Dischi in Uscita – Inesse di Erio

Se ancora non conosci Erio, un suo biglietto da visita potrebbe essere questa descrizione della sua espressione musicale: (dal comunicato stampa) “atmosfere notturne e dolci melodie, rhythm and blues e soul pop, quasi un frullato di sonorità che oscillano tra Bjork e Tracy Chapman, Bon Iver ed Elisa, Antony e Sigur Ross“.

Ascoltando il nuovo album che è uscito ieri, 20 aprile, lo accosterei anche ad Asaf Avidan e Ron Geesin & Roger Waters. Capiterà anche a te, ascoltando Inesse, di avere improvvisamente davanti agli occhi l’apparizione di una danza luminosa, un vento caldo, la colonna sonora di un viaggio in Nordafrica, la scoperta di antiche storie di deserti.

Fabiano Franovich, in arte Erio

Erio presenta nella sua musica la giusta atmosfera per mandare in scena a teatro l’interpretazione contemporanea di opere classiche. Mi permetto di fare uso di queste comparazioni (e non di stupefacenti, come a prima vista può sembrare) per descrivere Erio in tutta la sua arte, poiché nell’esprimersi si serve di più arti, come la pittura, e non solo di campionatori.

Da questo quadro partiamo per conoscerlo più approfonditamente e per capire com’è nato l’avvicinamento alla musica elettronica. Fabiano Franovich, in arte Erio, proviene da un paese della provincia di Livorno, da una posizione che rendeva difficile unirsi in sala prove con altri musicisti, così la composizione di musica elettronica è nata dalla necessità di avere a disposizione tutti gli strumenti. Come si dice, la necessità aguzza l’ingegno. Ma potrei aggiungere che l’ingegno ha attinto dal talento.

Inesse: disco in uscita

Inesse è un album evolutosi in un lungo lasso di tempo. «Ci sono state delle idee, poi è passato del tempo» mi racconta Fabiano. Erio nel frattempo ha portato avanti altri progetti come ad esempio la collaborazione con Yakamoto Kotzuga, e intanto si dedicava ad alcuni demo. Ad un certo punto si è «trovato con in mano il demo finito» senza accorgersene. Il secondo passo è stato il confronto con l’etichetta e il booking. L’etichetta Kowloon ha un rapporto intimo con Inesse.

La copertina di Inesse colpisce, o comunque non passa inosservata. Ad un primo sguardo sembra un fotomontaggio poichè raffigura tre uomini identici, poi Erio mi ha svelato che è un disegno e che rappresenta la sua personalità multipla, la ricerca d’identità di cui sono investite anche le undici tracce di Inesse: «è un album ibrido questo, vede la mia produzione e quella di altri amici» come Yakamoto Kotzuga, Ioshi e Will Rendle.

L’album comprende questi pezzi:

⦁ The Biggest of Hearts
⦁ Limerence
⦁ Becalmed
⦁ The Glorious Advance of the Self- Pitying Queen
⦁ A Glowing Gash
⦁ Brief History of Se’ and Fa’
⦁ Se’ I’m Hungry. Those Twelve Days Still Linger On
⦁ To The Warehouse
⦁ Kill It! Kill It!
⦁ Attic
⦁ The Church

Sunday practice

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La musica italiana nel 2018

Dopo aver parlato un po’ dell’album nuovo di zecca, mi sono voluta allargare nella conversazione toccando la questione ‘musica italiana’. Questa domanda riflette il presente e sicuramente persone che conoscono la musica più di me possono rispondere. Alla musica italiana manca qualcosa nel 2018? La risposta di Erio è una veloce panoramica sulle etichette indipendenti che producono album di musica elettronica con testi in inglese: «Ci sono progetti validi» mi dice, e cita nuovamente Yakamoto Kotzuga.

Ad un certo punto ci siamo ritrovati a riflettere sulla musica italiana che 20 anni fa entrava nelle chart europee con la caratteristica di avere testi in inglese. La scelta, oggi desueta, di scrivere in inglese, viene spesso presa come un presuntuoso tentativo di scavalcare la propria cultura. Per non parlare poi di brani strumentali senza testo, pezzi incompresi dal grande pubblico che ha la necessità di vederli spiegati attraverso le parole.

Quindi, se c’è un elemento che manca alla musica italiana oggi è questa caratteristica di utilizzare diversi linguaggi, quello lineare della lingua inglese e quello delle note musicali e strumenti che parlano ai ricordi senza passare per il canale delle parole. Un tempo una musica così era un modo globale di arrivare a tutti. Erio questa tendenza la chiama «bassa marea», ha ragione, chissà se un giorno ci ritroveremo di nuovo a celebrare la fama di un italiano con un pezzo da sogno come Children di Robert Miles in tutto il mondo.