Atrophy

Se esiste un sound tipicamente ottantiano in ambito musicale estremo, certamente il thrash metal è tra di essi: e questo rimane vero al di là dell’esistenza delle solite band, certo rispettabilissime (Testament, Slayer, Metallica, Anthrax, Megadeth), ma senza per questo dimenticare band meno note come gli Atrophy. Questa generazione old-school di trasher americani creano, nel 1990, un disco semplice nella struttura e di impatto pressochè immediato, ideato sulla scia di un genere che – almeno all’epoca – era in molti casi fortemente ibridato con l’hardcore. Del resto il loro sound, incentrato sulla consueta coppia di chitarre martellanti, con uso esasperatissimo della voce e naturalmente della doppia cassa, riesce pienamente a creare un feeling distruttivo e nichilista. I testi degli Atrophy  (Now I find I’m all alone, and wondering what is real, insecure of who I am, afraid of what I feel) sono quasi sempre incentrati su tematiche sociali, politiche ed esistenzialiste, e mostrano esseri umani solitari ed in perenne lotta contro un mondo sempre più corrotto e sintonizzato su una lenta ed inesorabile autodistruzione. A differenze delle produzioni contemporanee europee, ineccepibili tecnicamente e piuttosto sporche, gli Atrophy mostrano anche una produzione invidiabile, ovviamente rapportata all’epoca ed a confronto di altri lavori similari: strumenti chiari, distinti e netti, e questo caratterizza il sound dei nostri in praticamente tutto lo scorrere dell’album. “Violent by nature” è uno dei dischi simbolo della band, che ogni appassionato del genere dovrebbe custodere nella propria collezione. Nota: esistono altre due band con lo stesso nome, una francese che fa death metal ed una canadese che realizza, invece, jazz-metal.

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