SATYRICON – Deep Calleth Upon Deep

Dopo il precedente ‘Satyricon’ del 2014, la band di Frost e Satyr si ripresenta sulle scene facendo intendere la prosecuzione di un cammino iniziato ormai alla fine degli anni ’90; tanto è passato, infatti, da uno dei capolavori del black metal anni ’90, ‘Nemesis Divina’, che ha finito ormai per lasciare un segno più sulle altre band che su loro stessi. Nel comunicato ufficiale, in effetti, si parla di un album che vuole essere una reinvenzione del marchio Satyricon (“this is a wholesale reinvention and the explosive commencement of a brand new era in Satyricon history“), ovvero l’ennesima virata di stile che, nello specifico, sembra volersi concentrare sui toni epici ed oscuri – fin dal titolo, ‘Deep Calleth Upon Deep’.

Uscito il 22 ottobre per la Napalm Records, ‘Deep Calleth Upon Deep’ è un prodotto considerevole per come è stato concepito e presentato fin dall’inizio: “questo è un nuovo inizio, un nuovo capitolo: le regole del gioco sono cambiate” racconta la presentazione promozionale dell’album. Fa quasi impressione sentirlo dire da un band come loro, a ben vedere, che ha fatto della mutazione e dell’imprevedibilità un vero e proprio marchio di fabbrica, partendo dai fasti dei primi album puramente black metal fino ad arrivare all’evoluzione industrial e sperimentale degli ultimi album, di cui questo album sembra essere l’ennesima variante.

Il duo di Oslo formato da Satyr e Frost (ad oggi, gli unici elementi rimasti rispetto alle formazioni iniziali) pubblica un album sinistro ed altamente evocativo, molto contaminato dal rock (tra il dark ed il progressive) in cui non mancano episodi decisi e violenti (‘Black Wings And Withering Gloom’ assieme a ‘Burial Rite’ sono forse quelli più old school) alternati con altri decisamente più introspettivi (tutti gli altri brani). L’iniziale ‘Midnight Serpent’ sarà certamente familiare ai fan giovani della band,così come ‘Blood Cracks Open The Ground’, il cui riffing richiama il black metal delle origini (ma è solo un punto di partenza, a ben sentire). Un genere, quest’ultimo, che viene perennemente richiamato quale evocazione ossessiva e sinistra, a cui i nostri si sentono chiaramente legati ma che, al tempo stesso, non possono fare a meno di contaminare con rock sperimentale e quel feeling indefinibile, senza genere, che è semplicemente la loro attitudine musicale. Idealmente, poi, sembra anche piuttosto chiaro come questo disco sia una sorta di prosecuzione del precedente ‘Satyricon’, un disco anch’esso considerevole e ricco di spunti e suggestioni diverse (tra l’altro, chi ricorda il cantato pulito di Satyr in Phoenix?).

L’uso delle sinfonie, dei cori e della melodia, almeno in parte, richiama sia i precedenti due album sia quanto proposto nel Live at opera, un lavoro (passato forse in secondo piano, rispetto alla loro produzione in studio) altrettanto apprezzabile come risultato: basti anche solo pensare alla riedizione sinfonica, da brividi, di ‘Mother North’. Resta vero che i Satyricon non badano granché all’aspetto nostalgico e monolitico (o peggio ancora autoreferenziale) della propria musica, e – a differenza di chi si è negato la via del rinnovamento (con risultati a volte apprezzabili quanto, altrettante volte, ripetitivi) – i Satyricon producono un nuovo album che probabilmente è tra i più rappresentativi della loro carriera.

Lo mostra probabilmente più di tutti la title track, che personalmente mi ha richiamato alla mente un disco come ‘Rebel Extravaganza’, lo stesso che ha segnato il loro (definitivo, a questo punto) allontanamento dalle zone del black metal privo di fronzoli, seppure in questa sede in versione molto più sinfonica e meno industrial. Un disco che rischierà di passare nell’indifferenza dei più, per via di quell’approccio sperimentalista che (a onor del vero) tante delusioni ha provocato nella scena metal (…chi ha detto Metallica? Ah, dicevi Sepultura?), specialmente nel caso di artisti che – con rispetto parlando, s’intende – hanno dato l’idea di adeguarsi ad un trend perchè “andava fatto”, senza poi far maturare opportunamente quelle nuove (?) idee. Non è il caso dei Satyricon: il progetto mostra gambe allenate e capacità di adeguarsi ai tempi, seppur con qualche lungaggine ed un rallentamento dei tempi che potrebbe forse stancare, in certi punti.

Per chi fosse interessato, i Satyricon si esibiranno live a Bologna (unica data italiana) il 7 ottobre prossimo (Zona Roveri).

A cura di Salvatore “Headwolf” Capolupo

  • Band: Satyricon
  • Titolo: Deep calleth upon Deep
  • Anno: 2017
  • Genere: Black metal, Rock Sperimentale
  • Etichetta: Napalm Records
  • Nazione: Norvegia

TrackList:

  1. Midnight Serpent
  2. Blood cracks open the ground
  3. To your brethren in the dark
  4. Deep calleth upon Deep
  5. The Ghost Of Rome
  6. Dissonant
  7. Black wings and withering gloom
  8. Burial Rite