GENUS ORDINIS DEI – Great Olden Dynasty

Ok, sveliamo subito l’arcano, tagliamo la testa al toro, diciamo subito chi è l’assassino di questo film, “spoileriamo”, cominciamo dalla fine. Insomma in poche parole arriviamo subito al succo del discorso senza preamboli. Questo ‘Great Olden Dynasty’ ad opera dei cremaschi Genus Ordinis Dei è un disco stupendo. Punto. Recensione terminata. Come dite? Se è cosi bello si merita qualche parola in più? Forse si, anzi, assolutamente si. Avete ragione.

Parliamo allora di questo disco che rappresenterà per questo band un punto cardine della loro (speriamo lunga) carriera. Insomma è il loro ‘The Number Of The Beast’, il loro ‘Back In Black’. Avete capito dai, è quel disco che ne decreta il salto di qualità, l’ultimo passaggio che consolida uno status. Con questo splendido lavoro il gruppo tricolore arriva sgomitando in quel gruppo compatto composto da band come Fleshgod Apocalypse e Hour Of Penance (per restare in ambito death). I Nostri propongono un death metal articolato, aulico, elevato, prepotentemente sinfonico e operistico. Ogni brano del gruppo è una piccola opera rivestita di metallo. Palese (e benedetta) la preparazione musicale di ogni membro del combo di Crema; tutti i musicisti qui coinvolti provengono da diverse rinomate accademie musicali, e se questo non si palesa con mere dimostrazioni di cinica freddezza strumentale (per fortuna), appare evidente negli stratificati e magniloquenti arrangiamenti.

Splendida la voce di Nick K, dotato di un ugola abrasiva e ruggente che ricorda non poco lo stile di Randy Blythe, evocandoci quella particolare visione di un Marshall posizionato esattamente nella gola del cantante. Si passa dalla furia distruttiva di un brano come ‘Sanctuary Burns’ alla dolcezza di un incipit pianistico (in ‘Mortem’). La band suona… lo ripetiamo “suona”. Tutta la band. Cosa vuol dire? Che il gruppo non usa i propri strumenti musicali per distruggere, ma per creare. Ecco allora che anche Richard Meiz, seduto dietro il tuo drumkit, crea lo scheletro sul quale si muovono muscoli death metal. La batteria è quanto di più dinamico ci sia capitato di ascoltare ultimamente, ovviamente (e intelligentemente) attenta a non piallare una proposta così varia e attenta ai chiaro-scuri musicali. In ‘Salem’ possiamo godere della partecipazione straordinaria di Cristina Scabbia, per un risultato senza dubbio godibile. Speriamo però che la band non ceda alla fascinazione dell’integrare una voce femminile in modo permanente nel gruppo. Ci piacete così, lo ammettiamo.

Concludendo, un gruppo che presto sarà sulla bocca di tutti anche a livello internazionale, che si presenta con un nuovo lavoro assolutamente di prima qualità, in cui il death metal “intelligente” si sposa con soluzioni moderne all’interno di un teatro classico. Da avere.

A cura di Alberto Biffi

  • Band: Genus Ordinis Dei
  • Titolo: Great Olden Dynasty
  • Anno: 2017
  • Genere: Symphonic Death Metal
  • Etichetta: Eclipse Records
  • Nazione: Italia

Tracklist:

  1. The Unleashed
  2. You Die In Roma
  3. Cold Water
  4. The Flemish Obituary
  5. Sanctuary Burns
  6. Mortem
  7. ID 13401
  8. Halls Of Human Delights
  9. Salem (feat. Cristina Scabbia)
  10. Greyhouse