2007, ancora più shockante nella sua essenza visto che si trattava del tour in Germania (dove risaputamente qualsiasi uso di richiami al nazismo è illegale). Nella stessa è possibile vedere il cantante con una svastica disegnata sul petto (ed una croce rovesciata poco più sotto).

Per la cronaca non si è fatta attendere la risposta di Hoest, nel frattempo, che ha risposto così:

Ho spiegato chiaramente molte volte, in questi anni, che la svastica che avevo addosso durante quel concerto in Germania non fosse intesa a supportare l’ideologia nazista. Si trattava di fare qualcosa di estremo per il gusto di farlo, e ciò certamente si sta ritorcendo contro. Ma parliamo di 11 anni fa, e la band si è esibita anche in Israele nel frattempo. Ad ogni modo, incidenti del genere non sono mai avvenuti in 25 anni di carriera dei Taake, ed ovviamente non succederanno più. Tuttavia alcuni partiti sembrano trovare imperdonabile questo caso (Hoest usa l’espressione cold case, che si riferisce ad un caso criminale rimasto irrisolto o in attesa di ulteriori prove, ndr), insistendo su una testarda incomprensione.

e poi:

Così, una volta per tutte, i Taake non sono razzisti: mai lo sono stati, mai lo saranno. Sostenerlo ancora è ridicolo e infondato, così come lo sono i tentativi di sabotaggio di show che avevamo annunciato da molto tempo

La risposta è chiara, molto più di quanto abbiano detto altri artisti incappati in situazioni del genere, e soprattutto mostra un certo risentimento nei confronti di chi continua a boicottare la band. Ciò avrebbe chiuso ogni discussione forse in qualsiasi altro ambito, ma non in questo: ancor più in tempi esasperati politicamente e socialmente da parte di chiunque, era prevedibile che le polemiche sarebbero durate.

Nel frattempo, infatti, vari gruppi antifascisti stanno effettivamente cercando di impedire altre date dei Taake negli Stati Uniti, come risulta dai rispettivi account Twitter.

Del resto, come per molte altre band, è tipico che i riferimenti anti-religiosi o violenti nei testi vengano interpretati come apologia di nazismo, per quanto nella maggioranza dei casi siano rivolti contro qualsiasi religione (si veda l’affermazione attribuita alla band “è vergognoso aderire al cristianesimo e all’Islam“).

In tempi più recenti, come caso analogo, abbiamo assistito alla condanna unanime di Phil Anselmo per il saluto nazista (con tanto di urlo White power) ripreso e diffuso da un fan durante il Dimebash 2016, che ha portato anche lì alla cancellazione di molti live e festival. Su questo caso specifico hanno fatto scalpore – ed i fan dovrebbero ricordarlo – le prese di posizione di Rob Flynn dei Machine Head, che si è nettamente distaccato da questo genere di atteggiamenti – anche perchè, secondo il leader della band, il gesto non fu una semplice provocazione da palco, ma venne ribadito in termini analoghi anche in almeno una discussione successiva.

Chiunque conosca i riferimenti e la storia del genere sa, del resto, come un’artista metal sia tendenzialmente portato, specialmente nei generi più estremi, ad essere accusato delle peggiori infamie (dal filo-nazismo alla misoginia), accusa a cui in effetti non è immune nessun settore dell’arte, a cominciare dal cinema. Del resto una svastica su un palco, come l’omicidio di una persona in un film, non significano necessariamente che chi ha realizzato quella rappresentazione sia a favore della stessa: pensarla così senza discuterne, se non altro, è una forma grottesca di conformismo infantile, che abolirebbe il senso critico di ognuno, ed in cui ci si aspetta che siano gli altri a doverci dire come pensarla e come comportarci. Nella comunità metal – se non altro – questo non è mai avvenuto come tendenza di massa, e di questo va dato atto quale gesto di maturità a dispetto delle accuse stesse, che spesso (c’è da dire) fioccano in maniera condivisibili quanto gratuita, conformista e pretestuosa.

Storicamente sono gli Slayer la band più celebre ad essere stata accusata di filo-nazismo, in particolare per il brano Angel of death contenuto nel loro disco più famoso (e più influente per il genere) Reign in blood. Polemiche che sono durate per molti anni e che hanno tracciato un solco importante, comunque la si pensi, nel genere stesso, distaccandolo dalla visione dai tratti più che altro di sinistra del rock in generale. Se non altro questo prova come la superficialità di molti fan non sia che uno stereotipo, e di come i testi si leggano con attenzione e di come, soprattutto, i gesti sul palco non siano mai semplici addobbi (per così dire) da film dell’orrore.

