Bohemian Rhapsody: ecco perchè non si può non andare a vederlo.

Bohemian Rhapsody: ecco perchè non si può non andare a vederlo.

15 Dicembre 2018 0 Di Minerva Photography

“Perchè si sa, quando si parla di Queen… drizzano le orecchie!”

Iniziamo con una delle frasi cardine di quello che è stato il film indiscutibilmente più atteso, acclamato ed allo stesso tempo criticato del 2018: ladies and gentleman, il capolavoro di Brian Singer e di Dexter Fletcher, “Bohemian Rhapsody”, un’interpretazione sincera, semplice, equilibrata dei primi 15 anni di vita della rock band inglese.
Io non so quali siano stati i motivi che vi abbiano spinto a vedere il film: c’è chi, da nostalgico fans ultrasfegatato, è corso al cinema solo per piangere 2 ore ed un quarto, c’è chi ha comprato il biglietto diffidente solo per scrivervi un post da critico musicale il giorno dopo su facebook, c’è chi come mia mamma e la sua migliore amica che armate di popcorn e coca cole zero canticchiavano davanti lo schermo gli inni di una gioventù lontana… c’è chi, come me, a cui piacciono semplicemente i Queen e che al cinema ci è andato per vedere esclusivamente un film dedicato.

Perchè ragazzi, per quanto fedele o meno, si tratta sempre di un film.
Scontato dire che parlare e riproporre certi argomenti musicali “sacri” sia difficile: le imitazioni, le biografie, i racconti, soprattutto di icone che hanno fatto la storia, finiscono con il nauseare e con il far rimpiangere ancora di più l’idolo in questione.

Ma non è questo il caso.
Partiamo con i protagonisti, anzi, con il protagonista visto che il film è incentrato sul nostro frontman: Freddie, alias Farrokh Bulsara, è stato uno dei musicisti più carismatici, talentuosi ed allo stesso tempo sensibili e fragili della storia.
Talmente fragile da negare le proprie origini Parsi cambiando il proprio nome di battesimo: il 37enne Rami Malek, che a dirla tutta sembra molto molto più giovane, si conquista alla fine la parte dopo tanti provini (in verità il ruolo era stata affidato in principio all’attore irriverente del film Borat, Sacha Baron Cohen, escluso perchè, come ci spiega Brian May in persona, avrebbe dato un’idea di Freddie totalmente provocatoria e spinta, ideale più per un film per adulti che per un qualcosa di puro intrattenimento).


Rami non è americano come Freddie non è inglese, Rami adora la musica e stupisce il regista cantando, Rami ha delle doti artistiche superate solo dall’onestà, dall’impegno e dalla, come dice lui, “responsabilità” che ha nel sentirsi travolto dall’interpretare questo grande ruolo.
Ciò che ne esce è un qualcosa di unico e sensazionale: il nostro protagonista non è assolutamente una bruta copia elaborata a caso di Freddie bensì una versione realistica ed originale recitata con il cuore.


Gli incisivi a vista enfatizzati da una protesi indossata per tutta la pellicola, le pose, gli sguardi schivi, l’omosessualità ed il rapporto con il manager Paul, il carattere travolgente durante i live, lo stile cangiante inconfondibile, i dissidi interiori, la solitudine inevitabile dovuta al peso della fama : interpretare i panni del cantante è stata una vera e propria sfida, vinta solo facendosi travolgere da tutta una serie di emozioni e lasciandosi completamente andare calandosi nella parte.
Si, gli errori ci sono, il film non è una biografia ma una semplice ed onesta versione della storia dei Queen: Rock in Rio in verità è del gennaio 1985 e non negli anni 70 , “We will Rock you” è stata scritta negli anni Settanta e non Ottanta e Freddie scopre di avere l’Aids dopo il Live Aid, cosa che nel film viene annunciata ai membri durante le prove per lo show.
Brian May e Roger Taylor hanno seguito da vicino le riprese delle scene di un film che complessivamente è stato ideato e concepito in 25 lunghi anni: incredibile come abbiano insegnato ai rispettivi attori i vari trucchi del mestiere per offrire al pubblico delle performance davvero fedeli alle originali.


Gli stessi ex membri hanno voluto sottolineare come l’impegno nel suonare realmente i vari pezzi da parte degli attori abbia procurato in loro brividi e commozione.

Che altro dire? L’intensa storia d’amore con Mary non appare né smielata né drammatica, semplicemente pura in tutto quello che è stata, un eterno amore che proprio in qualità di affetto sincero ha permesso ai due di rimanere uniti fino alla fine.

Ripeto, le libertà poetiche prese nel film sono tante: Mary non si è mai allontanata da Freddie come non sono mai esistiti momenti in cui il cantante abbia litigato amaramente con il gruppo.


Per quanto riguarda invece la sfera sessuale, solo Freddie sapeva in fondo il proprio orientamento: fonti certe testimoniano la presenza di amanti donne dopo la rottura del fidanzamento con Mary mentre il film lascia spazio esclusivamente al rapporto d’amicizia con il parrucchiere Jim Hutton (altro errore, presentato come cameriere nella pellicola, nella realtà Freddie lo ha conosciuto durante una serata in un gaypub).

Che altro dire?ANDATE A VEDERLO.
Film campione d’incassi, c’è più di un motivo per goderselo fino in fondo.
Ma soprattutto quando entrate al cinema, se non lo avete ancora fatto, abbandonate la convinzione di aspettarvi un film estremo, triste e drammatico..gli stessi ex componenti hanno sottolineato quanto questa sia una versione pulita, serena e semplice dei fatti…e di quella che è stata una delle più grandi star di sempre.


Ah… forse non sbagliamo ad attendere un sequel… perchè in fondo…
The show must go on!

A cura di Margherita Cadore

Se te lo sei perso…

Tempo fa il nostro Fabry C visitò il percorso “magico” all’interno degli studi dei Queen in Svizzera: ‘Queen The Studio Experience’. Con l’occasione ne realizzò un bellissimo report con foto e video >GUARDALO QUI!<