Destruction

Storica formazione thrash metal tedesca: nascono nel 1982 e producono un continuum di monolitica e pesantissima violenza musicale senza compromessi (anche se non sempre memorabile, come spesso accade in casi analoghi). Questo rimane un po’ a dimostrazione del fatto che la troppa “cattiveria” musicale, eccessivamente fine a se stessa e ripetitiva alla nausea, produca lo stesso effetto della tecnica troppo sopraffina e auto-alimentata (vale a dire “sbadiglio dell’ascoltatore”). I Destruction attraversano sia periodi di splendore (ad inizio carriera e in tempi recenti) che una relativa crisi del genere, recuperando infine la propria identità con il ritorno – dopo una temporanea dipartita – del leader Marcel “Schmier” Schirmer – voce, basso (1982-1989, 1999 ad oggi). Completano il trio Mike Sifringer, da sempre alla chitarra, ed il recente acquisto Vaaver alla batteria: un trittico degno di Lucifero, capace di realizzare thrash metal senza fronzoli e quasi sputato addosso all’auditorio senza tregua. “Infernal overkill” (1985), il primo CD ufficiale dei Destruction, viene ricordato ancora oggi per una serie di brani che ogni appassionato di thrash metal dovrebbe per forza di cose conoscere: i nostri suonano grezzi, sporchi e diretti, senza badare alla raffinatezza della produzione e recuparando l’immediatezza del punk – senza mai farsi prendere troppo la mano in tal senso – e liberando il genere da quell’impellente necessità di sembrare “pulito” ed estremamente elaborato (come avverrà con alcune produzioni dei Testament o dei Metallica successivi ai primi dischi).

L’ “eccesso infernale” del titolo si giustifica a pieno la scelta dei termini utilizzati: un urlo lacerante ci introduce nell’atmosfera dell’opener “Invicible force”, accompagnata da un riff sporchissimo e macinato ossessivamente, di quelli difficili da dimenticare. Il CD (un “inno al pogo” che non lascia prigionieri, e che si può affiancare senza imbarazzo a capolavori equivalenti come “Kill’em all” o “Bonded  by blood”) contiene la maggioranza dei brani di culto dei Destruction, ed è interessante soprattutto perchè – in moltissimi passaggi – fa notare chiaramente l’influenza maideniana della band: difficile non pensare agli esimi colleghi, in effetti, ascoltando la parte intermedia di “Thrash attack” o l’inizio vagamente “galoppato” di “Antichrist”. Tutti brani che la band tende ad eseguire ancora oggi dal vivo, ravvivando così il concepimento di uno dei migliori dischi del genere mai realizzati in quel periodo in Europa. Rientra poi – direi per forza di cose-  nella corrente della “nuova old-school” (ovvero i dischi suonati con stile ottantiano ma prodotti con l’odierna perizia musicale e qualitativa) il più recente “The antichrist” (2001), che contiene perle come “Nailed to the cross”, “The heretic” e ovviamente l’anthem “Thrash ‘till death”. Più chiaro di così… si muore!

 

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