Non tutte le band sono politicizzate, del resto, e non è la prima volta che gli atteggiamenti nichilisti e brutali di certi personaggi – spesso in provocatoria contrapposizione all’atteggiamento radical chic o “figlio dei fiori” di tanti artisti famosi – finiscano comunque per essere fraintesi o letti negativamente. Chiaro poi che una svastica sul petto non sia facilissima da fraintendere (e sia peraltro un riferimento ad un regime politico), per quanto negli Stati Uniti probabilmente il problema sia meno sentito che in Europa.

Ci hanno definito antisemiti, ma in modo del tutto immotivato. Abbiamo fatto una canzone che si chiamava Angel of Death. Era il titolo di un documentario di History Channel che ha vinto forse anche dei premi. Ma quando gli Slayer hanno fatto una canzone ci hanno dato dei razzisti. Ma sono persone che non conoscono le cose. Quello che ha fatto Phil Anselmo invece è grave, ha sorpassato un confine (K. King, fonte)

L’uso di una svastica come provocazione non è nuova al rock ed al metal, ed uno dei precedenti più celebri fu senza dubbio la t-shirt di Syd Vicious dei Sex Pistols, mostratata più volte nel film “The great rock’n roll swindle“. Chiaro che lì la valenza era diversa per tempi e modi, ma se il problema si vuole porre va posto sempre, senza discriminazioni o preconcetti: se non fosse così, diventerebbe solo un modo per screditare un genere variegato come il metal e, per sua natura, non banale da collocare politicamente (per quanto non siano mai mancate, dai tempi del primo Burzum in poi, accuse analoghe).

Questo evidenzia un problema generale e, a nostro avviso, mostra una attenzione al problema crescente negli anni: non esistono tabù inviolabili – in particolare su idee politiche di estrema destra – e non possono essere violati come se nulla fosse: non fosse altro che quelle stesse ideologie, in effetti, se fossero al potere metterebbero al bando (se non peggio) la stragrande maggioranza di band metal, punk o rock. Non si può fare a meno di notare, dall’altro, come una società libera debba sapersi confrontare su argomenti del genere senza isterie o azioni di boicotaggio, per quanto l’ideologia stessa non preveda affatto apertura al dialogo (per usare un eufemismo).

Parliamo di contrastare idee che non hanno nulla a che vedere con la libera espressione di idee, che poi è la base che garantisce supporto a qualsiasi forma d’arte, cinica o rivoltante che sia (e su questo siamo consapevoli che non tutti saranno d’accordo con noi); questo perchè quelle ideologie si sono sempre basate sulla repressione e la cancellazione della diversità e del dissenso su cui, paradossalmente, il metal stesso si basa. In termini più politici non si può, poi, non ricordare ad esempio la controversa figura di Giorgos Germenis, parlamentare di Alba Dorata e front-man della band Naer Mataron. Non c’è dubbio, di fatto, che siano questi ultimi i casi più facilmente condannabili di qualsiasi dichiarazione o gesto occasionale quale è stato, alla prova dei fatti, quello di Hoest.

Ci sembra al tempo stesso probabile che quella del frontman dei Taak fosse solo una provocazione molto forte, specificatamente perchè avvenuta durante un live in Germania. MetalSucks ha usato a riguardo l’espressione sophomorically contrarian, che significa più o meno bastian contrario particolarmente immaturo, non troppo informato sui fatti e che – ipotizza la testata – non si sarebbe meravigliato di farsi arrestare la sera stessa. Certo è, inoltre, che nelle numerose e precise ramificazioni del genere, sarebbe anche improprio associare i Taake al movimento NSBM (che secondo vari gruppi antifascisti, per la cronaca, verrebbero invitati ai festival metal in modo troppo disinvolto, per quanto questo sia sostanzialmente falso: i festival grossi semmai evitano di invitare band di quel tipo, ed il Wacken lo scrive pure sui biglietti).

Bisogna essere consapevoli di un aspetto importante: al di là della questione politica (che non è da poco, ovviamente), questo genere di episodi può cambiare radicalmente la percezione della base di fan di un gruppo, esattamente come avvenuto nel caso di Anselmo, le cui uscite controverse non erano neanche le prime, e su cui non tutti hanno accettato l’interpretazione che fosse semplicemente ubriaco e volesse traumatizzare il pubblico.

Questo non ha cancellato l’immagine dei Pantera, ovviamente, ma ha finito per far distaccare molti fan che si identificavano, ad esempio, in testi come “Revolution is my name“. Nel caso in questione, la reazione non si farà attendere.

Quello che mi meraviglia è come tutti, me compreso, abbiano paura a denunciare queste cose. È una cosa che va avanti da sempre. Non è la prima volta che succede e nessuno l’ha mai ripreso per questo. Ma è ora di dire basta… (R. Flynn, fonte)