Frances Bean parla del padre, Kurt Cobain (Nirvana)!

In una recentissima intervista esclusiva raccolta dalla testata americana Rolling Stone, Frances Bean Cobain, figlia del compianto leader dei Nirvana, Kurt Cobain, parla di suo padre in occasione del primo docu-film a lui dedicato.
La giovane Frances peraltro appare come co-produttrice dello stesso film, diretto da Brett Morgen e intitolato ‘Montage of Heck’, presentato a fine Gennaio al Sundance Film Festival e in arrivo nelle sale italiane i prossimi 28 e 29 Aprile (info e trailer).
Durante l’intervista Frances Bean, oggi ventiduenne, si racconta un po’ ammettendo di non essere una fan dei Nirvana; sorridendo afferma: <<I Nirvana non mi piacciono granché. Sono più da Oasis, Brian Jonestown Massacre… La scena grunge non mi interessa tanto. Ma ‘Territorial Pissings’ (sull’album ‘Nevermind’, ndr) è un gran bel pezzo. E ‘Dumb’ (sull’album ‘In Utero’, ndr.) è un brano che mi fa piangere ogni volta che lo sento>>
La ragazza, che all’epoca della morte del padre aveva solo 2 anni, ha lavorato come stagista presso la stessa redazione del Rolling Stone. Dice sempre <<c’era un enorme poster di Kurt sulla parete davanti la mia scrivania, mi ha sempre guardato>> – Frances parlando del padre lo chiama quasi sempre per nome peraltro.
Rivolgendo l’attenzione a Cobain come artista la figlia si è espressa semplicemente dicendo che: <<Quando avevo circa 15 anni mi sono resa conto che ascoltarlo sarebbe stato inevitabile. Anche se ero in macchina e avevo la radio accesa, c’era mio padre. Lui è più grande della sua vita, la nostra cultura è ossessionata dai musicisti morti>> continuando <<era un artista molto ambizioso, voleva il successo ma non sarebbe mai voluto essere un fottuto portavoce della sua generazione>>
Alla domanda sul proprio punto di vista inerente il suicidio ha risposto con un po’ di malinconia: <<Mio padre ci ha lasciati nel peggior modo possibile, ma capisco che non era sua intenzione farci questo! Kurt era arrivato al punto in cui aveva sacrificato ogni briciolo di se stesso per la sua arte, il mondo glielo chiedeva e l’ha fatto. Credo che questo sia stato uno dei fattori scatenanti per spiegare perché si sentisse nel posto sbagliato e credesse che tutti sarebbero stati più felici senza di lui. Se fosse rimasto in vita, io oggi avrei un padre. Sarebbe stata un’esperienza incredibile!>>
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